La Vita di Gesù
Uno sguardo sinottico dei quattro vangeli
di Italo Minestroni
VITA PUBBLICA
IL GIOVANE RICCO
(Marco 10, 17-31; Matteo19, 16-30; Luca 18, 18-30)
Gesù aveva lasciato il villaggio dove
le madri gli avevano presentato i loro bambini perché li benedicesse,
e, secondo il suo costume, stava percorrendo la via a piedi accompagnato
dagli apostoli, quanto un tale, correndo ed inginocchiandosi davanti in
segno di gran rispetto, gli disse senza tanti preamboli: «
Maestro buono, che cosa devo fare per ottenere la vita eterna?
».
Gli apostoli lo guardarono sorpresi. Egli era
giovane; le sue vesti, la sua fisionomia, il suo portamento, le sue maniere,
insomma tutto il suo esteriore, mostrava in lui una persona ricca e di buona
famiglia, al punto che, malgrado la sua giovane età, il consiglio
di una sinagoga lo aveva eletto tra i suoi notabili. La sua domanda poi era
quella di un'anima retta e generosa; la sua premura mostrava il fervore dei
suoi desideri.
Gesù gli rispose: «
Perché mi chiami buono? Nessun uomo lo è; Dio solo è
buono».
E , in risposta alla sua domanda, intesa a conoscere
le condizioni per conseguire la vita eterna, gli disse: «
Osserva i comandamenti; tu li conosci. Ciò è sufficiente.
Quali? », chiese subito il giovane. E Gesù di rimando:
« Non uccidere, non commettere adulterio, non
rubare, non dire falsa testimonianza, non fare torto ad alcuno, onora
tuo padre e tua madre».
Comandamenti questi che comprendevano i doveri
verso il prossimo ed erano scolpiti nella seconda tavola della Legge data
da Dio a Mosè. Dei comandamenti scolpiti nella prima tavola Gesù
non parla per il fatto che potè comprendere l'amore del giovane per
Dio dalla sua ansietà di conoscere che cosa dovesse fare per avere
la vita eterna.
Il giovane, che aveva ascoltato Gesù
con attenzione, rispose: «Maestro, tutte queste
cose io le ho osservate fin dalla mia fanciullezza».
Nota Marco nel Vangelo che a tanta sincerità
e bontà d'animo e di espressione, Gesù guardò il
giovane in viso, leggendogli profondamente nell'anima, «
e lo amò», e con voce pacata e dolce gli disse:
« Allora una sola cosa ti resta da fare;
va', vendi tutto ciò che possiedi, danno il ricavato ai poveri e
tu avrai un tesoro nel cielo. Poi vieni e seguimi! ».
Ohimè! Il giovane, che avrebbe dovuto
sentirsi ricolmo di gioia, restò muto, il suo viso fino allora radioso
si offuscò e «rattristato da quella parola,
se ne andò dolente, perché aveva di gran beni ».
Gesù lo seguì con lo sguardo e
un velo di malinconia scese sul suo viso, e rivoltosi ai discepoli disse:
«Come è difficile a chi ha delle ricchezze
entrare nel regno di Dio!».
A queste parole i discepoli sbigottirono, non
trovandolo coerente con la promessa di Dio di dare i beni della terra ai
fedeli osservatori della sua Legge, e poco rispondenti all'idea che il Messia
avrebbe colmato di ricchezza i suoi servitori e amici.
Queste parole, infatti, facevano crollare tutte
le loro speranze di avere grandi vantaggi, che pensavano di ricevere per
aver seguito il Messia.
Perciò con accento di tenera compassione
disse loro: «Figliuoli, quanto è difficile
a chi si confida nelle ricchezze di entrare nel Regno di Dio. E' più
facile che si possa far passare un cammello (o canapo) per la cruna di
un ago, che un ricco possa entrare nel Regno di Dio».
Far passare un cammello o un elefante o un canapo
per la cruna di un ago era allora un detto popolare per indicare una cosa
del tutto impossibile.
Lo stupore degli apostoli raddoppia; «
essi erano atterriti», nota Matteo nel suo vangelo.
Infatti, dove trovare sulla terra una persona
che sia distaccata e disprezzi le ricchezze? Ci non le ha, le desidera e
le ricerca ardentemente,; chi le possiede, se le tiene ben strette e cerca
di aumentarle. Essi stessi, i discepoli, le aspettavano da Gesù, che
avevano seguito, abbandonando tutto nella speranza di riceverne molto.
Perciò, comprendendo sempre meno il pensiero
del maestro, si guardano fra loro e dicono: «
Se è così, chi potrà allora salvarsi?».
Gesù risponde loro: «Agli uomini è
impossibile, ma non a Dio; perché tutto è possibile a Dio
».
Le ricchezze infatti accendono le passioni,
che le desiderano, le ricercano con ardore e senza freno, indebolendo così
la natura umana, per cui né l'intelligenza né la volontà
sono sufficienti a signoreggiare i loro appetiti. Solo Dio può
dare questa forza.
Le parole di Gesù tuttavia lasciavano
nell'animo dei discepoli un forte dubbio e anche una certa paura. Se ai
ricchi è difficile entrare nel Regno di Dio, se a loro è impossibile
salvarsi senza l'aiuto e la forza che vengono da Dio, quale sarà
la sorte che li attende, dopo che essi, per seguire il Messia, avevano abbandonato
tutto onde aver parte ai beni, alle ricchezze e agli onori del Regno terreno
che Lui, Gesù, il Messia avrebbe stabilito? Fu Pietro che, come il
solito, ebbe il coraggio di esternare a Gesù queste loro preoccupazioni
col dirgli: «Ecco, noi abbiamo lasciato ogni
cosa e ti abbiamo seguito: quale ricompensa ne avremo?».
La risposta di Gesù fu immediata e la
promessa in essa contenuta più consolante di quanto Pietro e i discepoli
avessero potuto attendere: «Io vi dico, in verità,
che non v'è alcuno che abbia lasciato casa. o fratelli, o sorelle,
o padre, o madre, o figli, o campi per amor mio e per l'amor dell'Evangelo,
il quale ore, in questo tempo, non ne riceva cento volte tanto e nel secolo
a venire la vita eterna».
Poiché v'era da supporre che queste magnifiche
promesse avrebbero resi orgogliosi i discepoli, Gesù li chiamò
all'umiltà, ammonendoli: « Intanto molti
saranno i primi mentre erano gli ultimi, e molti saranno gli ultimi mentre
erano i primi». La ricompensa, di cui Gesù aveva parlato,
è promessa solo a chi è fedele a Lui sino all'ultimo istante
della sua vita, perché «solo chi avrà
perseverato sino alla fine sarà salvato» (Matteo 24,
13).
Quanti, chiamati da Gesù per primi, non
perseverando nella via intrapresa, diverranno gli ultimi, cioè saranno
senza ricompensa; quanti invece, sebbene chiamati per ultimi, procedendo
nella ubbidienza al Signore, diverranno primi nella ricompensa.
Giuda, il traditore, è un esempio dei
primi che divengono ultimi; il buon ladrone sulla croce è invece
l'esempio dei chiamati ultimi che divengono primi.