La Vita di Gesù
Uno sguardo sinottico dei quattro vangeli
di Italo Minestroni
VITA PUBBLICA
GESU' IN CASA DI MARTA E MARIA
(Luca 10, 38-42)
Nel suo trasferimento dalla Galilea a Gerusalemme
per partecipare alla festa delle Capanne o Tabernacoli, Gesù giunse
nel villaggio di Betania, un sobborgo (si può dire) della Città
Santa, trovandosi sul versante sud-est del Monte degli Ulivi, a tre chilometri
da Gerusalemme.
A Betania c'è una ca verso cui si dirige.
La casa è abitata da due sorelle: Marta e Maria.
Luca non parla in questa circostanza di un loro
fratello, di nome Lazzaro, il quale forse aveva una sua casa oppure era
a Gerusalemme per la festa.
Le due sorelle, avendo sentito dire che Gesù
si stava avvicinando, lo attendevano con ansia gioiosa. Fu Marta che andò
a riceverlo. La casa è sua, o almeno ne fa la padrona e gli onori.
Maria è la sorella più giovane.
La conosciamo dall'episodio avvenuto in casa di Simone il fariseo, quando
vi penetrò furtivamente, e si avvicinò a Gesù, che
vi era stato invitato a pranzo, per porre fine ad una vita di disordine e
di peccato nella città di Magdala, dove tutti la conoscevano come
pubblica peccatrice.
Gesù, vedendo quel giorno le lacrime
di sincero ravvedimento sgorgare dai suoi occhi, l'aveva assicurata del
perdono divino e aveva ridato pace al suo cuore, dicendole: «
Donna, i tuoi peccati ti sono rimessi... La tua fede ti ha salvato; vattene
in pace» (Luca 7, 36-50).
E da quel momento essa aveva abbandonato la sua
vita di peccato e si era messa a seguire Gesù per le città
e i villaggi della Palestina assieme ad alcune altre pie donne, che assistevano
Gesù e i suoi con i loro beni Luca 8, 2-3).
Ora Maria si trovava nella casa di Betania,
forse perché aveva lasciato Gesù per precederlo nella sua
casa e ritrovarsi con lui durante i giorni della festa.
Gesù, per aver salvato quella donna da
una vita di degradazione morale, era divenuto intimo amico della sorella
Marta e del fratello Lazzaro, che si erano intesi profondamente umiliati
e avviliti della sua vita disonorante, e che ora gioivano per la ritrovata
sorella, godendo pure dell'amicizia di Gesù, il quale, quando andava
a Gerusalemme, non mancava di fermarsi nella loro casa.
Saputo dell'arrivo di Gesù, suo benefattore,
anche Maria accorre. Essendosi nella settimana della festa dei Tabernacoli,
una tenda di foglie era stata innalzata nel giardino di casa.
E' qui che Gesù viene accolto. Durante
quella settimana, infatti, tutti gli abitanti di Gerusalemme e tutti i pellegrini
ivi convenuti dovevano vivere in queste tende fatte di frasche.
Maria, accorsa e salutato Gesù, gli si
mette subito seduta ai piedi per udire ancora da lui parole di perdono, di
amore e di vita. Essa guarda, ascolta e gioisce: si sente tanto felice.
Nel frattempo sua sorella Marta si sta affaccendando
per l'arrivo di tanti ospiti: Gesù e gli apostoli. Va, viene, entra,
esce: è molto indaffarata, mentre nota con disappunto che la sorella
Maria non si preoccupa affatto di darle una mano per fare una buona accoglienza
agli ospiti.
Ad un certo punto non ne può più.
Si ferma allora di fronte a Gesù, e gli dice: «
Maestro, vi sembra dunque naturale che mia sorella mi lasci sola a provvedere
a tutto? Ditele che venga ad aiutarmi!».
Gesù, sorridendo, guarda Marta e rivolgendosi
dolcemente a lei, dice: «Marta, Marta, quanta
sollecitudine, quanto turbamento in ogni cosa! Una sola cosa invero è
necessaria. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta
».
Il racconto evangelico si ferma bruscamente
qui.
Gesù ha pronunciato la grande parola,
ha dato la grande lezione: Una sola cosa è necessaria, salvare la
propria anima e guadagnare il cielo!
La cosa migliore su questa terra è dunque
l'occupazione che ci assicura il meglio, l'unico necessario: è la
condotta di Maria, cioè l'occuparsi delle cose riguardanti l'anima
e la salvezza, l'ascoltare Gesù che ci insegna il modo di realizzarle.
A chi questa cosa migliore ha scelto liberamente
e fedelmente la custodisce, Dio giammai la toglie. Maria ha scelto la buona
parte, afferma Gesù, che non le sarà tolta!
Interessarsi di Gesù e quindi della nostra
salvezza è dunque in questo mondo l'impiego migliore della nostra
vita.
Gesù però non condanna il lavoro
di Marta: soltanto biasima le sue inquietudini, le sue ansietà per
le cose terrene, materiali.
In conseguenza Gesù non biasima le occupazioni
esteriori che gli obblighi familiari, le relazioni sociali, le contingenze
della vita ci impongono; solo disapprova che queste prendano talmente possesso
dell'animo nostro da farci trascurare, dimenticare il dovere principale si
seguire Lui e provvedere al nostro bene spirituale e alla salvezza dell'anima
nostra.