La Vita di Gesù
Uno sguardo sinottico dei quattro vangeli

di Italo Minestroni


VITA PUBBLICA
GESU' A GERUSALEMME PER LA FESTA DELLE CAPANNE
(Giovanni 7, 1-13)

Siamo in autunno, Tre anni prima, verso la medesima epoca, Gesù aveva iniziato il suo ministero pubblico e la sua predicazione. Durante tutto questo tempo teatro quasi unico della sua attività evangelizzatrice e taumaturgica era stata la Galilea, e principalmente la città di Cafarnao e i dintorni del lago di Tiberiade. Da diciotto mesi Gesù non si recava a Gerusalemme e si poteva supporre che Egli avesse rinunziato ad evangelizzare Gerusalemme e la Giudea.
La sua ultima visita nella Città Santa era stata in occasione della Pasqua, e in quella circostanza per la prima volta i farisei avevano apertamente manifestato di ucciderlo per aver guarito di sabato un paralitico nella vasca di Betesda, e avergli ordinato di portare a casa il suo lettuccio (Giovanni 5, 1-14).
Tuttavia, anche durante tutto il tempo che si trattenne lontano da Gerusalemme e dalla Giudea, i farisei non avevano cessato di perseguitarlo, inviandogli dietro dei dottori della legge, dovunque andasse, per metterlo in difficoltà di fronte ai tutori della legge e al popolo. Il popolo, da parte sua, sempre volubile, un giorno si sentiva attratto dal Signore per la bellezza della sua parola e per la potenza dei suoi miracoli; ma il giorno dopo era facile a distaccarsi da lui per le calunnie e le minacce dei suoi nemici.
Questa corrente avversa andava ogni giorno crescendo e non era difficile prevedere che il giorno in cui il Consiglio Superiore, o Sinedrio, avesse pronunciato la condanna di Gesù, la nazione nella sua assemblea l'avrebbe ratificata.
Gesù si preparava dunque a morire e a completare la preparazione dei suoi apostoli. Per questo andava evangelizzando la Galilea e cercava di tenersi lontano dalla Giudea.
Era intanto prossima la festa delle capanne o Tabernacoli, che gli ebrei celebravano ogni anno verso la metà del mese di Settembre. I fratelli di Gesù andarono a trovarlo.
Ma essi non credevano alla sua divinità e dubitavano della sua missione al punto che l'anno precedente, per non avere noie con l'autorità, erano andati con la madre, Maria, a cercarlo per impossessarsi di lui, accusandolo pubblicamente di essere "un esaltato", « un fuori di sé», un pazzo, onde impedirgli di svolgere ulteriormente la sua missione (Marco 3, 21-22.31). Non avevano però avuto successo!
I fratelli, dunque, quando lo poterono avvicinare, stanchi com'erano di una situazione incerta e pericolosa anche per loro, nel desiderio di affrettare la soluzione definitiva della missione del loro fratello, Gesù, gli dissero, mostrandosi zelanti della sua missione:
«Ma partiti di qua e vattene in Giudea, affinché i tuoi discepoli, che abitano là, vedano le opera che tu fai. Perché non si agisce in segreto, quando si cerca di essere riconosciuto pubblicamente».
I discepoli, a cui i fratelli di Gesù facevano riferimento, erano quelli che abitavano a Gerusalemme e in tutta la Giudea; anche questi sarebbero convenuti nella Città Santa per la festa. La risposta di Gesù è seria. Egli dice infatti: « Il mio tempo non è ancora venuto ». Il tempo cioè in cui Egli deve essere condannato a morte per la salvezza dell'umanità, tempo stabilito dal suo Padre Celeste.
«Il vostro tempo, invece, è sempre pronto», cioè voi siete liberi di disporre del vostro tempo come volete, io invece no, perché io debbo fare la volontà del Padre mio.
«Il mondo non può odiare voi!» che siete del mondo, « ma odia me, perché io testimonio che le sue opere sono malvagie. E allora salite voi alla festa a Gerusalemme; io non salgo ancora a questa festa perché il mio tempo non è ancora compiuto».
Così Gesù rimase in Galilea, mentre i suoi fratelli andarono a Gerusalemme. Nella Città Santa, durante i primi giorni della festa, che durava una settimana, l'assenza di Gesù non passa inosservata. I circoli dirigenti giudaici, i farisei e dottori, che gli sono ostili, lo cercano tra la folla e, non riuscendo a trovarlo, si chiedevano: «Dov'è Egli? ».
Tra la folla, composta in gran parte di pellegrini, nacque una discussione a proposito di Gesù. I pareri erano divisi. Alcuni lo giudicavano favorevolmente, dicendo: « E' un uomo dabbene!», mentre altri dicevano: « No, è un arruffapopoli che travia la gente! Ma nessuno di coloro, che erano dalla parte di Gesù, si arrischiava ad esprimere apertamente il proprio pensiero per paura delle autorità giudaiche», la cui ostilità verso Gesù era a tutti notoria.
Gesù, però, a festa iniziata, salì a Gerusalemme «non però palesemente, ma di nascosto», cioè non aggregandosi a qualcuno dei tanti gruppi di pellegrini, ma in forma privata e solo in compagnia dei dodici apostoli. perciò raggiunse Gerusalemme inosservato e senza chiasso. E solo a metà della festa salì al tempio e si mise ad insegnare.
Potrebbe sembrare a prima vista che Gesù sia stato incoerente, avendo prima detto ai fratelli che non sarebbe andato a Gerusalemme per quella festa, mentre poi vi andò.
Ma non è così. Gesù voleva insegnare ai fratelli due cose importanti:
la prima, che occorre sempre fare la volontà di Dio e che Egli aveva tutta la sua vita e la sua missione programmata da Dio e che doveva quindi agire di conseguenza;
la seconda, che le opere miracolose da Lui compiute non erano direttamente rivolte a suscitare l'ammirazione del popolo, ma a comprovare di essere investito della missione messianica e di essere Figlio di Dio.
Non c'è, inoltre, da meravigliarsi che «i suoi fratelli, veri fratelli, assieme alla madre, non credessero in Lui». Probabilmente Maria, sua madre, era più propensa a credere nel Figlio, ma il suo amore materno cercava di evitare al figlio le conseguenze dell'odio dei suoi nemici.
Per questo probabilmente si unì agli increduli fratelli nel dichiararlo "fuori di sé, pazzo"!
Del resto Gesù aveva sentenziato durante la sua seconda visita a Nazareth, quando nuovamente i concittadini gli si erano opposti non vedendo in lui altri che il figlio del falegname, dell'umile donna Maria e dei suoi fratelli insignificanti: « Nessun profeta è sprezzato se non nella sua patria e tra i suoi parenti e in casa sua», e aveva avvertito i suoi discepoli: « sono venuto a dividere il figlio da suo padre e la figlia da sua madre; e i nemici dell'uomo saranno quelli stessi di casa sua» (Matteo 10, 35-36; Marco 6, 1-7).
Cristo è venuto nel mondo per provocare una crisi, perché Egli è posto « in resurrezione e rovina di molti» (Luca 2, 34).
Concludo con una lieta notizia: la madre e i fratelli di Gesù, che durante la sua vita gli erano ostili, dopo la sua morte e resurrezione si ravvidero, diventando suoi discepoli e testimoni (Atti 1, 14).