La Vita di Gesù
Uno sguardo sinottico dei quattro vangeli

di Italo Minestroni


VITA PUBBLICA
LA SECONDA VISITA DI GESU' A NAZARETH
(Matteo 13, 53-58; Marco 6, 1-6)

Gesù ritenne giunto il momento di lasciare un po' Cafarnao, in cui aveva posto il suo soggiorno ordinario dall'inizio del suo pubblico ministero, per visitare di nuovo Nazareth, la sua patria, il luogo dove aveva trascorso quasi trent'anni, dove abitavano sua madre, i suoi fratelli e le sue sorelle, dove nella bottega del padre Giuseppe aveva lavorato da carpentiere o falegname per tutti quegli anni. Non dimenticava che la sua precedente visita alla città diciotto mesi prima, all'inizio del suo ministero pubblico, era stata molto burrascosa, perché i concittadini si erano rifiutati di accettarlo come Messia e non avevano dato ascolto al suo monito sui castighi che gravavano sugli increduli.
Allora una folla furibonda l'aveva trascinato fino alla sommità della roccia, che domina la città, per precipitarlo giù, ma Egli era prodigiosamente scampato alla morte con l'eclissarsi dalla loro vista. Ora però le circostanze erano cambiate. La sua fama si era largamente diffusa. Tutti parlavano del dottore, del profeta, del taumaturgo. Gli abitanti di Nazareth si sentivano fieri del loro compatriota. E Gesù approfitta di questa loro felice disposizione per offrire loro una seconda volta la salvezza.
Il giorno di sabato, all'ora del sevizio religioso, si reca alla sinagoga, gremita di gente. All'invito del presidente dell'assemblea, Gesù sale alla tribuna, spiega il rotolo della Legge e dei profeti, che l'hazzan o sacrista gli ha offerto, legge i versetti stabiliti in quel giorno, ripiega il rotolo «e si mise ad insegnare », a spiegare cioè il testo che ha letto. I suoi uditori sono profondamente stupiti del suo insegnamento e vanno dicendo tra loro:
«Donde ha costui queste cose? E che sapienza è questa che gli è data? E che cosa sono cotali opere potenti fatte per mano sua? Non è costui il figlio del falegname e falegname lui stesso? Sia madre non si chiama ella Maria e i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle non sono tutte fra noi? Donde dunque vengono a lui tutte queste cose? E si scandalizzavano di lui».
Per gli abitanti di Nazareth, quindi, Gesù è piuttosto oggetto di scandalo, perché non se la sentono di ammettere che quell'uomo di così umili origini è il Messia atteso, e perciò gli negano ancora la loro stima e fiducia.
Questa loro incredulità colpisce il cuore di Gesù, il quale, rivolgendosi a loro con parole di bontà ma ferme, dice: «Un profeta non è sprezzato che nella sua patria e nella sua famiglia». E non potè compiere in mezzo a loro «molte opere potenti a cagione della loro incredulità». Quindi lasciò ancora Nazareth con grande delusione e amarezza.

Questo episodio del Vangelo ci suggerisce due riflessioni:

La prima: Gesù è detto "il figliuol del falegname", perché certamente Egli aiutò il padre nel suo lavoro, mostrando così come davanti a Dio non c'è lavoro che non sia onorifico. Tutti i lavori hanno la stessa dignità, purché fatti con onestà;

La seconda: ci viene suggerita dal comportamento degli abitanti di Nazareth. Gesù si presenta a loro come il Messia, dopo aver dimostrato questa sua qualifica con una dottrina meravigliosa e con una sapienza prodigiosa, come gli stessi Nazaretani ammettono, e dopo aver compiuto miracoli portentosi, la cui fama era giunta a loro conoscenza. Sarebbe stato loro facile perciò dire: Sì Gesù è veramente il Messia, l'Inviato di Dio, che parla ed opera per bocca Sua e mediante le Sue mani.

Purtroppo, è un ragionamento che essi non hanno fatto, perché l'accettare o il rifiutare Cristo non è stata per loro una questione d'intelligenza e di verità, ma di sentimento e di interesse.
Insomma, non l'hanno accettato e l'hanno respinto unicamente perché è il figlio di un falegname.
E' stato certo un pretesto, un pretesto frivolo, ma benevolo per loro perché lusingava i loro pregiudizi e le loro passioni.