La Vita di Gesù
Uno sguardo sinottico dei quattro vangeli

di Italo Minestroni


VITA PUBBLICA
GESU' ANNUNZIA PER LA SECONDA VOLTA LA SUA PASSIONE
E PAGA IL TRIBUTO
(Matteo 17, 22-27; Marco 9, 30-31; Luca 9, 44-45)

Dopo il miracolo della guarigione dell'ossesso sordomuto, Gesù si rimise in cammino attraversando la Galilea per raggiungere Cafarnao. Ma volle che questo suo viaggio restasse ignoto alla gente, perché desiderava rimanere solo coi suoi discepoli, onde poterli tranquillamente ammaestrare. Infatti disse loro:
«Il Figliuol dell'uomo sta per essere consegnato nelle mani dei suoi nemici, ed essi l'uccideranno. Ma tre giorni dopo essere stato ucciso risorgerà».
Gli evangelisti annotano che nemmeno questo secondo annunzio della sua passione fu compreso dai discepoli, perché la loro mente era come coperta da un velo. Tuttavia queste parole, per loro sibilline, «li contristò grandemente », prospettando la fine di tutte le loro speranze di essere dei personaggi eminenti nel Regno Messianico.
Nessuno però osava chiedere spiegazioni a Gesù. Per conto suo Gesù cercava con le sue parole e con le sue opere di dare loro la chiave dell'enigma.
Aveva mostrato loro la sua grande potenza nella recente liberazione dell'ossesso sordomuto, la sua sfolgorante trasfigurazione e tante altre prove a dimostrazione della sua onnipotenza, che avevano suscitato l'acclamazione del popolo, quando si faceva guidare dal buon senso.
E nelle sue stesse parole, annunzianti la sua passione e morte, non mancava di accennare al fatto "che dopo tre giorni sarebbe risorto".
Il Maestro che scaccia i demoni, guarisce gli infermi, comanda agli elementi della natura, annunzia il suo supplizio, la sua morte e la sua resurrezione, e risuscita, come ha predetto, non è un semplice uomo, ma Dio.
Ora, per un Uomo-Dio morire è vincere la morte e il sottomettersi volontariamente ai suoi colpi è acquistare il diritto di richiamare alla vita le vittime che la morte ha colpito.
L'incomprensione degli apostoli, come abbiamo accennato sopra, poteva essere, in un certo qual senso, comprensibile. Le predizioni, che Gesù andava facendo della sua sorte futura, contraddicevano nel modo più assoluto le idee quasi universalmente proprie dei Giudei del loro tempo sulla missione del Messia.
Forse immaginavano che il Maestro parlasse in figure e in parabole, come spesso faceva. Del resto, questa loro ottusità non deve meravigliare noi, che, sebbene più illuminati di loro, meglio conoscitori dei misteri della croce e che abbiamo appreso coma la felicità del cielo si conquista attraverso prove, afflizioni e dolori, ciononostante non siamo capaci di conciliare tutto ciò con la bontà e la giustizia di Dio.
Ci lamentiamo che i dolori, le privazioni tocchino quelli che cercano di fare la volontà di Dio, mentre i nemici e gli incuranti di Dio sono ricchi di beni di questo mondo, godono in pace e in piaceri le loro ricchezze e i successi delle loro imprese. Ma guardiamo Gesù in croce. Nelle sue ferite leggeremo la risposta. Essa vi è scritta chiaramente!
Giunto a Cafarnao, Gesù vi dimorò per qualche tempo. Un giorno Pietro, uscito da solo di casa, vide avvicinarsi gli esattori delle tasse, che gli chiesero: « Il vostro Maestro paga le imposte dovute?». « Certamente», rispose Pietro.
E, quando rientrò in casa, Gesù lo prevenne, dicendogli: «Simone, che ne pensi tu? Da chi i re della terra ricevono le tasse e i tributi? Dai figli o dai sudditi?». «Dai sudditi solamente », rispose Pietro.
«Dunque, riprese Gesù, i figliuoli dei re ne sono esenti. Tuttavia, per non scandalizzare nessuno, va al mare, getta le reti, apri la bocca al primo pesce che pescherai e vi troverai una moneta d'argento. Prendila e dalla loro in pagamento delle tasse per te e per me».
Questa moneta d'argento rappresentava il contributo annuo che ogni Israelita pagava per il tempio e per le spese di culto. Gesù però afferma che, come figlio di Dio per natura é Dio come il Padre, e quindi come padrone del Tempio in cui anche Lui veniva adorato col padre come re sovrano, non era tenuto a pagare il tributo, come non sono obbligati a farlo i re e i loro figli per provvedere alle spese di mantenimento delle loro case e a quelle inerenti al loro ufficio.
Pure, per non scandalizzare i deboli, e per togliere ai suoi nemici un pretesto di accusa contro di lui, si sottomette alla legge, e nello stesso tempo paga il tributo con un altro miracolo.
«Date a Cesare quel che è di Cesare, e a Dio quel che è di Dio», sentenzierà in seguito Gesù, allorché i farisei, per tendergli un tranello, lo fecero interrogare dai loro discepoli e dagli erodiani se fosse lecito pagare il tributo a Cesare (Matteo 22, 15-22).
A questo insegnamento di Gesù circa l'ubbidienza alle autorità legittimamente costituite, quando non ordinino cose contrarie alla legge di Dio, faranno eco sia Pietro che Paolo, dicendo: « Siate soggetti ad ogni autorità creata dagli uomini» (1 Pietro 2, 12-15... « Ogni persona sia sottoposta alle autorità superiori, perché non v'è autorità se non da Dio e le autorità che esistono sono ordinate da Dio » (Romani 13, 1-7)...
Questo deve essere l'atteggiamento dei cristiani, i quali però dovranno sempre essere pronti, quando siano comandate cose in contrasto col volere di Dio, a dire: « Giudicate voi, se è giusto nel cospetto di Dio ubbidire a voi, anziché a Dio... bisogna ubbidire a Dio anziché agli uomini » (Atti, 4, 19; 5, 9).