La Vita di Gesù
Uno sguardo sinottico dei quattro vangeli
di Italo Minestroni
VITA PUBBLICA
GESU' CENSURA FARISEI E SCRIBI, PARLA DEL LIEVITO
DEI FARISEI,
CONDANNA L'AVARIZIA CON LA PARABOLA DEL RICCO
STOLTO
(Luca 11, 37-54; 12, 1-21; Matteo 23, 1-26; 16,
6-12; 10, 28-33)
Siamo nell'autunno che precede la morte di
Gesù in croce. Per sfuggire alle amni dei suoi nemici, che lo volevano
ad ogni costo morto, Gesù aveva lasciato Gerusalemme dopo la festa
delle Capanne o Tabernacoli e andava in giro per le città e villaggi
della Giudea e della Galilea.
Il fatto, che stiamo per narrare, avviene sulla
pubblica piazza di una città.
Gli apostoli e numerosi discepoli si stringono
attorno a Gesù, temendo per la sua vita, perché sulla stessa
piazza e sulle strade, che vi confluiscono, alcuni farisei stanno intimidendo
la gente, minacciando quanti si fermano ad ascoltarlo e lo seguono.
Essi sono fortemente adirati contro Gesù,
perché, essendo stato invitato a desinare in casa di un fariseo,
Gesù, accusato dal padrone di casa di non essersi lavato le mani
prima di desinare, ne aveva approfittato per smascherare l'ipocrisia di
tutti i farisei che «nettate, egli dice, il
di fuori della coppa e del piatto, mentre l'interno vostro è pieno
di rapina e di malvagità », non curando «
l'elemosina, trascurano la giustizia e l'amor di Dio», e
comportandosi nella loro vita come «sepolcri
imbiancati ».
Un dottore della legge era allora intervenuto,
dicendogli: «Maestro, parlando così,
fai ingiuria anche a noi» e anche per i dottori della legge
Gesù aveva allora lanciato il suo «guai!
», perché «caricano le genti
di pesi impossibili a sopportare ed essi non li toccano neppure con un dito
», perché essi «edificando i sepolcri
ai profeti, che i loro padri hanno ucciso, testimoniano dei loro misfatti
e li approvano », e perché «
hanno tolta la chiave della scienza (della Parola di Dio),
ed essi non vi sono entrati e hanno impedito quelli che vi entravano
».
Uscito Gesù dalla casa del fariseo, narra
Luca «scribi e farisei incominciarono a incalzarlo
fieramente e a trargli di bocca risposte a molte cose; tendendogli dei lacci,
per cogliere qualche parola che gli uscisse di bocca» (Luca
11, 37-54; Matteo 23, 1-36).
Dopo questo scontro coi suoi avversari, Gesù
vista la folla, radunata attorno a lui a migliaia, aveva detto ai suoi discepoli:
«Guardatevi dal lievito dei farisei, che è
ipocrisia», perché « tutto
ciò che è coperto e occulto sarà scoperto e conosciuto
».
Ma essi «non debbono
temere coloro che uccidono il corpo, ma colui (Satana)
che, dopo aver ucciso il corpo, ha il potere di gettare nella geenna
».
Tuttavia, essi non debbono farsi prendere da
paura e scoraggiamento, perché la provvidenza divina sarà
con loro «e tutti i capelli del loro capo sono
stati contati e neppure uno cadrà senza il volere del Padre che è
nei cieli».
Quindi, «confessino
pure Cristo liberamente dovunque e con chiunque» e non si
preoccupino se saranno condotti davanti ai tribunali «
perché lo Spirito Santo insegnerà in quell'ora stessa quel
che dovranno dire » (Luca 12, 1-12; Matteo 16, 6-12; 10, 28-33).
Allora da mezzo della folla un uomo gli gridò:
«Maestro, dì a mio fratello che divida
con me l'eredità». Ma Gesù rispose: «
O uomo, chi mi ha costituito su voi giudice e spartitore?».
Si volse quindi verso la folla, dicendo: «Badate
e guardatevi da ogni avarizia; perché non è dall'abbondanza
dei beni che uno possiede che ha la sua vita».
