La Vita di Gesù
Uno sguardo sinottico dei quattro vangeli

di Italo Minestroni


VITA PUBBLICA
GESU', ESECUTORE DELLA VOLONTA' DEL PADRE
(Giovanni 8, 21-29)

Gli avvenimenti accorsi a Gesù nel tempio di Gerusalemme durante la festa delle Capanne o Tabernacoli, occupano nel vangelo di Giovanni due capitoli, i capitoli sette e otto.
Stando nel tempio ad insegnare al popolo, Gesù vi ebbe vari scontri verbali con i suoi avversari, e, in risposta alle loro insinuazioni, proclamò verità di importanza capitale, come abbiamo veduto nelle esposizioni precedenti, rivelandoci la sua natura, la sua essenza, e il carattere della sua missione.
Nello stesso giorno, in cui Gesù si era proclamato «la luce del mondo», si trovò di nuovo di fronte ai suoi contraddittori riuniti nei cortili del tempio. Gesù disse loro senza mezzi termini: « Io me ne vado» e il riferimento alla sua morte, resurrezione e ascensione al cielo è chiaro, «e voi mi cercherete, e morrete nel vostro peccato», cioè di rifiuto della verità e della salvezza, « dove vado io, voi non potete venire», finché persisterete nella vostra incredulità.
Già il giorno precedente Gesù aveva fatto allusione alla sua prossima partenza, e i farisei si erano domandati, se egli non intendesse allontanarsi da Gerusalemme e dalla Giudea per andare a predicare ai pagani. Ma questa volta essi con sarcasmo esclamarono:
«Si ucciderà egli forse, poiché dice: dove vado io, voi non potete venire? ».
Respingendo il loro insulto, Gesù dice: «Voi siete di quaggiù; io sono di lassù; voi siete di questo mondo», e quindi vivete secondo i dettami del mondo, lontani da Dio, coll'abitudine del peccato; « io non sono di questo mondo», cioè io vengo da Dio e vivo per Dio nell'adempimento della sua volontà.
«Perciò se non credete che "io sono", morrete nei vostri peccati».
«Chi sei tu, dunque? » gli chiesero allora i farisei, non tanto per essere istruiti, bensì per ottenere una dichiarazione formale e compromettente.
Gesù rispose loro: « Ciò che vi dico è fin dal principio che lo vado dicendo ». Egli, infatti, nelle varie discussioni con loro aveva affermato di essere: "Il tempio di Dio, il pane di vita, l'acqua che disseta, la luce del mondo, il giudice dei vivi e dei morti, l'Inviato di Jahweh, il Messia, il Figlio di Dio".
Dopo aver risposto alla interruzione dei suoi avversari, Gesù seguita a rimproverarli:
«Sul conto vostro ho molte cose da dire e da giudicare; ma Colui che mi ha mandato (Cioè Dio) è verace, e io dico al mondo le cose che ho udite da Lui».
Essi, poco assuefatti a questo linguaggio, nota Giovanni, «non capirono che Egli parlava loro del Padre».
Verrà però un giorno che capiranno a sarà «quando avrete innalzato (sulla croce) il Figliuol dell'uomo, allora conoscerete che "io sono" e che non faccio nulla da me, ma dico queste cose secondo che il Padre mi ha insegnato. E Lui, che mi ha mandato, è con me, e non mi lascia mai solo, perché faccio del continuo le cose che gli piacciono » ("Io sono" era il nome che Jahweh, cioè Dio, il Padre, aveva usato per definirsi: vedere Esodo 3, 14).
L'elevazione di Gesù sul patibolo della croce sarà la sua esaltazione sul trono della gloria. I Giudei, suoi carnefici, si rallegreranno di aver seppellito per sempre nel silenzio della tomba il suo nome, la sua persona, la sua voce e la sua opera.
Ma subito, mediante testimonianze certe e irrefragabili, apprenderanno che la loro vittima si è svincolata vivente dall'abbraccio della morte, e che il Cristo del Golgota è ritornato trionfante in cielo, da dove era venuto.
Essi cominceranno allora a comprendere che Gesù non è un uomo soltanto, ma anche il Figlio di Dio e Dio come suo Padre, perché il padre è tutto ciò che è il Figlio, e il Figlio è tutto ciò che è il Padre: la natura, i pensieri e le azioni del Figlio, sono la natura, i pensieri e le azione del Padre. Di più, tutte queste cose il Padre le ha interamente comunicate al Figlio per generazione divina, per cui tutto ciò che il Figlio è e che ha, lo deve al Padre. Sono entrambi persone divine, che non possono essere separate l'uno dall'altra, perché una sola e medesima natura non può essere separata da sé medesima.
Se dunque Gesù è Dio, e tale si ritiene e afferma di essere, è assolutamente vero il dire che suo Padre è sempre con lui e che egli non fa niente da sé medesimo, perché ogni azione del Figlio è necessariamente l'azione del Padre, da cui la riceve, e che egli non afferma niente che non l'abbia appreso da suo Padre, per motivo che ogni scienza gli viene dal Padre.
Infine, l'umanità di Gesù è sotto l'influenza continua della divinità.
L'uomo Gesù pensa, parla, agisce in perfetta conformità con l'intelligenza e la volontà di Dio.
Dio ispira, dirige, e l'uomo-Gesù ubbidisce con:
piena libertà, intera sottomissione, esattezza assoluta.
Se dunque in Gesù si considera l'uomo, è ugualmente vero il dire che suo Padre è sempre con Lui. e che in ogni istante Egli adempie pienamente il volere di Dio.
Certamente, non è facile per noi esseri mortali, limitati nell'intelligenza e in tutte le nostre facoltà e potenze, approfondire appieno la personalità di Gesù, in cui sono unite la natura divina e la natura umana, che sono pienamente libere nelle loro determinazioni e decisioni, pur costituendo un'unica personalità, la personalità del verbo di Dio incarnato.
Ma Gesù Cristo è il novello Adamo, cioè il perfetto modello di essere umano creato da Dio e posto ai primordi dell'umanità, nel giardino di Eden.
Quindi in lui tutto era perfetto: la sua parte umana, terrena era subordinata alla sua parte spirituale, retta dalla divinità. Inoltre: pur potendo in assoluto prendere iniziative personali in contrasto con la volontà di Dio, come il rifiutarsi di seguire la via dell'umiliazione e della sofferenza per redimere l'umanità e prendere invece la via del trionfo e della gloria, che Satana gli aveva proposto nella triplice tentazione, tuttavia la sua parte spirituale, guidata dalla divinità, si impose e il volere del Padre fu sempre seguito da Gesù.
Si tratta certo di una personalità, quella di Gesù cristo, per noi incomprensibile, immersi come siamo nella materia e nella limitatezza delle nostre facoltà spirituali e intellettuali.
Ma la fede ci accerta che anche di questo mistero un giorno potremo comprendere la verità, perché esso ci sarà svelato, quando in cielo: «saremo resi simili a Lui, perché Lo vedremo come Egli è» (1 Giovanni 3, 22).