La Vita di Gesù
Uno sguardo sinottico dei quattro vangeli
di Italo Minestroni
VITA PUBBLICA
LA CONFESSIONE DI PIETRO SU GESU' QUALE FIGLIO
DI DIO
(Matteo 16, 13-23; Marco 8, 27-33; Luca 9,
18-22)
Si trovava un giorno Gesù dalle parti
di Cesarea di Filippo, molto a nord del lago di Galilea, dove era giunto
dopo aver predicato nei dintorni di Tiro e Sidone.
Essendo lontano dalla folla e in compagnia
dei suoi discepoli, ritenne, durante il cammino, che fosse giunto il momento
di sondare quale idea i suoi discepoli si fossero fatta di Lui, dopo tanti
mesi passati insieme e dopo la prova di tanti miracoli da Lui data.
Per introdurre il discorso, perciò,
chiese loro: «Chi dice la gente che sia il Figliuol
dell'uomo? ». Il temine "Figliuol dell'uomo" faceva riferimento
all'essere divino che il profeta Daniele aveva visto circa sei secoli prima,
durante una visione, ricevere dal vegliardo, seduto sul trono a raffigurante
Dio. « dominio, gloria e regno perché
tutti i popoli e tutte le nazioni e lingue lo servissero: il suo dominio
è un dominio eterno, che non passerà, e il suo regno, un regno
eterno che non sarà distrutto » (Daniele 7, 13-14).
Visione da tutti intesa come profezia del futuro
Messia e del suo regno.
Alla domanda di Gesù gli apostoli risposero,
riferendo le differenti opinioni che il popolo si era formato sul Messia:
alcuni dicono che il Messia sia Giovanni Battista, che con la sua vita
austera e la sua parola di rampogna dei vizi e costumi del tempo aveva
lasciato un ricordo indelebile; altri (essi aggiunsero) pensano che sia
Elia, il profeta, salito al cielo in un turbine su un carro di fuoco, trascinato
da cavalli di fuoco (2 Re 2, 11) e di cui, perciò, il popolo attendeva
il ritorno o la riapparizione da un momento all'altro; altri ancora (continuarono
gli apostoli) pensano che sia Geremia oppure uno dei profeti, perché
Geremia, secondo la tradizione popolare, aveva sottratto alle profanazioni
del vincitore, durante la distruzione di Gerusalemme, l'arca santa, nascondendola
in una grotta del monte Nebo, e perciò si pensava da alcuni che
dovesse ritornare sulla terra per riportare l'arca santa al suo posto nel
tempio.
Ma, non presentando alcuna di queste opinioni
carattere di certezza, alcuni trovarono più saggio l'ammettere,
senza però precisare, la riapparizione di qualcuno degli antichi
profeti.
Gesù si mostrò insoddisfatto
e indifferente a questa risposta. A Lui interessava conoscere il pensiero
dei Dodici, e chiese pertanto loro: «Ma voi,
chi dite che io sia?»
I Dodici esitavano, non sapendo che rispondere..
Fu allora Simon Pietro che in uno dei suoi slanci di generoso amore e
di profonda stima per il Maestro, disse: «Tu
sei il Cristo, il Figliuol dell'Iddio vivente», probabilmente
senza rendersi pienamente conto della profondità, della esattezza
e dell'importanza del riconoscimento fatto.
A questa inattesa confessione dell'apostolo,
Gesù si esaltò e si commosse.
Proclamò «
beato», cioè felice, Pietro, perché questa
intuizione e riconoscimento non aveva potuto averli per conoscenza umana,
ma solo per rivelazione del Padre che è nei cieli. Quindi solennemente
aggiunse: «E io altresì ti dico: Tu
sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa».
Simone, figliuolo di Giona, è "Pietro",
cioè un piccolo sasso mobile, ma la verità da lui confessata
che "Cristo è il Figliuol di Dio" è la "pietra" o
roccia inamovibile e incrollabile su cui si innalzerà la Chiesa,
che Cristo fonderà.
Infatti la confessione che "Cristo è
Figlio di Dio" sarà la qualifica che accrediterà tutti i suoi
discepoli come "cristiani".
E la Chiesa che Gesù fonderà
sarà talmente stabile «che le porte dell'Ade
», o potenza delle tenebre, per quanti assalti le muovano «
non la potranno vincere ». La Chiesa di Cristo sarà
quindi indefettibile nella sua dottrina, stabile nella sua istituzione
nei secoli.
Quindi Gesù passa a premiare Pietro
per la sua confessione. A lui, che per primo, ispirato da Dio, lo ha riconosciuto
pubblicamente come Figlio di Dio Gesù promette «
di dare le chiavi del Regno dei cieli; e tutto ciò che avrai
legato sulla terra, sarà legato nei cieli, e tutto ciò che
avrai sciolto sulla terra sarà sciolto nei cieli».
