La Vita di Gesù
Uno sguardo sinottico dei quattro vangeli

di Italo Minestroni


VITA PUBBLICA
NON SCANDALIZZARE E NON DISPREZZARE I FANCIULLI
(Matteo 18, 5-6.10; Marco 9, 42; Luca 9, 48)

Abbiamo veduto la volta precedente Gesù attirare a sé un piccolo fanciullo e, mostrandolo agli apostoli, affermare che nel Regno di Dio, a cui Egli stava per dare inizio, non ci devono essere membri divisi in categorie di maggiore o minore importanza, perché tutti coloro che ne faranno parte devono essere dedicati al servizio degli altri. Concludeva perciò ammonendoli che, per entrare nel Regno di Dio, dovevano apprendere la semplicità e l'ingenuità dei fanciulli.
Gesù però non si fermò qui, ma passò a parlare dei riguardi che si devono avere verso i fanciulli, dicendo: «Chiunque riceve in nome mio uno di questi piccoli fanciulli, riceve me. Ma chi avrà scandalizzato uno di questi piccoli, che credono in me, meglio per lui sarebbe che gli fosse appeso al collo una macina di mulino e fosse sommerso nel profondo del mare... Guardatevi dal disprezzare alcuno di questi piccoli, perché io vi dico che gli angeli loro, nei cieli, vedono del continuo la faccia del Padre mio, che è nei cieli».
In questi versetti Gesù formula i riguardi, che si devono avere verso i fanciulli, in tre frasi degne di tutta la nostra attenzione.

NON DARE SCANDALO AL FANCIULLO
E' legge di natura che il fanciullo nasca debole, senza facoltà di intendere e di volere, senza difesa contro l'influenza dell'ambiente, dove la sua nascita l'ha collocato. Da ciò deriva per i genitori, e per tutti coloro che vengono a contatto con lui, l'obbligo di allontanare da lui il male, sia nell'ordine fisico che intellettuale e più ancora nell'ordine morale-spirituale, che ha il primato nella nostra vita e regola il nostro destino.
Quest'obbligo è tanto più grave, in quanto il fanciullo è incapace a discernere il bene dal male, il vero dal falso, e crede a tutto ciò che gli si dice, fa tutto ciò che gli si consiglia, ripete tutto ciò che la televisione o il cinema gli propinano e che i suoi sensi più impressionabili sentono più vivamente e conservano più a lungo.
Secondo l'atmosfera, in cui il fanciullo vive, il bene o il male, la verità o l'errore, il turpiloquio o la bestemmia, si imprimono in lui, creando una tendenza che tende sempre più a svilupparsi in senso negativo che positivo.
Discorsi, riviste, libri, quadri, televisione offrono in continuazione violenza, sesso, illegalità, che turbano l'intelligenza, eccitano le passioni, guastano il cuore e corrompono la vita!
Per tutti costoro, che costituiscono pietra d'inciampo o di scandalo per la formazione retta del fanciullo, Gesù pronuncia il terribile castigo: che sarebbe meglio che vengano chiusi in un sacco con una pietra di mulino attaccata al collo e, trasportati in alto mare, vi vengano immersi là ove le onde sono più profonde.

NON DISPREZZARE IL FANCIULLO
Perché Dio lo rispetta e lo stima, al punto che anche il più piccolo di loro è visto, amato e conosciuto da Dio. Quando si maltrattasse uno di questi fanciulli è contro Dio che si dirigono gli insulti, gli oltraggi.
Quando si confrontano questi principi cristiani con quello che lo scrittore latino Tertulliano, vissuto verso la fine del 2° secolo, scriveva del trattamento che la Roma pagana riservava ai suoi bambini, si comprende a quale dignità il messaggio di Cristo li ha elevati. "Ditemi", diceva infatti Tertulliano ai Romani nel suo "Apologetico", "ditemi quanti sono in mezzo a voi che non abbiano dato morte ai propri fanciulli? Quanti non li abbiano fatti morire di freddo e di fame? Quanti non li abbiano annegati? Quanti che non li abbiano abbandonati ai cani?" E che dire ai nostri giorni degli aborti facili, anche a scopo di lucro?
"Non disprezzate il fanciullo", dice Gesù.

IL FANCIULLO DEVE APPRENDERE A CONOSCERE E AMARE GESU'
E' questo un dovere anche più sacro dei primi due, ed è un dovere che grava innanzi tutto sui genitori. Il fanciullo è un deposito affidato da Dio ai suoi genitori.
"Ricevetelo", dice loro Gesù, "in nome mio". E' più mio che vostro. Educatelo, dunque, per me, affinché su lui si compia la mia volontà.
Il suo animo è puro, esente da ogni peccato, ed io, dice Gesù per uno speciale privilegio e atto d'amore, l'ho reso membro del Regno dei cieli, anche se ancora non ha la facoltà di intendere e di volere, perché: «Di tali è il Regno dei cieli».
Ma il fanciullo, purtroppo, viene in un mondo in cui domina il male, il peccato; in un mondo, le cui attrattive e allettamenti possono avere forte presa sul suo animo, al punto che, giunto all'età della ragione, allorché gli si porrà il dovere di scegliere e di seguire Gesù, può essere indotto a seguire la facile via del mondo.
«Dio vuole che tutti gli esseri umani siano salvi e giungano alla conoscenza della verità» (1 Timoteo 2, 4), cioè della Parola di Dio, per conseguire mediante essa la vita eterna. Il fanciullo da solo non può acquistare tale conoscenza. Ecco allora il dovere dei genitori: «Inculcare , come dice il sapiente Salomone, al fanciullo la condotta che deve tenere, perché, anche quando sarà vecchio, non se ne dipartirà» (Proverbi 22, 6).
"Inculcare questa condotta" non infirma affatto il rispetto dovuto alla libertà del fanciullo, perché, giunto all'età di ragione, sarà sempre libero di scegliere da sé la via da seguire. E sarà una via conforme a quanto hanno inculcato a lui i suoi genitori, perché egli l'avrà trovata buona e giusta; perché è fondata su quei principi universali e insostituibili che regolano la vita, i pensieri, le parole e le azioni di ogni essere umano.
Chi comprende questa verità troverà semplice e razionale l'affermazione di Gesù:
«Chi riceve in nome mio uno di questi piccoli fanciulli, riceve me stesso; e chi riceve me, riceve anche il Padre celeste».
Accogliere un bambino nel nome di Cristo vuol dire allevarlo nel suo insegnamento, vuol dire rendergli evidente quella immagine e somiglianza con Dio che ogni essere umano porta impressa in sé.
Per questo Dio accetta come un servizio reso a Lui stesso l'educazione religiosa che i genitori impartiscono ai loro fanciulli.
L'aver messo al mondo un figlio è ben poca cosa in confronto all'averlo allevato nel santo timore di Dio!