La Vita di Gesù
Uno sguardo sinottico dei quattro vangeli

di Italo Minestroni


VITA PUBBLICA
GESU' DONA LA VERA LIBERTA'
(Giovanni 8, 30-51)

La serenità perfetta, il tono di autorità e l'accento di sincerità con cui Gesù affermava le sue più alte prerogative nei vari scontri avuti coi suoi avversari nei giorni della festa delle Capanne o Tabernacoli, la terza probabilmente del suo ministerio pubblico, avevano profondamente impressionato molti del popolo, presenti ai dibattiti tra lui e gli scribi e i farisei e i dottori della legge, al punto che Giovanni scrive nel suo Vangelo:
«Mentre Egli parlava così, molti credettero in lui», ritenendo di aver trovato in Lui il Messia liberatore. Si ingannavano però circa la natura della libertà, che si aspettavano di ricevere da Lui: essi si attendevano una libertà terrena, una prosperità materiale, mentre Egli dava loro una libertà e una felicità spirituali.. A costoro, che avevano creduto in Lui con fede imperfetta, Gesù disse allora:
«Perseverate nella mia parola, perché solo a questa condizione sarete miei veri discepoli e conoscerete la verità e LA VERITA' VI FARA' LIBERI».
Ma i Giudei non comprendono questa libertà spirituale, che è liberazione dal peccato e frutto della verità annunziata da Cristo, per cui, appena odono Gesù parlare di renderli liberi, gli gridano:
«Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di alcuno; come puoi tu allora dire: Voi diverrete liberi?».
Gesù risponde loro con due frasi, che suonano come due colpi maestri, con cui abbatte questa loro pretesa: voi non siete liberi e non siete discendenti di Abramo. Ecco le sue parole:
«In verità, in verità vi dico che chi commette il peccato è schiavo del peccato. Ora lo schiavo non dimora per sempre nella casa del Padre: il Figlio soltanto vi ha la dimora permanente. Se dunque il Figliuolo vi farà liberi, sarete veramente liberi».
Questo è il primo colpo maestro. Infatti, per poter entrare nella casa del padre che è nei cieli, l'unico mezzo che essi hanno, è credere in Gesù, che, come Figlio di Dio, dimora eternamente nel seno del Padre. Ed Egli solo ha il potere di liberarli dalla schiavitù del peccato, perché Egli solo ha il potere di rimettere i peccati. Credendo in Lui, essi ottengono la remissione dei peccati, l'adozione a figli di Dio e possono godere della libertà di Dio. Poi Gesù continua, inferendo il secondo colpo maestro:
«Io so che voi siete discendenti di Abramo, ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non penetra in voi. Eppure io vi dico quel che ho veduto presso il Padre mio, mentre voi fate le cose che avete udito dal padre vostro » (è evidente il riferimento al demonio).
Essi allora controbattono, avendo intuito chi Gesù voleva intendere con le parole "il padre vostro".
«Il padre nostro è Abramo!» E Gesù di rimando: « Se foste discendenti di Abramo, fareste le opere di Abramo; ma, al contrario, voi volete dare a me la morte, a me che sono l'uomo che vi dice la verità, quella che ho appreso dal Padre mio. Ecco quello che Abramo non ha mai fatto. Perciò vi dico che non siete discendenti di Abramo, ma che avete un altro padre, di cui seguite consigli e suggerimenti: di questo vostro padre voi fate le opere».
Così incalzati, scribi e farisei si decidono a seguire Gesù sul terreno in cui egli ha portato la discussione, e cioè la paternità e la filiazione morale. Perciò dicono adirati: «Noi non siamo figliuoli di fornicazione; non abbiamo che un solo Padre, Dio». Gli ebrei infatti, essendo originari da un patto conchiuso da Dio con Abramo, si ritenevano la famiglia legittima di Dio. Ma Gesù, dando loro con nuovo vigore una risposta precisa, che non ammetteva repliche, rovescia questa loro seconda pretesa, più falsa e orgogliosa della prima: « Se Dio fosse vostro Padre lo amereste e amereste ugualmente me, perché è da Lui che sono proceduto ed è da Lui che sono inviato. No, io non sono venuto da me medesimo; è Lui che mi ha mandato ».
Se dunque essi avessero avuto lo spirito di Dio, avrebbero riconosciuto con gioia in Lui il suo Inviato e lo avrebbero accettato:
«Perché dunque non comprendete il carattere divino della mia parola? Perché non potete comprendere il mio insegnamento? La ragione è che voi siete progenie del diavolo, che è vostro padre e di lui volete compiere i desideri. Ma Satana è stato omicida fin dai primordi della storia umana e non si è attenuto alla verità, perché in lui non c'è alcuna verità. Quando mentisce, agisce secondo la sua natura, perché è un mentitore e padre della menzogna. E a lui voi credete, mentre non credete a me, che vi dico la verità ».
Nessuna accusa poteva essere più sensibile e pungente per gli accusatori di Gesù. Essi, che si ritenevano i santi, gli appartati, i primi della nazione teocratica, essere tacciati come figli di satana! Sentivano i loro animi ribollire di collera e di indignazione.
Ma Gesù, guardandoli senza alcun timore e pieno di sicurezza chiese loro: «Chi di voi mi potrà convincere di peccato?», cioè potrà dimostrare falsa questa accusa e falso tutto ciò che faccio.
I farisei, sconcertati da questa fiera apostrofe, tacciono, ma Gesù continua: «Se vi dico la verità, perché non mi credete?». Ancora il medesimo silenzio dei suoi avversari. E Gesù li incalza: « Chi è da Dio, ascolta le parole di Dio. Per questo voi non le ascoltate, perché non siete da Dio».
A corto di argomentazioni i farisei allora passano alle ingiurie: «Non abbiamo noi dunque cento volte ragione di dire che sei un samaritano e che sei posseduto da un demonio? », perché gli ebrei ritenevano i samaritani come loro nemici irriconciliabili, ed essendo essi, gli ebrei, il popolo prediletto di Dio, perciò stesso i samaritani erano per loro i figli di satana. A questo insulto villano Gesù risponde con grande dolcezza: « Io non ho un demonio, ma onoro il Padre mio, e voi mi disonorate ».
Compito di Gesù nel rivolgere loro i suoi rimproveri e di condurli a riconoscere in lui l'Inviato di Dio e a credere a quanto Egli dice. Non difende allora la sua causa né il suo onore, ma nella sua persona difende la causa e l'onore di Dio. Per questo gesù afferma: «Ma io non cerco la mia gloria; v'è Uno (Dio) che la cerca e che farà giustizia ». Tuttavia, se lo vogliono, possono ancora sfuggire al severo giudizio di Dio, e Gesù nella sua misericordia ne indica il modo, che è sempre lo stesso, già ripetuto centinaia di volte; e cioè credere in lui completamente: « In verità, in verità vi dico che se uno osserva la mia parola, non vedrà mai la morte! ».