La Vita di Gesù
Uno sguardo sinottico dei quattro vangeli
di Italo Minestroni
VITA PUBBLICA
GESU' SI PROFESSA L'INVIATO DI DIO E I CAPI SACERDOTI
CERCANO DI IMPADRONIRSI DI LUI
(Giovanni 7, 25-36)
Gesù, trovandosi nel tempio per la
festa dei Tabernacoli o Capanne, prese occasione, come abbiamo veduto, per
attaccare i capi ebrei, scribi e farisei, di incoerenza e doppiezza. Dopo
aver invitato a dare un giudizio sulla sua persona, insegnamento e opera
conforme a giustizia, e non fondato sulle apparenze e preconcetti, Gesù
tace brevemente. Amici e nemici ammutoliscono. Il suo insegnamento provoca
reazioni diverse tra i suoi uditori: molti approvano, altri restano incerti
e dubbiosi, i dottori della legge e i rabbini, mandati per coglierlo in fallo,
hanno vivaci contrasti. Il tutto riassunto da Giovanni con queste parole:
«Non è questi
Colui che cercano di uccidere? Eppure, ecco, egli parla liberamente in pubblico
e non gli dicono nulla. Avrebbero mai i nostri capi riconosciuto per davvero
che Egli è il Cristo? Eppure sappiamo da dove è costui, ma,
quando il Cristo verrà, nessuno saprà donde verrà
».
I rabbini ebrei infatti, interpretando i testi
profetici che predicevano la profonda umiliazione, in cui sarebbe caduta
la discendenza o famiglia reale all'epoca messianica, insegnavano che il cristo
sarebbe nato a Bethlehem dalla stirpe di Davide, ma che i suoi genitori sarebbero
stati ignoti, e che Egli sarebbe stato trafugato e fatto scomparire immediatamente
dopo la sua nascita in un nascondiglio ignorato da tutti, da cui improvvisamente
sarebbe riapparso senza sapersi donde veniva. Diceva un proverbio rabbinico:
tre cose arrivano inaspettatamente: il Messia, l'Inviato di Dio e lo scorpione.
Abbiamo veduto che quando Satana si avvicinò a Gesù, subito
dopo il battesimo, per tentarlo prese proprio a motivo questa strana idea
per invitarlo, comparendo improvvisamente sul pinnacolo del tempio, a gettarsi
giù sulla piazza antistante, perché gli angeli lo avrebbero
sorretto nella caduta, affinché non si facesse alcun male, mentre
tutti i presenti lo avrebbero acclamato festanti quale Messia glorioso, senza
che gli fosse necessario seguire la via dell'umiliazione, della sofferenza
e della croce per regnare sui cuori e sugli spiriti. Ed è appunto
questa l'obiezione che gli abitanti di Gerusalemme muovono a Gesù
in questa circostanza:
«Costui sappiamo
donde viene; ma quando il Cristo verrà, nessuno saprà donde
egli viene».
Gesù, sempre insegnando nel tempio, risponde
a questa obiezione:
«Sì, voi mi
conoscete e sapete di dove io sono. Ma io, no, non sono venuto di mia volontà.
Mi ha mandato Dio, Colui solo che ha il diritto di mandarmi. Voi però
non lo conoscete, mentre io lo conosco, perché procedo da Lui. Vi
ripeto, perciò, E' lui che mi ha mandato».
Queste parole possono apparire a noi vaghe,
strane, mentre erano per i giudei chiare e semplici. Israele era una teocrazia
con Dio per re, il quale governava sul piano religioso mediante sacerdoti
e sul piano civile mediante re: re e sacerdoti erano i suoi rappresentanti,
i suoi delegati, da Lui designati. Nei tempi di crisi, quando il popolo
rinnegava Jahweh e andava dietro agli idoli dei popoli pagani, Dio interveniva
mediante un Inviato straordinario, un profeta, per rimproverare Israele
e ricondurlo all'osservanza della legge e del culto a Dio. Quasi tutti questi
Profeti avevano pagato con la loro vita il loro impegno di Inviati di Dio,
ma il loro sacrificio era servito a rendere viva e stabile l'alleanza tra
Israele e Jahweh fino al giorno, in cui sarebbe apparso l'ultimo e il più
grande degli Inviati. Tutto il problema, dunque, riguardante Gesù e
la sua missione, si riduceva a un quesito: E' Egli l'Inviato di Jahweh, l'unico
inviato che ha il diritto di comandare su Israele per sua propria autorità?
Ma i farisei vedendosi accusati davanti alla folla di "non conoscere Dio",
di cui invece si ritengono i soli e veri adoratori, osservanti e interpreti
della sua legge, fremono di indignazione e collera. Il loro primo impulso
è quello di impadronirsi di Gesù e di condannarlo seduta stante..
Ma si sentono trattenuti da una forza misteriosa, perché «
la sua ora (cioè l'ora della sua morte)
non era ancora venuta».
Tra la folla però c'erano molte anime
oneste, ed infatti narra Giovanni:
«molti credettero
in lui e dicevano: quando il Cristo sarà venuto, farà egli
più miracoli che questi non abbia fatto?». «
I farisei udirono la moltitudine mormorare queste cose di Gesù
», per cui danno bando agli scrupoli e avvisano il Sinedrio, il
supremo tribunale ebraico, perché mandi la polizia del tempio a imprigionarlo.
E così «i capi sacerdoti e i farisei mandarono
delle guardie a pigliarlo». Quando le guardie del tempio gli
si avvicinarono, Gesù disse con voce ferma e risoluta: «
Io sono ancora con voi per poco tempo, poi tornerò a Colui che mi
ha mandato. Voi mi cercherete e non mi troverete più, perché
dove io sono voi non potete venire».
Questa terribile minaccia di Gesù, che
escludeva i suoi nemici dal gaudio eterno con Dio, cadde sui suoi nemici
come una terribile sferzata, per cui non furono capaci di proferire che
poche parole di orgogliosa scempiaggine:
«Dove dunque andrà
Egli che non lo potremo trovare? Sta forse per recarsi tra i giudei dispersi
tra le nazioni pagane per ammaestrare i popoli gentili?».
Per comprendere il sarcasmo e l'ironia amara
di queste parole, basta conoscere le idee e i sentimenti dei giudei di quel
tempo, il loro esagerato orgoglio, il fanatismo insensato del loro patriottismo,
il loro disprezzo profondo per i pagani, la convinzione irriducibile che
essi erano gli unici beneficiari delle gioie e ricchezze del Regno di Dio,
mentre i pagani sarebbero stati loro schiavi. Ma il loro sarcasmo era finto,
le parole di Gesù li tormentavano e andavano ripetendo come storditi:
«Che cosa significano
queste sue parole: voi mi cercherete e non mi troverete; e ancora: dove io
vado voi non potete venire?».
Comprendendo essi che Gesù intende riferirsi
al suo ritorno al Padre Celeste, che pronuncia la decisione della loro riprovazione,
e, sentendosi colpevoli cercano di affogare i loro timori e rimorsi col dire
che forse comprendono male le parole che hanno udite. E lentamente se la
svignano. Al che Gesù lascia per quel giorno il tempio e si ritira
a Betania nella casa di Marta e Maria.