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di Italo Minestroni
Abbiamo veduto la volta precedente Gesù
attirare a sé un piccolo fanciullo e, mostrandolo agli apostoli,
affermare che nel Regno di Dio, a cui Egli stava per dare inizio, non ci
devono essere membri divisi in categorie di maggiore o minore importanza,
perché tutti coloro che ne faranno parte devono essere dedicati al
servizio degli altri. Concludeva perciò ammonendoli che, per entrare
nel Regno di Dio, dovevano apprendere la semplicità e l'ingenuità
dei fanciulli.
Gesù però non si fermò
qui, ma passò a parlare dei riguardi che si devono avere verso i
fanciulli, dicendo: «Chiunque riceve in nome
mio uno di questi piccoli fanciulli, riceve me. Ma chi avrà scandalizzato
uno di questi piccoli, che credono in me, meglio per lui sarebbe che gli
fosse appeso al collo una macina di mulino e fosse sommerso nel profondo
del mare... Guardatevi dal disprezzare alcuno di questi piccoli, perché
io vi dico che gli angeli loro, nei cieli, vedono del continuo la faccia
del Padre mio, che è nei cieli».
In questi versetti Gesù formula i riguardi,
che si devono avere verso i fanciulli, in tre frasi degne di tutta la nostra
attenzione.
NON DARE SCANDALO AL FANCIULLO
E' legge di natura che il fanciullo nasca debole,
senza facoltà di intendere e di volere, senza difesa contro l'influenza
dell'ambiente, dove la sua nascita l'ha collocato. Da ciò deriva per
i genitori, e per tutti coloro che vengono a contatto con lui, l'obbligo
di allontanare da lui il male, sia nell'ordine fisico che intellettuale e
più ancora nell'ordine morale-spirituale, che ha il primato nella nostra
vita e regola il nostro destino.
Quest'obbligo è tanto più grave,
in quanto il fanciullo è incapace a discernere il bene dal male, il
vero dal falso, e crede a tutto ciò che gli si dice, fa tutto ciò
che gli si consiglia, ripete tutto ciò che la televisione o il cinema
gli propinano e che i suoi sensi più impressionabili sentono più
vivamente e conservano più a lungo.
Secondo l'atmosfera, in cui il fanciullo vive,
il bene o il male, la verità o l'errore, il turpiloquio o la bestemmia,
si imprimono in lui, creando una tendenza che tende sempre più a svilupparsi
in senso negativo che positivo.
Discorsi, riviste, libri, quadri, televisione
offrono in continuazione violenza, sesso, illegalità, che turbano
l'intelligenza, eccitano le passioni, guastano il cuore e corrompono la
vita!
Per tutti costoro, che costituiscono pietra
d'inciampo o di scandalo per la formazione retta del fanciullo, Gesù
pronuncia il terribile castigo: che sarebbe meglio che vengano chiusi in
un sacco con una pietra di mulino attaccata al collo e, trasportati in alto
mare, vi vengano immersi là ove le onde sono più profonde.
NON DISPREZZARE IL FANCIULLO
Perché Dio lo rispetta e lo stima, al
punto che anche il più piccolo di loro è visto, amato e conosciuto
da Dio. Quando si maltrattasse uno di questi fanciulli è contro Dio
che si dirigono gli insulti, gli oltraggi.
Quando si confrontano questi principi cristiani
con quello che lo scrittore latino Tertulliano, vissuto verso la fine del
2° secolo, scriveva del trattamento che la Roma pagana riservava ai suoi
bambini, si comprende a quale dignità il messaggio di Cristo li ha
elevati. "Ditemi", diceva infatti Tertulliano ai Romani nel suo "Apologetico",
"ditemi quanti sono in mezzo a voi che non abbiano dato morte ai propri fanciulli?
Quanti non li abbiano fatti morire di freddo e di fame? Quanti non li abbiano
annegati? Quanti che non li abbiano abbandonati ai cani?" E che dire ai
nostri giorni degli aborti facili, anche a scopo di lucro?
"Non disprezzate il fanciullo", dice Gesù.
IL FANCIULLO DEVE APPRENDERE A CONOSCERE
E AMARE GESU'
E' questo un dovere anche più sacro dei
primi due, ed è un dovere che grava innanzi tutto sui genitori. Il
fanciullo è un deposito affidato da Dio ai suoi genitori.
"Ricevetelo", dice loro Gesù, "in nome
mio". E' più mio che vostro. Educatelo, dunque, per me, affinché
su lui si compia la mia volontà.
Il suo animo è puro, esente da ogni peccato,
ed io, dice Gesù per uno speciale privilegio e atto d'amore, l'ho
reso membro del Regno dei cieli, anche se ancora non ha la facoltà
di intendere e di volere, perché: «Di tali
è il Regno dei cieli».
Ma il fanciullo, purtroppo, viene in un mondo
in cui domina il male, il peccato; in un mondo, le cui attrattive e allettamenti
possono avere forte presa sul suo animo, al punto che, giunto all'età
della ragione, allorché gli si porrà il dovere di scegliere
e di seguire Gesù, può essere indotto a seguire la facile via
del mondo.
«Dio vuole che tutti gli esseri umani siano
salvi e giungano alla conoscenza della verità» (1 Timoteo 2,
4), cioè della Parola di Dio, per conseguire mediante essa la vita
eterna. Il fanciullo da solo non può acquistare tale conoscenza. Ecco
allora il dovere dei genitori: «Inculcare
, come dice il sapiente Salomone, al fanciullo la
condotta che deve tenere, perché, anche quando sarà vecchio,
non se ne dipartirà» (Proverbi 22, 6).
"Inculcare questa condotta" non infirma affatto
il rispetto dovuto alla libertà del fanciullo, perché, giunto
all'età di ragione, sarà sempre libero di scegliere da sé
la via da seguire. E sarà una via conforme a quanto hanno inculcato
a lui i suoi genitori, perché egli l'avrà trovata buona e giusta;
perché è fondata su quei principi universali e insostituibili
che regolano la vita, i pensieri, le parole e le azioni di ogni essere umano.
Chi comprende questa verità troverà
semplice e razionale l'affermazione di Gesù:
«Chi riceve in nome
mio uno di questi piccoli fanciulli, riceve me stesso; e chi riceve me,
riceve anche il Padre celeste».
Accogliere un bambino nel nome di Cristo vuol
dire allevarlo nel suo insegnamento, vuol dire rendergli evidente quella
immagine e somiglianza con Dio che ogni essere umano porta impressa in sé.
Per questo Dio accetta come un servizio reso
a Lui stesso l'educazione religiosa che i genitori impartiscono ai loro fanciulli.
L'aver messo al mondo un figlio è ben
poca cosa in confronto all'averlo allevato nel santo timore di Dio!
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