La Vita di Gesù
Uno sguardo sinottico dei quattro vangeli

di Italo Minestroni


VITA PUBBLICA
GESU' SORGENTE DI ACQUA VIVA
(Giovanni 7, 37-52)

L'ultimo giorno della festa dei Tabernacoli o Capanne, che ricordava agli Ebrei i quarant'anni passati sotto le tende nel deserto dopo l'esodo dall'Egitto, c'era nel tempio una cerimonia tutta particolare. Ad ora convenuta, al suono delle trombe sacerdotali, si muoveva nel tempio un numeroso e solenne corteo di popolo con i leviti, che portavano cembali e trombe, e i sacerdoti vestiti dei loro paludamenti.
Colui che presiedeva la cerimonia portava nella mano destra una brocca d'oro, cesellata ad arte. Il corteo si arrestava ai piedi della collina del tempio, detta Ofel, ai margini della piscina di Siloe. Le trombe suonavano, il sacerdote che presiedeva riempiva la brocca di acqua fresca e limpida, quindi il corteo riprendeva la via del ritorno tra il suono dei cembali e delle trombe, passando per la "Porta dell'acqua" e il Portico Reale attraverso i cortili dei gentili, delle donne israelite, degli uomini di Israele, e quello dei sacerdoti.
Quivi si levava il suono delle trombe d'argento dei sacerdoti,, mentre il sacerdote, recante la brocca d'acqua, si avvicinava all'altare dei sacrifici. Al centro, davanti all'altare, stava, rivolto verso il Santo dei Santi, il Sommo Sacerdote con tutto lo splendore dei suoi paramenti sacri: il Meil o tunica violetta corta sulla veste bianca, recante settantadue campanelli d'argento, tintinnanti ad ogni movimento, e alternati da pietre preziose di vari colori; sulle sue spalle brillavano incastonate in rilievo d'oro, due pietre fini con incisi i nomi della dodici tribù; da esse partivano dei fermagli che sostenevano l'efod, una specie di corpetto di stoffa tessuta coi quattro colori del tempio (bianco, blu, porpora e scarlatto) e cosparso di laminette d'oro: sull'alto del petto sfavillava il Pettorale, paramento di stoffa su cui erano fissate dodici pietre fini di colore diverso e cerchiate d'oro, recanti i nomi delle dodici tribù; sul capo recava la mitra, un tessuto d'oro tempestato di gemme, che recava sulla fronte una lamina d'oro, su cui erano scritte le parole "Santità di Jahweh".
Il sommo sacerdote attendeva ieraticamente in piedi l'arrivo del corteo. Il sacerdote, recante la brocca, giunto presso l'altare dei sacrifici, ne saliva i gradini e, dopo aver alzata la brocca per mostrarla a tutti, versava l'acqua in una bacinella d'argento come Mosè nel deserto aveva fatto sgorgare l'acqua dalla roccia per dissetare gli ebrei, che stavano morendo di sete (Esodo 17, 5-7).
Il popolo ripeteva allora ad alta voce le parole del profeta Isaia:
«In questo giorno voi attingerete con gioia l'acqua dalle fonti della salvezza» (Isaia 12, 3), mentre i flauti davano il segnale al popolo del canto del grande inno di lode, durante il quale i sacerdoti sfilavano sette volte intorno all'altare. Finita la cerimonia e cessati i canti, in mezzo al silenzio generale, quel giorno si sentì risuonare una voce. Era quella di Gesù, che, stando in piedi, diceva: « Se alcuno ha sete, venga a me e beva. Chi crede in me, secondo le parole della Scrittura, torrenti d'acqua viva scaturiranno dal suo seno».
Gesù, annota Giovanni, faceva riferimento allo Spirito Santo, che avrebbe elargito a quanti credono in lui dopo che sarebbe stato glorificato.
Un fremito corre nell'assemblea. Una frase spunta sulla bocca di alcuni: «Questi è Gesù di Nazareth, Egli è davvero un profeta, (mentre altri dicevano) Egli è il Cristo, il Messia ».
Solo alcuni, e probabilmente tra gli scribi e i farisei, borbottavano: «Ma è forse dalla Galilea che deve venire il Cristo? La Scrittura non dice essa che il Cristo viene dalla progenie di Davide e da Bethlehem, il villaggio dove stava Davide? ».
Ci fu perciò dissenso tra la folla, e alcuni delle guardie del tempio volevano arrestare Gesù, però nessuno azzardò a mettergli le mani addosso. Quando le guardie del tempio ritornarono a coloro che le avevano inviate, alla domanda che i capi dei sacerdoti e farisei loro rivolsero: « Perché non l'avete condotto da noi?», risposero: « Nessun uomo ha mai parlato come quest'uomo».
Adirati, i farisei li rimproverarono acerbamente, dicendo:
«Quell'uomo ha sedotto anche voi? Mostrateci quale dei capi o dei farisei ha creduto in lui. E' solo la plebe, ignorante della legge, che lo segue, e perciò è maledetto ».
Prese allora la parola Nicodemo, quegli che era andato da lui di notte, per sapere se per diritto di nascita e di appartenenza al popolo di Dio egli avrebbe fatto parte del Regno, che Gesù avrebbe edificato, ricevendo la risposta che solo mediante "la nuova nascita di acqua e di Spirito si poteva vedere ed entrare nel Regno di Dio" (Giovanni 3, 1-5). Nicodemo prese le difese di Gesù, dicendo: « Voi volete condannare quest'uomo. Ma la nostra legge giudica un uomo prima che sia stato udito e si sappia ciò che ha fatto?».
Seccati e delusi da questa presa di posizione in favore di Gesù da parte di uno dei membri del Sinedrio, i farisei gli risposero:
«Sei anche tu di Galilea? Investiga, e vedrai che dalla Galilea non è mai sorto e non sorge alcun profeta».
Le parole di Gesù: « Se alcuno ha sete venga a me e beva», avevano risvegliato tra la folla il ricordo dei numerosi oracoli dei profeti, i quali hanno annunziato:
«In quel giorno io farò scorrere dei ruscelli sul suolo inaridito e dei fiumi sulla terra disseccata, io spanderò il mio Spirito sulla tua progenie e la mia benedizione sulla tua posterità» (Isaia 44, 3).
«In quel giorno per i discendenti di Davide, per gli abitanti di Gerusalemme, una sorgente sarà sempre aperta, le cui acque cancelleranno i peccati» (Zaccaria 13, 1).
«In quel giorno Dio avrà pietà del suo popolo e lo condurrà a dissetarsi alle acqua della sorgente» (Isaia 49, 10).
«O voi, assetati, venite tutti, venite alle sorgenti d'acqua viva» (Isaia 55, 1).
La folla presente aveva pienamente compreso l'allusione di Gesù a queste profezie messianiche e al significato della cerimonia dell'acqua nel tempio. Egli, Gesù, il Messia inviato da Dio, è il risanatore che guarisce tutte le malattie, la vera manna, il pane celeste che sazia ogni fame, la sorgente d'acqua viva che estingue ogni sete.
Le anime disseccate dal peccato, dal dubbio e dalle inquietudini, le anime assetate di verità, di luce, di pace e di felicità, sono esse alle quali Gesù promette di estinguere la sete mediante il dono dello Spirito santo, che avrebbe ottenuto di elargire dal Padre, dopo la sua glorificazione in cielo.
E questo Spirito Divino, anima e feconda la Chiesa dei santi ed eroi da venti secoli e continuerà a fecondarla sino alla fine dell'età presente.