Con la metafora delle chiavi, Gesù promette
a Pietro che sarà lui ad aprire o chiudere le porte della Chiesa,
cioè a stabilirne le leggi di ingresso e di esclusione.
Il che Pietro fece lo stesso giorno della prima
Pentecoste cristiana, quando dopo aver predicato agli ebrei Cristo da
essi crocifisso, ma da Dio fatto risorgere ed esaltato in cielo, ad essi
che, toccati dalle sue parole gli chiedevano: «
Che dobbiamo fare?», rispose: «
Ravvedetevi e ciascun di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo
per la remissione dei peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito
Santo... E quelli che accettarono la sua parola furono battezzati; e in
quel giorno furono aggiunte a loro circa tremila persone»
(Atti 2, 14-41).
Così Pietro aprì le porte della
Chiesa agli ebrei credenti, e le chiuse agli increduli e ostinati.
Fu anche lui, per questa promessa di Cristo,
ad essere colui che venne chiamato, per suggerimento dell'angelo, dal
centurione Cornelio, pagano, a Cesarea perché «
parlasse delle cose per le quali sarai salvato tu e tutta la casa
tua » (Atti 11, 14).
E Pietro, recatosi da Ioppe a Cesarea, entrò
nella casa di Cornelio, annunziò a lui e alla sua famiglia Cristo,
e, a seguito della loro fede, «comandò
che fossero battezzati nel nome di Gesù Cristo», aprendo
le porte della Chiesa anche ai gentili (Atti cap. 10).
Così Pietro usò per primo le
chiavi del Regno dei cieli, e dietro il suo insegnamento ed esempio, quanti
vogliono attraverso i secoli diventare cristiani avranno le porte della
Chiesa aperte, se sottostaranno alle norme date da Pietro.
Al termine di questo colloquio di Gesù
coi dodici, Egli vietò loro non solo di dire ad alcuno che Egli
era il Cristo, ma colse anche l'occasione per annunziare loro che il figliuolo
di Dio, riconosciuto da Pietro, «doveva andare
a Gerusalemme e soffrire molte cose dagli anziani, dai capi sacerdoti
e dagli scribi, ed essere ucciso, e risuscitare il terzo giorno».
Fu questo il primo dei tre annunzi della sua
passione fatti ai discepoli.
Ma, perché, potrebbe chiedersi qualcuno,
ha fatto questo annunzio proprio in quella circostanza, mentre i suoi
discepoli erano euforici per avere in Gesù il Cristo, il Figliuolo
di Dio?
Altra ragione non c'è che quella di
togliere dalla loro mente che Gesù non era il Messia glorioso, potente
che avrebbe edificato un regno terreno, quale essi si aspettavano, ma era
un Messia venuto per soffrire, per versare il suo sangue a redenzione dell'umanità,
a morire per la salvezza del mondo. Ma che poi sarebbe risorto!
A questo annunzio i dodici rimasero muti, addolorati,
costernati. Tutte le loro speranze svanivano come pula al vento. Avevano
abbandonato tutto per seguire un Messia trionfatore glorioso ed ora si
ritrovavano un Inviato del cielo che doveva soffrire, morire, essere sconfitto
e vinto dalle autorità ebraiche.
Fu Pietro ancora una volta che ebbe la forza
di prendere la parola e incominciò a dirgli che non doveva dire
queste cose, perché sono cose che a Dio non piacciono e non potranno
accadere mai; «Pietro trattolo in disparte,
cominciò a rimproverarlo, dicendo; Tolga ciò Iddio, Signore;
questo non ti avverrà mai». E nella sua voce c'era
biasimo e rimprovero.
«Ma Gesù,
rivoltosi, disse a Pietro: Vattene via da me, Satana; tu mi sei di scandalo.
Tu non hai il senso delle cose di Dio, ma delle cose degli uomini
».
Perché questo parlare così duro?
Pietro in quel momento faceva la parte di Satana. Come Stana nella triplice
tentazione aveva cercato di sviarlo dalla via che Dio gli aveva tracciato,
via di dolore e di morte per redimere il mondo, onde fargli seguire un'altra
via, quella del trionfo e della gloria, che Satana stesso gli proponeva,
così Pietro faceva ora la parte di Satana ed era per Gesù
una pietra di scandalo, di inciampo, mostrandosi pronto ad accettare un
Messia glorioso ma non un Messia sofferente soggetto a morte secondo il
volere del Padre. dimostrando così di non avere il senso del piano
divino di redenzione, ma quello delle cose umane. Così bruscamente
e impensatamente si chiude il fatto della confessione di Pietro.