La Vita di Gesù
Uno sguardo sinottico dei quattro vangeli

di Italo Minestroni


VITA PUBBLICA
LA CONVERSIONE DEL PUBBLICANO ZACCHEO
(Luca 19, 1-10)

Gesù, dopo aver guarito i due ciechi, entra in Gerico, percorrendo la via principale della città, fiancheggiata da sicomori, o meglio fico-gelsi dei greci, i cui frutti assomigliano al fico e le foglie a quelle del gelso. Una gran folla segue Gesù, perché tutti vogliono vederlo e udirlo.
Tra la folla un uomo appare più ansioso degli altri. Di bassa statura, egli non riesce ad aprirsi un varco tra la folla, che, per giunta, lo odia per il mestiere che esecita di collettore delle imposte per l'occupante romano. Il suo nome è Zaccheo (che vuol dire: puro, senza macchia) e tradisce che è giudeo di nascita.
Disperando di raggiungere la prima fila, egli allora si arrampica su un sicomoro. Egli cerca Gesù, ma Gesù cerca lui più che egli non pensi.
Ontanto Gesù avanza e, giunto presso il sicomoro, si ferma e rivolto a Zaccheo, dice: « Zaccheo, affrettati a scendere, perché oggi devo alloggiare a casa tua».
Zaccheo si affretta a discendere, si mette a fianco di gesù e, camminandogli vicino, lo conduce con sorpresa gioiosa a casa sua.
Gesù ha chiamato Zaccheo per nome. Come lo conosceva? Solo una conoscenza divina, che era in Lui, può darne spiegazione, perché Egli sapesse tutto ciò che gli era utile sapere. Altra volta, all'inizio del suo minitero pubblico, era avvenuto un fatto analogo, quando aveva incontrato Natanaele e gli aveva detto: « Ecco un vero Israelita, in cui non c'è frode».
Infatti, allora, alla domanda di Natanaele: « Da che mi conosci?», gli aveva risposto: « Prima che Filippo ti chiamasse, quando eri sotto il fico, io t'ho veduto » ed aveva intuito da una distanza insuperabile ad umano sguardo la rettitudine e l'onestà della sua anima, che facevano di lui un vero israelita senza ombra di frode e d'artificio (Giovanni 1, 47-48).
Gesù entra nella casa di Zaccheo, una delle più ricche della città, seguito da molti pubblicani, suoi dipendenti.
Gerico infatti era un centro notevole di traffico commerciale e passaggio obbligato delle carovane che andavano e venivano dall'Asia centrale, Siria ed Egitto.
Durante il convito certamente Gesù ha parlato, anche se l'evangelista Luca non menziona nulla di ciò che ha detto. Certamente Gesù deve aver approfittato dell'occasione per parlare della fugacità, della labilità delle ricchezze terrene e del dovere dell'accumulare tesori per il cielo, della bontà di Dio suo Padre verso i peccatori che si ravvedono e che vengono quindi ammessi a partecipare al banchetto del Regno con Abramo, Isacco e Giacobbe.
Mentre Gesù parlava, Zaccheo lo ascoltava muto e attento, e una nuova luce penetrava nella sua anima e un desiderio intenso lo prendeva di seguire l'insegnamento di Gesù. Ad un tratto, con voce ferma, rivolto a Gesù, dice: « Ecco, Signore, io m'impegno a dare la metà dei miei beni ai poveri, e, se ho frodato qualcuno di qualcosa, gli renderò il quadruplo ».
Parole ammirevoli! il pubblicano divide la sua grande ricchezza in parti uguali tra i poveri e sé, ed è della sua restante parte che preleverà la somma per i necessari risarcimenti. «Se ho frodato qualcuno di qualcosa», egli afferma.
Egli non ha coscienza di aver danneggiato qualcuno scientemente e volontariamente, ma è difficile, dato il suo incarico di capo degli esattori delle imposte, che non sia stata commessa qualche ingiustizia da lui oppure in nome suo, perché, dice un proverbio: non v'è grande fiume nel quale non entri un po' d'acqua fredda.
Allora Gesù, rivolto ai presenti, disse: «Oggi la salvezza è venuta in questa casa, poiché anche egli (ed indicava Zaccheo) è figliuolo d'Abramo; poiché l Figliuol dell'uomo è venuto a cercare e salvare ciò che era perduto».
"La salvezza" significa l'amicizia di Dio e il diritto all'eredità del cielo.
Così Gesù rispondeva anche alle mormorazioni dei farisei e di molti della folla, scandalizzati perché andava a casa di un pubblicano.
Zaccheo è un ebreo, e, come tale, figlio d'Abramo, precisamente come i farisei, e per questo titolo ha diritto al pari di loro ai favori del Messia. Egli è un peccatore, è vero, ma lo sono pure i farisei, e i profeti hanno annunziato ripetutamente che il Messia sarebbe venuto a riconciliare i peccatori con Dio. Ma l'essere discendenti di Abramo, a cui appartenevano le promesse divine, non voleva dire avere una comune origine di razza e di sangue, quanto imitare la sua fede e sottomissione a Dio, di cui il grande patriarca ha dato sì fulgido esempio.
Zaccheo, che crede alle parole di Gesù, alla sua missione, che confessa le sue colpe e ne chiede umilmente perdono, dichiarandosi pronto a ripararle, è in realtà figlio d'Abramo ben più di quei dottori orgogliosi, i quali acconsentirebbero a credere in Gesù, ma a patto che Egli accetti tutti i loro pregiudizi, serva alla loro ambizione e divenga loro discepolo, mentre è il loro Maestro.
I farisei, e quanti hanno il loro stesso atteggiamento verso Gesù nel corso dei secoli, periranno, mentre Zaccheo e tutti i peccatori di tutti i tempi che, come lui, si volgeranno sinceramente a Gesù, saranno salvati.
Purtroppo, oggi nel mondo non sono tante le anime desiderose di vedere e conoscere Gesù delle quali Zaccheo è il tipo.
Se gesù si presentasse alla mente e alla coscienza degli esseri umani come un grande maestro di religione, come un filosofo, come un pensatore che abbandona la sua dottrina all'apprezzamento e al giudizio dei suoi uditori, gorse Egli sarebbe maggiormente seguito.
Ma Egli si presenta come Dio, e parla con autorità, da padrone assoluto, chiedendo l'ossequio dell'intelligenza alla verità che rivela, della volontà alle leggi che formula, anche a costo del sacrificio della fortuna, della famiglia, della vita.
Or questo per molti è un sacrificio troppo gravoso e, pur avendo di Gesù e della sua dottrina un alto concetto, resoingono tutti i misteri in qyesta contenuti, dichiarando di accettare solo quello che la loro religione comprende e approva; fanno una scelta arbitraria fra le norme della morale evangelica, lodando altamente i precetti dell'amore, perché si accordano con le loro tesi umanitarie sull'uguaglianza e la solidarietà, ma respingono l'indissolubilità del matrimonio, il rispetto della vita dell'embrione nel seno materno, la necessità della fede e del battesimo, la sanzione delle pene eterne, benché tutte queste cose ed altre ancora siano chiaramente insegnate nel Vangelo.
Costoro non hanno il desiderio di conoscere Gesù e, quando dicono: Abbiamo cercato Gesù nei Vangeli, abbiamo cercato la fede, ma non li abbiamo trovati, si deve rispondere loro: Voi non li avete trovati, perché non li avete cercati nel modo giusto e con le dovute disposizioni. Pertanto siete responsabili del mancato ritrovamento. Se aveste cercato Gesù e la fede come Zaccheo, come lui li avreste certamente trovati!