La Vita di Gesù
Uno sguardo sinottico dei quattro vangeli

di Italo Minestroni


VITA PUBBLICA
GESU' E I BAMBINI
(Matteo 19, 13-15; 18, 1-6; Marco 9, 33-37; Luca 9, 46-48; 18, 15-17)

Gesù, dopo essere stato due mesi lontano da Gerusalemme, evangelizzando il territorio al di qua e al di là del Giordano, tra la Giudea, la Samaria e la Perea, iniziò un nuovo suo viaggio verso la città santa per esservi per la festa della Dedicazione, che si svolgeva il 25 del mese di Kislew (novembre-dicembre).
E' durante questo viaggio che ebbe luogo probabilmente l'episodio di Gesù e dei bambini. E' uno degli episodi più belli, più toccanti del Vangelo, in quanto mostra quale fosse l'amore di Gesù per i bambini e in quale alta considerazione li tenesse.
Le madri ebraiche avevano visto o sentito dire che bastava una sola parola, un semplice tocco di Gesù per guarire i mali, cacciare i demoni. Erano pertanto sicure che la benedizione di Gesù avrebbe recato felicità ai loro piccoli figli. Per questo molte di loro si trovarono a condurre a Gesù i loro piccoli in uno stesso giorno, per far loro imporre le mani e benedirli.
Ma ecco intervenire i discepoli. Vedendo tutto quell'assalto di bambini a Gesù, essi presero a rimproverare e allontanare le mamme e i bambini, pensando che Egli fosse stanco e bisognoso di riposo e di quiete.
Gesù vede e sente tutto, e, invece di approvare l'atteggiamento indiscreto dei suoi, volge verso le madri un viso sorridente e le invita ad avvicinarsi coi loro bambini, Poi, rivolto verso i suoi discepoli, dice loro: «Lasciate che i piccoli fanciulli vengano e non glielo impedite, perché di tali è il regno dei cieli o di Dio, In verità, io vi dico che chiunque non avrà ricevuto il Regno di Dio come un piccolo fanciullo, non entrerà punto in esso».
Altra volta, in occasione di una disputa sorta tra i suoi discepoli su chi di loro fosse il maggiore nel Regno dei cieli, aveva detto, chiamando in mezzo a loro un piccolo fanciullo: « Se non mutate e non diventate come i piccoli fanciulli, non entrerete punto nel Regno dei cieli».
Quindi si avvicina alle mamme, molte delle quali recano i loro piccoli tra le braccia, li accarezza, impone loro le mani e li benedice.
In questo episodio Gesù propone agli adulti l'esempio dei bambini. Il loro animo infatti è esente da orgoglio, interesse e passione, e l'adulto, solo divenendo buono, umile e fidente come un bambino, può entrare nel Regno dei cieli.
Era consuetudine presso gli Ebrei di far benedire i bambini dai capi delle sinagoghe e dai rabbini eminenti per scienza e pietà. Data la grande fama del Maestro e di taumaturgo acquistata da Gesù, si comprende che le mamme conducessero a lui i loro bambini per essere toccati e benedetti.
Le parole di Gesù sono ispirate a concetti opposti a quelli che inducevano i rabbini a trascurare i bambini, perché ritenuti incapaci di possedere la cognizione della legge, di applicarsi al suo studio e alle interpretazioni tradizionali o della casistica, per cui l'occuparsi di loro era ritenuto da essi e dagli scribi una perdita di tempo.
Gesù, invece, vede in loro i soggetti idonei che fanno parte del regno di Dio: scevri di pregiudizi, privi di superbia intellettuale, dotati naturalmente di grande semplicità e innocenza, essi sono privilegiati da Dio di far parte del Suo Regno.
Da che risulta evidente che Gesù ignorava che i bambini nascono con l'anima macchiata di un peso morale, chiamato peccato originale, che li rende estranei a Dio e che debbono cancellare mediante il battesimo.
Tuttavia, pur nascendo puri e buoni, di qui il privilegio (perché Gesù riconosce loro di essere parte del suo regno), vengono immessi con la nascita in un mondo di peccato, che li adesca e li attrae. perciò, raggiunto che abbiano l'uso della ragione, Gesù esige da loro un atto personale di fede, ravvedimento e battesimo, mediante cui accettano Lui il Salvatore, sotto pena di decadere dal privilegio loro concesso e di estromettersi dal Regno di Dio.
Dalle parole di Gesù: « Lasciate i piccoli fanciulli VENIRE A ME, perché di TALI (cioè di loro e di quanti sono come loro, ad esempio gli handicappati mentali) è IL REGNO DEI CIELI O DI DIO », si deduce inoltre che tale regno viene identificato con Gesù, con la sua persona e con il suo messaggio, perciò i bambini, divenuti grandicelli e in possesso delle facoltà di intendere e di volere, devono accettare Lui, se vogliono essere salvi, perché Egli è « la porta, la via, la verità, la luce » che conduce alla salvezza.
Per inculcare negli stessi suoi discepoli questa verità fondamentale della sincerità, purezza, umiltà che sono alla base della sua sequela, un giorno Egli « chiamato a sé un piccolo fanciullo, lo pose in mezzo a loro e disse. In verità, vi dico che se non mutate e non diventate come piccoli fanciulli, non entrerete punto nel Regno di Dio o dei cieli».
Sarebbe stato mai possibile che, se Gesù avesse avuto conoscenza di un peccato originale, che macchiava l'anima di quei bambini, rendendoli così estranei al suo regno, avrebbe mai proposto loro come modello di ingresso dei soggetti che per loro natura viziata non ne avrebbero potuto far parte?
Inoltre, dicendo che i suoi discepoli devono diventare come bambini per entrare nel Regno di Dio, Gesù chiaramente ammetteva che questi ne fanno parte, perché sarebbe stato assurdo invitarli ad imitare dei soggetti per ottenere l'entrata nel regno, se questi già non ne facessero parte, oppure fossero esclusi da esso.
Lo spirito d'infanzia, come pure un ordine di idee molto affine, cioè "la nuova nascita di acqua e di Spirito" necessaria per "vedere", per entrare nel Regno di Dio, importa l'adesione totale a Gesù, Figlio di Dio, mediante la fede ubbidiente, cioè la pratica della verità portata da Cristo, e comprende sia l'umiltà con cui si accetta il Regno, sia la piena disponibilità con cui ci si sottomette alle sue esigenze di seguire Gesù, Maestro divino, con gioia e senza riserve.