La Vita di Gesù
Uno sguardo sinottico dei quattro vangeli
di Italo Minestroni
VITA PUBBLICA
LA PAROLA DI DIO E LE TRADIZIONI DEGLI UOMINI
(Matteo 15, 1-10; Marco 7, 1-23)
Mentre Gesù era a Cafarnao, dove aveva
parlato di sé alla folla come "pane di vita", vi giunsero da Gerusalemme
alcuni emissari segreti del Sinedrio, cioè del Gran Consiglio degli
Ebrei, mandati per spiare le sue parole e il suo comportamento.
Essi si confondono tra la folla degli ascoltatori
di Gesù e cercano di coglierlo in fallo, onde avere un motivo per
condannarlo a morte.
Un giorno, vedendo che i discepoli di Gesù
prendevano cibo senza lavarsi le mani, quegli scribi e farisei si mostrarono
scandalizzati, e dissero a Gesù: «Perché
i tuoi discepoli trasgrediscono la tradizione degli antichi? Poiché
non si lavano le mani, quando prendono cibo».
Queste "tradizioni degli antichi" erano molte
e varie, ma venivano in primo ordine le abluzioni, i precetti e le regole
concernenti l'impurità e le purificazioni. Secondo la legge di Mosè
alcune malattie o infermità, alcuni volontari errori, alcuni accidenti
naturali, anche atti onesti e necessari, costituivano per coloro che li subivano
o li permettevano una impurità legale, che li escludeva dalle cerimonie
e dalle pubbliche riunioni anche della sinagoga, finché non fossero
guariti e non si fossero purificati a norma di legge.
L'impurità era ritenuta contagiosa: si
comunicava all'abitazione, ai vestiti, agli utensili delle persone contaminate,
e questi oggetti trasmettevano, a loro volta, l'impurità a coloro
che li toccavano.
Nell'intendimento di Mosè, queste prescrizioni
erano al tempo stesso misure di precauzione di igiene e dei riti religiosi.
Simboleggiavano, infatti, e ricordavano le macchie dell'anima contratte col
peccato e la necessità di purificazione con la penitenza e il ravvedimento.
Questa molteplicità dei casi di impurità
legale rendeva quasi impossibile agli Ebrei il sapere se fossero puri o impuri,
al punto che essi per una certa tranquillità di coscienza avevano
spinto l'uso delle abluzioni fino all'esagerazione, attaccandosi a queste
osservanze come al patrimonio più prezioso dei loro antenati.
Pertanto l'accusa, rivolta ai discepoli, di disprezzare
"le tradizioni degli antichi" era gravissima agli occhi del popolo. Gesù
se ne rese conto e rispose contrattaccando:
«E voi come osate
trasgredire il comandamento di Dio per rispettare le vostre tradizioni? In
nome di Dio Mosè ha detto: Onora tua padre e tua madre; chi maledice
il padre o la madre sia punito con la morte.. Voi invece, scribi e farisei
ipocriti, affermate che, se uno dice al padre o alla madre quello con cui
dovrei sostenerti nella tua vecchiaia lo do in offerta di sacrificio a
Dio, egli è dispensato dall'aiutare i suoi genitori. Così
voi, continuò Gesù, stracciate, annullate il comandamento
di Dio, che ordina ai figli di assistere i genitori nella loro vecchiaia,
se ne hanno bisogno, per osservare una tradizione che vi siete fatta voi
stessi. Siete davvero degli ipocriti. Perciò bene ha scritto di voi
il profeta Isaia (29, 13): QUESTO POPOLO MI ONORA CON LE LABBRA MA IL SUO
CUORE E' LONTANO DA ME, MA VANO E STERILE E' IL LORO CULTO, SEGUENDO DOTTRINE
UMANE, PRECETTI UMANI ».
Dopo questa forte replica agli scribi e farisei,
con cui Gesù ha mostrato come il rimprovero fatto ai discepoli di
mangiare cibi senza lavarsi le mani è senza fondamento, Gesù
chiama a sé la folla e continua dicendo che il cibo non può
contaminare l'uomo: l'alimentazione è un'azione necessaria, che la
natura esige e Dio vuole.
La radice e il principio della colpa che contamina
l'uomo, si trovano nell'intimo stesso dell'uomo, nella sua coscienza. E'
da lì che partono tutte le azioni peccaminose dell'uomo: pensieri malvagi,
omicidi, adulteri, fornicazione, furti, false testimonianze, diffamazioni
e così via.
I farisei e gli scribi erano colpevoli, dunque.
Venti volte al giorno si lavavano le mani per timore di aver contratta qualche
impurità, mentre ogni giorno non esitavano di caricare le loro coscienze
di gravi sozzure, trasgredendo i comandamenti della legge di Dio.
Ma il loro castigo era vicino, perché
disse ancora Gesù: «Ogni pianta che
il Padre mio celeste non ha piantato sarà sradicata. Essi
(gli scribi ed i farisei) sono ciechi e guide di ciechi,
or se un cieco guida un altro cieco, ambedue cadono nella fossa».
Quante volte, purtroppo, anche oggi la gente
dà più importanza, in fatto di religione, alle tradizioni umane
che all'insegnamento di Dio.
Quante cose in religione non si fanno per tradizione?
Queste tradizioni umane, questi precetti umani
sono penetrati in tutte le Chiese che si dicono cristiane e sono divenuti
preminenti, soffocando e annullando il vero insegnamento di Dio, datoci tramite
Gesù Cristo e gli apostoli.
Gesù ammonisce che, se seguiamo le tradizioni
e i precetti umani, mentre ci diciamo cristiani e suoi discepoli, il nostro
culto a Dio è vano.
Sfoltiamo la nostra fede da tutto questo ciarpame
che la snatura e la appesantisce, se vogliamo essere veramente solo cristiani.
Non accettiamo supinamente alcuna dottrina del
Cristianesimo senza essercene personalmente resi conto mediante lo studio
della Parola di Dio.
Allora, come dice Gesù "non cammineremo
nelle tenebre" ma avremo la luce della vita.