La Vita di Gesù
Uno sguardo sinottico dei quattro vangeli
di Italo Minestroni
VITA PUBBLICA
LA TRASFIGURAZIONE DI GESU'
(Matteo 17, 1-13; Marco 9, 1-13; Luca 9, 28-36)
L'annunzio che Gesù, confessato da
Pietro come Figlio di Dio, e quindi come l'atteso Messia, che aveva suscitato
nell'animo dei dodici apostoli le attese più meravigliose, sarebbe
dovuto cadere nelle mani dei suoi nemici, che lo avrebbero preso, fatto
soffrire molto e condannato a morte, aveva gettato nello scoramento più
profondo i discepoli, i quali, tristi e silenziosi lo seguirono nel suo
ritorno verso la riva del Giordano per raggiungere la Galilea.
Cammin facendo, giunsero alle falde di un alto
monte, probabilmente il Tabor. Su questo monte Gesù riservava ai
suoi discepoli un'altra manifestazione della sua divinità, che li
avrebbe sollevati dallo scoraggiamento in cui erano caduti.
Lasciò allora la folla che lo seguiva
alle falde del monte con nove suoi discepoli e prese con sé solo
Pietro, Giacomo e Giovanni perché fossero testimoni del miracoloso
fatto, che sul quel monte si sarebbe verificato, col quale avrebbe sollevato
un lembo della sua divinità e mostrato che Dio abita in lui.
Le ombre della sera avvolgevano la montagna,
quando Gesù e i tre apostoli raggiunsero la cima. Appena giunti,
Gesù si ritirò alquanto in disparte per pregare.
All'improvviso apparve un bagliore intenso. Fasci
abbaglianti di luce partivano da Gesù, il suo vestito splendeva di
un candore tale, che non hanno né la neve delle alte cime né
il bianco dell'ermellino.
Mentre i tre apostoli guardavano estasiati, videro
apparire ai lati di Gesù due figure, anch'esse trasfigurate. La figura
che stava a destra era Mosè, l'amico il confidente il grande profeta
degli Ebrei, a cui Jahweh aveva dato la missione di fare dei discendenti
di Abramo un popolo, il suo popolo. La figura a sinistra era Elia, il profeta
dalla energia indomabile, dalla parola di fuoco e dal braccio inflessibile.
La loro presenza su quel monte ai lati di Gesù
aveva. in quel particolare momento, un significato della più alta
importanza. Era il riconoscimento ufficiale di Gesù come Messia e
nel contempo significava che Gesù portava a compimento la loro missione
e opera.
Mediante loro due, la Legge e la Profezia riconoscevano
in Gesù l'Inviato del Padre, a cui avevano fatto riferimento tutti
i tipi, figure e profezie dell'Antico Testamento.
Gli apostoli osservavano la scena sbalorditi
e rapiti di ammirazione, non osando fare né un movimento né
pronunziare una parola.
Dopo aver parlato con Gesù, Mosè
ed Elia di dileguarono, e Gesù riapparve come una persona normale,
che stava avanzando verso i tre apostoli. Fu allora che Pietro, ancora tutto
estasiato dalla celestiale visione, disse a Gesù: «
Maestro, stiamo tanto bene qui! Perché non piantiamo tre tende:
una per te, una per Mosè e una per Elia?».
Gesù non rispose alla domanda di Pietro,
alquanto fuori senno nel suo entusiasmo. Ma ecco scendere dal cielo una
nube luminosa, simbolo della presenza di Dio, coprire Gesù e gli
apostoli, mentre si sentì una voce arcana dire:
«Ecco il mio Figlio
diletto, unico oggetto delle mie compiacenze, ascoltatelo»
Così Dio confermava la confessione con
cui Pietro aveva riconosciuto Gesù come Figlio naturale di Dio e
nel medesimo tempo rispondeva all'apostolo che non era più il tempo
di seguire Mosè ed Elia. Essi, come rappresentati della Legge e della
Profezia, avevano adempiuto la loro missione.
Solo Gesù era il messaggero celeste e
lui solo si doveva ascoltare e ubbidire d'ora in avanti. I tre apostoli,
all'udire la voce celeste, caddero con la faccia a terra e furono colti da
grande spavento. Infatti, la presenza di Dio suscita sempre negli esseri
umani sentimenti di timore, al punto che gli ebrei erano convinti che "chi
vede Dio, muore".
Mentre i tre erano ancora inchiodati a terra
terrorizzati, Gesù li scosse leggermente, toccandoli, e disse loro:
«Alzatevi e non abbiate alcun timore
».
Quindi insieme cominciarono a discendere la
montagna, mentre Gesù proibiva loro formalmente di dire ad alcuno
ciò che avevano veduto prima che Lui fosse risuscitato da morte.
Gli apostoli ubbidirono, ma non mancarono di
chiedersi tra loro molte volte: «Che cosa vuol
dire: Prima che il Figlio dell'uomo non sia risuscitato dai morti?
». Infatti non compresero il significato di queste parole. Allora,
raggirando l'ostacolo, proposero a Gesù questa questione: «
Come va che gli scribi e i farisei affermano che prima verrà Elia?
». In due parole Gesù risolve il loro problema: «
Elia è già venuto a preparare la venuta del Messia e i
Giudei non l'hanno riconosciuto né voluto accettare, anzi
gli hanno fatto tutto il male che hanno voluto. Anche il figliuol dell'uomo
dovrà soffrire ugualmente da loro».
Essi, riferisce l'evangelista Matteo, compresero
che Gesù aveva inteso parlare loro di Giovanni il Battezzatore,
ma non compresero ciò che Gesù preannunziava di se stesso.
L'evento della Trasfigurazione di Gesù
rappresenta un velo di cielo che si è scoperto direttamente per i
tre apostoli presenti, indirettamente per tutti noi, perché crediamo
alla personalità divina di Gesù quale brillava nel suo volto,
nella sua persona, nella sua parola e nelle sue opere.
Tutte le circostanze della Trasfigurazione sono
tanto evidentemente miracolose, che nel fondo del nostro cuore non può
non sentirsi un'eco della testimonianza resa dall'apostolo Pietro, molti
anni dopo che il fatto si era verificato, quando, ancora estasiato dal ricordo
della visione, scrisse:
«Non è con
l'andar dietro a favole artificiosamente composte che vi abbiamo fatto
conoscere la potenza e la venuta del nostro Signore Gesù Cristo,
ma perché siamo stati testimoni oculari della sua maestà.
Poiché Egli ricevette da Dio Padre gloria e onore, QUANDO GIUNSE
A LUI QUELLA VOCE DALLA MAGNIFICA GLORIA: QUESTO E' IL MIO DILETTO FIGLIUOLO
NEL QUALE MI SONO COMPIACIUTO. E NOI STESSI UDIMMO QUELLA VOCE, CHE VENIVA
DAL CIELO, QUAND'ERAVAMO CON LUI SUL MONTE SANTO» (2 Pietro
1, 16-18)