La Vita di Gesù
Uno sguardo sinottico dei quattro vangeli
di Italo Minestroni
VITA PUBBLICA
LA PARABOLA DEL GIUDICE INIQUO E LA PERSEVERANZA
NELLA PREGHIERA
(Luca 17, 20-37; 18, 1-8)
Poco dopo la guarigione dei dieci lebbrosi,
alcuni farisei proposero a Gesù questa questione: «
Quando verrà il Regno di Dio?». In altre parole questa
domanda voleva dire: Sei tu o non sei tu il Messia? Se lo sei, quando ti
decidi a compiere le funzioni?
Il Regno di Dio, che il Messia avrà la
missione di stabilire, si realizzerà ristabilendo il trono di Davide
e dando ad Israele l'egemonia del mondo. E allora tu che cosa intendi fare
in questa prospettiva, che comporta la liberazione dal giogo dei Romani oppressori?
Finora non hai dato a vedere di agire in questo
senso, perché hai raccomandato l'ubbidienza a Cesare, hai predicato
l'amore, il disinteresse, l'umiltà, il non attaccamento ai beni della
terra, e ti sei perfino circondato di uomini del popolo, poveri, ignoranti,
senza influenza alcuna. Così hai rinnegato nei fatti quella autorità
messianica che a parole pretendi di avere.
A questa domanda ipocrita, Gesù rispose
rievocando brevemente quello che più volte aveva ripetuto, e cioè
che il Regno di Dio non era, come gli ebrei pensavano e si attendevano, un
regno terreno, sia pure stabilito sulla terra, un regno temporale, ma un
regno spirituale, in cui tutti gli uomini ubbidienti al volere di Dio avrebbero
avuto in Lui un Padre misericordioso.
Così Dio regnerebbe nel mondo regnando
sui cuori delle persone. Questo è il Regno di Dio che il Messia
avrebbe stabilito sulla terra, perché soggiunse: «
Il Regno di Dio non viene in maniera da attirare gli sguardi; né
si dirà: Eccolo qui, o eccolo là; perché, ecco, il
Regno di Dio è dentro di voi», nel vostro cuore, nelle
vostre anime.
Gesù troncò il suo colloquio con
i farisei e si rivolse ai suoi discepoli, parlando loro della sua seconda
venuta alla fine del mondo: «Com'è il
lampo che balenando risplende da un'estremità all'altra del cielo,
così , parimenti improvvisa, sarà
la comparsa del Figliuol dell'uomo nel suo giorno». Ma gli
uomini, purtroppo, non vi si prepareranno, come i contemporanei di Noè
ed Abramo non si prepararono al diluvio e alla rovina di Sodoma e Gomorra.
Nella sua inaspettata venuta il Figliuol dell'uomo
separerà i buoni dai cattivi, sceglierà gli eletti e li porterà
con sé, mentre lascerà i riprovati: «
In quella notte due saranno in un letto: uno sarà preso e l'altro
lasciato. Due donne macineranno assieme: l'una sarà presa e l'altra
lasciata». E per assicurare ai suoi discepoli un posto tra gli
eletti nell'ultimo giorno, propose loro un'altra parabola per mostrare che
bisogna pregare molto senza mai scoraggiarsi.
In una città viveva un giudice che non
aveva né timore di Dio né considerazione delle persone. V'era
in quella città una povera vedova, che gli stava continuamente alle
costole, dicendogli: «Rendetemi giustizia contro
il mio avversario».
Il giudice non l'ascoltò e si rifiutò
per molto tempo. Ma un giorno finalmente riflettè e decise: «
E' vero, egli disse
, io non tempo Dio e non mi curo degli uomini. Ma nondimeno questa donna
m'importuna tanto che bisogna che le renda giustizia».
E Gesù concluse: «
Capite ciò che disse questo giudice iniquo? E Dio non farà
giustizia ai suoi eletti che notte e giorno innalzano a lui le sue preghiere?
Sopporterà infinitamente le loro grida di invocazione? No, vi assicuro
che Egli farà loro prontamente giustizia».
Due personaggi sono in questa parabola: un giudice
e una vedova.
Del giudice viene messa in piena luce con due
soli colpi di pennello la sua coscienza e, in grande rilievo, la sua fisionomia.
Egli non teme Dio. E perché dovrebbe temerlo? Egli pensa. La sua giustizia
è certe volte così lenta a colpire che molto sovente lascia
gioire in santa pace l'ingiustizia, il godimento dei beni male acquisiti
sino alla morte... Ma crede tuttavia in Dio, anche se non lo teme? Certamente,
essendo Egli rivelato dai libri dell'Antico Testamento quale eterno onnipotente
vendicatore dei delitti e quale remuneratore. E si tratta di un Dio che tutto
vede e che ha un potere assoluto.
E quale è l'atteggiamento del giudice
verso le persone umane? Per esse egli non ha né stima né
rispetto e le apprezza solo in rapporto ai vantaggi che gli possono derivare.
I ricchi sono da lui favoriti con sentenze favorevoli,
perché ripagano abbondantemente i suoi servigi; i poveri invece sono
trascurati e sacrificati ai ricchi con sentenze sfavorevoli o con rinvii
indefiniti per la sola ragione che essi vanno da lui a mani vuote.
Di fronte al giudice c'è una vedova,
sola al mondo, e priva di tutti gli aiuti e conforti umani indispensabili
a vivere. E' perseguitata da un nemico potente, che le ha derubato una parte
delle sue sostanze e cerca di rapirle anche il restante.
Povera, essa non ha niente da offrire; debole,
essa non può alzare alcun grido di minaccia. L'unica risorsa che ha
è la preghiera, ed ella ne usa con coraggio. Vessata dal suo avversario,
essa a sua volta travaglia il giudice, lo perseguita dappertutto e non cessa
di ripetergli: Fatemi giustizia contro il mio avversario! E tanto insiste
che, dapprima ascoltata con indifferenza ed allontanata con insolenza, fa
sì che il magistrato finisca con l'adempiere il suo dovere per timore
che la disgraziata, spinta all'eccesso, non venga a vie di fatto, che potrebbero
metterlo in una scabrosa situazione.
Gesù stesso ci spiega la parabola. L'insistenza
della vedova ci deve servire di modello: essa è per noi un incitamento
alla preghiera continua a Dio. E' questa la lezione fondamentale, ed ecco
il motivo che deve incoraggiarci: insistendo senza perderci d'animo nella
preghiera noi saremo esauditi da Dio.
Gesù ripeterà ancora questa esortazione
con la parabola dell'amico che va da un suo amico nel cuore della notte e
chiedergli del pane, essendo giunto a casa sua un ospite inatteso (Luca 11,
5-13). L'amico a cui si è rivolto, obbietterà l'ora tarda,
l'essere a letto con moglie e figli, ma, se l'altro insiste a bussare e a
pregare alla fine «quand'anche non volesse dargli
i tre pani richiesti, perché gli è amico, si leverà e
gliene darà quanti ne ha bisogno». Perciò, conclude
Gesù: «Chiedete, e vi sarà dato; cercate e troverete;
picchiate e vi sarà aperto. Poiché chiunque chiede, riceve;
chi cerca trova e sarà aperto a chi picchia» (Luca 11, 9-10;
Matteo 6, 7-13; 7, 7-11).
Come questo amico come quella vedova, Gesù
ci insegna ad usare con Dio questa santa importunità della preghiera
continua, perché è Dio che vuole essere importunato, affinché
ci rendiamo conto della nostra totale dipendenza da Lui e che senza di Lui
non possiamo fare nulla.