La Vita di Gesù
Uno sguardo sinottico dei quattro vangeli
di Italo Minestroni
VITA PUBBLICA
GESU' GUARISCE UN SORDO MUTO
(Matteo 17, 14-23; Marco 9, 14-29; Luca 9, 37-43)
Mentre Gesù discendeva coi suoi tre
apostoli dal monte, dove era avvenuta la sua trasfigurazione, giunto alle
sue falde si imbattè in una folla numerosa che si agitava e rumoreggiava
intorno a un gruppo di uomini, tra i quali sia Gesù che i tre apostoli
riconobbero alcuni scribi e dottori della legge e gli altri nove apostoli,
che Gesù aveva lasciato ivi, quando era salito sul monte coi tre.
Gli apostoli, gli scribi e i dottori della legge
discutevano animatamente ma l'atteggiamento degli apostoli era un po' confuso,
imbarazzato, come quello di chi è soccombente, mentre i loro avversari
ostentavano con compiacenza la gioia del trionfo.
La folla seguiva attentamente la discussione
ora approvando, ora scuotendo la testa, ma era evidente che la maggior
parte stava con gli scribi e i dottori.
All'apparire di Gesù la discussione cessò,
la folla restò immobile e sbigottita, ma poi tutti rivolsero a lui
i loro sguardi, salutandolo. Gesù passò attraverso i vari
gruppi e si diresse verso gli scribi e i dottori. Quindi rivolgendosi agli
apostoli, disse: «Di che discutevate voi con
loro? ».
Nessuno di loro osava rispondere. Ma, ecco, dalla
folla staccarsi un uomo che si avvicinò a Gesù, cadde in ginocchio
e con voce supplichevole disse: « Maestro,
io t'ho condotto il mio figliolo che è posseduto da uno spirito muto,
e, quando lo spirito del male lo invade, egli cade in convulsioni, getta
gridi, schiuma dalla bocca, digrigna i denti, poi tutte le membra si irrigidiscono,
e, quando il demonio cessa il suo assalto e lo abbandona, egli rimane a
terra come inebetito e stecchito. Ho chiesto ai tuoi apostoli di guarirlo,
scacciando lo spirito maligno dal suo corpo, ma non ci sono riusciti
».
Queste ultime parole del disperato padre gettano
luce sulla situazione. Gli scribi e i dottori menavano trionfo dell'impotenza
degli apostoli e ne davano la responsabilità a Gesù, cercando
di minarne la popolarità e l'opera sua di taumaturgo, sulla quale
si fondava l'autorità del suo insegnamento.
Per questo avevano approfittato dell'occasione
per spargere tra il popolo la sfiducia nei confronti di Gesù,
perché questi insuccessi erano, secondo loro, la prova evidente
che Egli non era il Messia, ma un impostore, un gregario di satana nel
cui nome cacciava i demoni.
Gli stessi apostoli si sentivano scoraggiati
e non sapevano cosa rispondere. Inviandoli in missione, Gesù aveva
dato loro il potere di cacciare i demoni dagli ossessi, e spesso l'avevano
fatto con esito felice. Ma questa volta erano stati impotenti.
Da dove veniva ora il loro scacco? La colpa era
loro, e solamente loro?
Gesù prima di rispondere all'infelice
padre, si lasciò sfuggire parole indignate verso gli scribi e
dottori: «Generazione incredula! Fino a quando
sarò io con voi? Fino a quando vi sopporterò?».
Quindi con voce serena e tranquilla ordinò:
«Conducetemi il malato!».
Glielo condussero. Ma, appena il demonio si trovò
alla presenza di Gesù, scaraventò violentemente per terra
il fanciullo, il quale si contorse e si rotolò, emettendo schiuma
dalla bocca.
Allora Gesù chiese al padre: «
Da quanto tempo va soggetto a questo male? Dalla sua infanzia, fu
la risposta, e molte volte l'ho gettato anche nel fuoco e nell'acqua per
farlo morire. Ma tu, Signore, se puoi fare qualcosa per lui, abbi pietà
di noi e aiutaci!».
Gesù allora, per aprire il cuore del padre
alla speranza, cercò di immettere in lui il germe della fede e gli
disse: «Tu mi dici; se puoi! Ma, io ti dico che
ogni cosa è possibile a colui che crede».
Al suono di quelle parole, quel povero padre,
trasalendo di speranza e di timore, esclamò con tutto l'ardore della
sua anima: «Signore, io credo »,
ma subito, temendo che la sua fede non fosse all'altezza del beneficio,
aggiunse: «Supplisci alla debolezza della mia
fede! ».
Gesù, notando che la folla ingrossava
sempre più ed era tutta attenta, con tono minaccioso e con voce
forte ma sicura, rivolgendosi al demonio, disse: «
Spirito sordo e muto, ti comando: esci da questo fanciullo e non ritornarvi
mai più ».
Subito lo spirito dette in un altissimo grido,
e, straziando forte il fanciullo, uscì da lui, lasciandolo a terra
inerte come un cadavere, tanto che la folla diceva: «
E' morto!».
Ma Gesù si chinò sul fanciullo,
lo prese per mano, lo sollevò e lo restituì sanato al padre.
La folla restò sbalordita sotto l'impressione
della grandezza di Dio.
Non si può negare in questo fatto la realtà
della possessione diabolica, anche se i sintomi descritti dagli evangelisti
si ritrovano nell'epilessia. La sola e vera spiegazione di questo fatto sta
nel modo di operare del demonio, il quale provocava nel corpo del disgraziato
da lui posseduto gli stessi effetti che produce l'epilessia.
L'epilessia è un'affezione del sistema
nervoso e la possessione diabolica è un'azione anormale su questo
stesso sistema. Due cause differenti che agendo in modo analogo sullo stesso
soggetto, producono gli stessi effetti.
Gli antichi chiamavano "lunatici" gli epilettici,
perché ritenevano che le fasi della luna avessero una notevole influenza
sulla crisi del terribile male. E' per questo che anche questo fanciullo
è chiamato dall'evangelista Matteo "lunatico". Solo che egli era
tale per effetto del demonio.
La guarigione di questo ossesso simboleggia
la missione di Gesù in questo mondo e la sua azione su ciascuna
persona. Schiave del demonio, le persone sono sorde che non sentono più
la voce di Dio, mute che non trovano parole per parlare a Dio; sono epilettiche
entro cui le passioni si agitano, si scombussolano, le mettono in convulsioni
prostrandole nella polvere delle frivolezze e vanità terrene, nel
fango del vizio, della prevaricazione e del delitto.
Ma, se vogliono, il Redentore Gesù è
vicino a loro, pronto a prenderle per mano, se hanno fede, e sollevarle
e restituirle a vita rinnovellata e vera.
A questa nuova vita, che è la vita vera,
Gesù ci chiama.
Ascoltiamo la sua voce ed Egli nella nostra
ubbidienza del battesimo ci farà ritrovare quell'equilibrio spirituale,
che è il presupposto per godere della pace, della serenità
dell'anima.