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di Italo Minestroni
Un giorno Gesù raccolse intorno a sé i dodici apostoli: erano operai, pescatori, barcaioli e un doganiere. E dopo aver ricordato loro che : «Ben grande è la messe, ma pochi sono gli operai» e che perciò pregassero «il Signore della messe che spinga degli operai nella sua messe», perché « le turbe sono stanche e sfinite, come pecore che non hanno pastore » (Matteo 9, 35-38), «diede loro potestà di cacciare gli spiriti immondi e di sanare qualunque malattia e qualunque infermità» e li inviò in missione per annunziare «e predicare il Regno di Dio dando loro queste istruzioni».
1) la loro attività doveva essere diretta «piuttosto alle pecore perdute della casa d'Israele », e non ai gentili né ai Samaritani. Israele era il popolo della promessa e del Regno Messianico e a lui doveva essere diretta la prima predicazione o annunzio di esso. Per questo Gesù limitò la sua missione terrena agli ebrei. Così dovevano comportarsi gli apostoli. Solo dopo che Israele avesse rifiutato il Regno, essi si dovranno rivolgere ai pagani (vers. 6).
2) La loro missione è analoga a quella di Gesù (Matteo 4, 17), e cioè: « Predicate e dite: il Regno dei cieli è vicino» e manifestare l'approssimarsi della venuta di questo Regno « sanando gli infermi, risuscitando i morti, mondando i lebbrosi, cacciando i demoni». E non dovevano per questa loro opera taumaturgica esigere alcun pagamento, perché «gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (ver. 7-8).
3) Alla gratuità del servizio si accompagna il diritto di ricevere vitto e alloggio.. perciò l'apostolo non deve procurarsi denaro o vestiario superfluo, cioè « non fare provvigione né d'oro, né d'argento, né di rame, né di sacco da viaggio, né di tuniche, né di calzari, né di bastone» (vers. 9-10), perché l'apostolo deve svolgere la sua missione con l'atteggiamento riverente del pellegrino, non come un esploratore o un "commando" in terra nemica. « L'operaio, infatti, è degno del suo nutrimento».
4) Quindi Gesù annuncia alcune norme,
a cui devono attenersi i predicatori del Vangelo:
a) Cercare una famiglia degna, cioè aperta
alla predicazione del Vangelo (v. 11);
b) rimanerci stabilmente, non ricercando l'ospitalità
più confortevole (ivi);
c) salutare, entrando, la casa, cioè
i suoi abitanti. Il saluto era questo: "Shalom (cioè, pace, salvezza,
salute: Luca 10, 5) su questa casa": espressione che non era soltanto augurio,
ma anche la concreta benedizione, purché il destinatario sia degno.
Ma se il destinatario non ne è degno «
la vostra pace torni a voi» (v. 12-13).
d) «Se alcuno non
vi riceve né ascolta le vostre parole, uscendo da quella casa o da
quella città, scuotete la polvere dai vostri piedi» (v.
14), come pubblica testimonianza della mancanza di ogni comunione: quella
città o quella famiglia non appartengono più ad Israele, ma
al paganesimo. Abbiamo qui il germe della dottrina del vero Israele, che
non è tale per motivi razziali, ma per la fede nel Messia. Coloro che
li avranno rifiutati, città o famiglia, il giorno del giudizio «
saranno trattate con più rigore di Sodoma e Gomorra»
(v. 15).
5) Israele non si limiterà a rifiutare la predicazione apostolica, ma manifesterà un'ostilità che Gesù raffigura nell'immagine «delle pecore (gli apostoli) mandate in mezzo ai lupi». In siffatte condizioni i predicatori devono essere « prudenti», cioè assennati, giudiziosi « come serpenti e semplici», cioè schietti, senza falsità «come colombe» (v. 16). In breve, il predicatore del Vangelo del Regno non deve adoperare i metodi dei figli delle tenebre, ma essere abbastanza intelligente e sveglio da non lasciarsi ingannare.
6) Inoltre, « guardatevi dagli uomini», cioè da quelli non rigenerati dalla grazia, dai nemici di Dio. Essi li sottoporranno a processi, condanne e perfino al martirio, ma questi non saranno avvenimenti casuali, perché «serviranno di testimonianza» di Gesù come Messia, testimonianza che giungerà così fino «a loro e ai gentili» (vers. 17-18).
7) Il predicatore arrestato a causa dell'Evangelo non si deve preoccupare «del come parlerà o di quel che avrà a dire», perché non è solo; in quei casi egli conoscerà l'assistenza « dello Spirito del Padre vostro che parla in voi» e gli darà le parole adatte a pronunciare (vers. 19).
8) L'annunzio di Gesù come Messia e del suo Regno può suscitare, invece della fede, la più cruda e totale opposizione anche da coloro che sono uniti al predicatore da affetti e legami terreni; padre, figliuolo, fratello, genitori... i quali potranno perfino giungere «a farli morire». E conclude Gesù questa parte misteriosa del suo discorso, dicendo: «E sarete odiati da tutti a cagione del mio nome; ma chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato »: la persecuzione quindi sarà un vaglio: la salvezza è promessa solo a coloro che saranno perseveranti.