Secondo la legislazione mosaica solo i figli
avevano diritto all'eredità del padre; al figlio maggiore tuttavia
ne aspettava una doppia parte con l'obbligo però di sostenere la
madre, se viva, e le sorelle, se ancora nubili. Senza dubbio l'interlocutore
chiedeva una parte di eredità che gli spettava e che riteneva ingiustamente
ritenuta forse da suo fratello maggiore.
Così, per avere giustizia, ricorre al
parere di Gesù, che però declina l'invito ad intervenire,
non avendo alcun privilegio legale per derimere la questione.
Coglie però l'occasione per impartire
una lezione sulla difficoltà che creano alla salvezza le ricchezze
e i piaceri, quando l'attaccamento ad essi sia eccessivo..
«Non è dall'abbondanza
dei beni che uno possiede, che egli ha la sua vita»: ed è
evidente. Si può nascere miliardari e morire giovani. Il numero dei
nostri giorni è contato e la loro somma non cresce coi tesori che
ammucchiamo. La lezione è grave, è d'una importanza capitale.
Ben compresa aiuta a dare il vero valore alle cose della vita.
Gesù cerca di inculcarcela mediante un
apologo ricco di spontaneità e di verità.
«La campagna di un
certo uomo ricco fruttò copiosamente; ed egli ragionava così
da sé medesimo: Che farò, poiché non ho dove riporre
i miei raccolti? Farò così, decise allora: demolirò
o miei granai e ne costruirò dei nuovi e più vasti, e vi
raccoglierò tutto il mio grano e i miei beni, e dirò all'anima
mia: Anima, ti hai molti beni riposti per molti anni; riposati, mangia,
bevi, godi. Ma Dio gli disse: Stolto, questa notte stessa l'anima tua ti
sarà ridomandata, e quel che hai preparato di chi sarà? Così
, concluse Gesù, è di chi tesoreggia
per sé e non è ricco in vista di Dio».
Non è difficile trovare la spiegazione
di questo apologo. Ce lo dà Gesù stesso in due parole. Che
fa questo ricco? Tesoreggia per se stesso e trascura di tesoreggiare per
Dio.
Come definire la sua condotta? Una follia. Alla
vista di quella abbondante messe, un pensiero solo lo possiede: tutto questo
è mio! Quattro volte, infatti, lo sentiamo parlare di "i miei raccolti,
i miei granai, il mio grano, i miei beni".
Ma egli si inganna. Senza dubbio, egli è
il proprietario della sua terra e dei frutti che essa produce, e può
farne l'uso che vuole. Ma dimentica che non è il primo autore di
questi beni; dimentica che li deve alla liberalità di Dio, il quale
vuole che li usi per l'armoniosa perfezione delle facoltà del suo
corpo e delle potenze della sua anima.
In questa dimenticanza sta la sua colpa; colpa
dell'intelligenza da cui deriva il traviamento della volontà. Infatti,
egli non pensa che al piacere: "Anima mia" dice, "mangia, bevi, godi".
E vi pensa anche per il futuro: "Anima", dice,
"tu hai molti beni riposti per molti anni".
E per assicurarsi questo avvenire di godimento,
nulla lo sgomenta: demolirà e costruirà granai più
grandi.
Questo ricco è veramente infelice: non
pensando che a se stesso, non tesoreggiando che per se stesso, è
povero, e tale resterà, dei veri beni che si depositano nei tesori
di Dio.
Non pensa a ringraziare Dio dei beni, che gli
ha dato, ad usarli per fare del bene ai poveri. No, egli non fa niente per
Dio, e Dio a sua volta non deve niente a lui. Se egli dimentica Dio, Dio
però non si dimentica di lui e gli si presenta come Maestro e Giudice.
Il ricco si crede saggio e Dio gli dice: Stolto!
Si ripromette lunghi anni di vita e Dio gli dice: Stanotte l'anima tua ti
sarà ridomandata.
Si propone una vita di piacere, mangiare, bere
e godere, ma Dio gli dice: Quel che hai preparato di chi sarà? Grande
lezione questa anche per noi, facciamone tesoro!