La Vita di Gesù
Uno sguardo sinottico dei quattro vangeli

di Italo Minestroni


VITA PUBBLICA
GESU' A GERUSALEMME PER LA FESTA DELLE CAPANNE O TABERNACOLI
(Giovanni 7, 14-24)

Dal villaggio di Betania, dove Gesù ha sostato bella casa di Marta e Maria, Gesù si dirige verso la Città Santa, distante solo tre chilometri e brulicante di pellegrini. E si presenta nel tempio, nel cui recinto verso l'angolo nord-ovest si eleva la Torre Antonia, una fortezza a riparo delle cui grosse mura staziona una guarnigione di soldati romani, che fa pesare la mano dominatrice di Roma sulla capitale e sul regno di Davide.
Gli Ebrei la guardano con malcelato odio, auspicando che venga presto il liberatore, il Messia promessa, che abbatta tutti i nemici e ridoni ad Israele la grandezza passata. Gesù non si interessa di queste cose terrene, e, pur sapendo che proprio nel tempio la potenza degli scribi, dei farisei, e dei capi del popolo è indiscussa, vi entra e si mette ad insegnare.
Si può dire che i porticati del tempio ancora risuonino delle parole solenni che Egli ha osato dire in occasione della sua precedente andata a Gerusalemme per la festa di Pasqua (Giovanni 5, 17-47) e che possono essere così sintetizzate: Io sono il Figlio di Dio, io sono Dio; io sono il Messia; io sono la sorgente di vita e nell'ultimo giorno risusciterò tutti gli uomini e li giudicherò; a chi avrà creduto in me darò la vita eterna, a chi mi avrà respinto l'eterna condanna. E rivolgendosi agli scribi e dottori della legge e ai farisei aveva aggiunto: Notte e giorno voi scrutate le Scritture ed esse dal principio alla fine parlano di me; ma voi non le comprendete, per questo mi respingete.
Avete tenuto Giovanni Battista in conto di profeta, ma lo avete rinnegato e ucciso. Avete veduto i miei miracoli, testimonianza divina della mia missione, e li avete attribuiti a Satana. Io sono venuto, e parlo e opero in nome di Dio, ma voi mi respingete. Se un impostore viene, vi parla e opera in suo nome, voi l'acclamate e lo seguite. Non sarò io che vi accuserò davanti a Dio, ma sarà Mosè, in cui riponete tutta la vostra fiducia.
Questi gravi rimproveri bruciano ancora come ferro rovente nelle anime dei capi ebrei e la ferita invece di rimarginarsi, si è sempre più allargata e approfondita. Per questo, saputo dell'arrivo di Gesù a Gerusalemme, essi, per impedirgli di ottenere nuovi successi tra il popolo, sguinzagliano i loro fidi per i portici, le sale e gli anditi del tempio, per le strade e le piazze della città. Finalmente, un gruppo di spie scorge Gesù che sotto un portico del tempio sta tranquillamente insegnando. « Si era già a metà della festa», che durava una settimana. Gesù sta parlando del Regno di Dio, cita le Scritture, ne svela il senso recondito e ne fa l'applicazione all'ora presente. Anche gli scribi e i farisei, accorsi sul posto onde prendere a balzi una frase per attaccarlo, lo ascoltano a lungo. Ma tutto il suo insegnamento è saggio e conforme alla dottrina di Mosè e dei profeti. Delusi se ne vanno ripetendo: «Donde gli viene questa conoscenza della Sacra Scrittura, a lui che non ha mai fatto studi? ».
Gesù, infatti, non aveva frequentato nessuna scuola dei grandi maestri rabbini, in cui veniva esposta e interpretata quella che essi chiamavano "la tradizione degli antichi". E per gli scribi e i farisei un dottore che non si dichiarasse seguace e discepolo di qualcuna di queste scuole era da ritenersi un mentitore e un ingannatore. E tale era per loro Gesù, perché insegnava (secondo loro) l'errore in nome di Dio, distoglieva Israele dalla sua missione provvidenziale, si opponeva alla realizzazione delle promesse messianiche, commetteva perciò il duplice delitto di lesa maestà divina e di lesa patria.
Era pertanto un impostore e un bestemmiatore degno solo di morte. Per controbattere queste accuse dei suoi nemici, ecco Gesù esporre pubblicamente l'origine della sua dottrina:
«La mia dottrina non è mia, ma di Colui che mi ha mandato. Chi è risoluto a fare la volontà di Dio vedrà tra breve se la mia dottrina è da Dio, ovvero se io parlo di testa mia. Chi insegna di sua iniziativa personale, cerca la sua gloria personale; ma chi cerca la gloria di Colui che l'ha mandato dice la verità e in lui non c'è menzogna. Non è Mosè che vi ha dato la legge? Eppure nessuno di voi l'osserva ».
Il ragionamento di Gesù è logico e la conclusione evidente: Egli è l'inviato di Dio, il Messia. Ma i farisei, che non cessavano di rimproverargli come delitto di avere fatto opera servile in giorno di sabato, guarendo il paralitico della piscina di Betesda, potevano ritorcergli la sua argomentazione, accusandolo che nemmeno lui rispettava la legge di Mosè, avendo violato il sabato, e quindi per sua stessa ammissione Egli non poteva essere l'inviato di Dio.
Ma Gesù previene l'obiezione: « Perché cercate di uccidermi?», disse loro. Alte grida si levarono tra la moltitudine, probabilmente dai suoi nemici: « Chi cerca di ucciderti?». Gesù imperterrito continua a parlare: «Io ho fatto un'opera, una opera sola, e tutti vi scandalizzate. Ascoltate. Mosè vi ha dato la circoncisione (sebbene non ne sia stato lui l'autore, ma risalga agli antichi padri), e voi la praticate in giorno di sabato. Se dunque un uomo viene circonciso in questo giorno in osservanza della legge di Mosè, con quale diritto vi indignate contro di me, perché in giorno di sabato ho ridonato la salute intera ad un uomo? Smettete, finalmente, di giudicare secondo le apparenze e imparate a giudicare rettamente».
Anche gli esseri umani di ogni tempo e luogo debbono apprendere a giudicare la persona e l'opera di cristo con giustizia, cioè in conformità alla verità delle cose e dei fatti, e non applicare, come facevano i giudei, dei criteri superficiali, i quali fanno emettere un giudizio in base alle apparenze. Solo "giudicando con giusto giudicio" il Cristo si mostrerà al nostro spirito in tutta la sua divinità, potenza, abnegazione e amore.