9) Se il predicatore deve essere pronto ad affrontare perfino la morte per l'Evangelo, la prudenza del serpente deve anche consigliarlo a non esporsi inutilmente o per vanagloria, ma a fuggire «da una città all'altra». Al consiglio Gesù aggiunge una promessa: che il numero delle città, in cui trovare rifugio, non si esaurirà « prima che il Figliuol dell'uomo sia venuto» per liberare il suo messaggero (vers. 23).
10) Gesù cita il proverbio: « un discepolo non è da più del maestro, né un servo da più del suo padrone», non solo per l'ovvio appello all'umiltà rivolto ai discepoli, ma anche per il parallelo che Gesù stabilisce fra il suo insegnamento e la sua signoria: egli si definisce "maestro e signore". Essere discepoli del Maestro equivale a riconoscersi servi (schiavi) del Signore. Con questo spirito essi dovranno andare incontro alle difficoltà che si frapporranno, perché « se hanno chiamato Beelzebul il padrone, cioè Gesù, quanto più chiameranno così quei di casa sua», cioè i suoi discepoli (vers. 24-25).
11) Accomunati a Cristo nella reiezione e nella sofferenza, i messaggeri del Vangelo non devono perciò temere; come le cose dette in segreto finiscono per diventare palesi, anche l'annunzio del Regno, dato da Gesù anzitutto privatamente ai discepoli, deve, per mezzo loro, essere divulgato pubblicamente: « Non v'è niente di occulto che non abbia a venire a notizia », perciò «quello che vi dico nelle tenebre... predicatelo sui tetti» (vers. 26-27).
12) I persecutori non sono da temere, perché possono mettere fine alla vita del corpo, ma non « dell'anima». Su di essa non hanno potestà gli uomini, e può essere fatta perire col corpo nella Geenna non da Satana, ma da Dio, il quale soltanto ha quella potestà. Lui solo quindi deve essere temuto (vers. 28).
13) Chi vive in questo timore di Dio, sa che la sua vita è nelle mani di Dio salvatore, la cui provvidenza si estende ai dettagli più minuti dell'esistenza, cioè ai passeri e ai capelli: quanto più dunque si estenderà alla vita dei suoi figliuoli! «Voi siete da più di molti passeri e i capelli del vostro capo sono tutti contati» e nessuno ne cade senza il volere del Padre vostro (vers. 29-31).
14) Segue la conclusione sulla fedeltà (vers. 32-33) sia dei predicatori che di tutti i discepoli. Da prima abbiamo una promessa di una grazia infinitamente superiore alle umane realizzazioni: alla testimonianza di Cristo fatta dal discepolo « davanti agli uomini», corrisponderà la testimonianza di Cristo «davanti al Padre mio che è nei cieli»; al contrario, Gesù fa un serio richiamo alle gravi conseguenze del rinnegamento del suo Nome davanti agli uomini, affermando «anch'io rinnegherò lui davanti al Padre mio che è nei cieli».
15) Rottura dei legami familiari (vers. 34-35): l'Evangelo e la sua accettazione dividono gli uomini, dividono le stesse famiglie, perché non si può rifiutare di prendere posizione, perché, afferma Gesù: «Non sono venuto a mettere pace, ma spada», frase che non esprime lo scopo della sua venuta e della sua opera, ma le conseguenze in forma diretta (« son venuto a dividere il figlio da suo padre, la figlia da sua madre e la nuora dalla suocera») o simbolica (« son venuto a metter spada»). Perché ammonisce Gesù: «I nemici dell'uomo saranno quelli di casa sua »: Gesù stesso ha esperimentato nella sua persona questa verità durante la sua vita terrena, quando « i suoi fratelli non credevano in lui» (Giovanni 7, 57), e quando madre e fratelli «cercarono di impadronirsi di lui, perché dicevano: E' fuor di sé» (Marco 3, 21.31), per distoglierlo dalla sua missione. La stessa sorte tocca, purtroppo, a molti che si decidono a seguire Gesù: i primi oppositori li trovano il più delle volte in seno alla stessa famiglia, che mette avanti il rispetto delle tradizioni, l'impressione presso la gente ecc...
16) Condizioni del discepolato (vers. 37-39): il discepolo, dovendo scegliere fra la lealtà al Regno di Dio e quella alla famiglia, deve saper sacrificare la seconda alla prima « per essere degno di Lui», Gesù. E' questa « una croce», che il discepolo deve portare per seguire il Maestro, essendo sempre pronto a rispondere ai suoi familiari: « Non sapete che io doveva occuparmi delle cose del Padre mio?» come fece Gesù (Luca 2, 49). Solo così, dando ai legami terreni il loro valore, il discepolo «troverà la vera vita».
17) Conclusione del discorso (vers. 40-42): ricevere i messaggeri di Cristo è ricevere Cristo stesso ed in definitiva ricevere Dio (cfr. Giovanni 13, 20). Chi riceve colui che parla a nome di Dio («profeta»), semplicemente in quanto tale, riceverà nell'età a venire un premio pari a quello del suo ospite; chi riceve un giusto, cioè un credente di segnalata pietà, avrà lo stesso premio di lui. E vi è anche una ricompensa per colui che ha anche un solo gesto di bontà « soltanto un bicchier d'acqua» verso il più umile dei credenti, appunto perché è un credente o discepolo di Cristo.
«Terminato che Gesù ebbe di dare queste istruzioni agli apostoli, partì di là per insegnare e predicare nelle loro città» (Matteo 11, 1)
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