La Vita di Gesù
Uno sguardo sinottico dei quattro vangeli
di Italo Minestroni
VITA PUBBLICA
GESU' GUARISCE DUE CIECHI E UN INDEMONIATO MUTO
(Matteo 9, 27-34)
Era giorno avanzato, quando Gesù, uscendo
dalla casa del capo della sinagoga di Cafarnao, Jairo, dove aveva risuscitato
la figlia, si diresse con i discepoli verso la casa, in cui era solito alloggiare
allorché era in città.
Ad un tratto si sente un grido, lanciato da
due distinte voci: «Abbi pietà di noi,
o figliuolo di Davide!». Erano due ciechi che imploravano
la guarigione. Gesù sembrò non sentirli, e i due disgraziati
continuarono a gridare la loro implorazione.
La cecità, mi sembra, l'infermità
che Gesù ha guarito più spesso. L'esistenza di un gran numero
di ciechi in Oriente, è perché nell'aria c'è quasi
sempre una polvere finissima, ardente, che proviene dal deserto e penetra
negli occhi, dove, favorita dalla mancanza di igiene opportuna, si ferma
e provoca infiammazioni dolorose, che spesso conducono alla cecità.
Un'altra causa che favorisce il diffondersi di
questo male è l'abitudine di dormire durante la bella stagione all'aria
aperta o almeno senza riparo adeguato contro il freddo e la rugiada della
notte.
Inoltre questa cecità è l'immagine
perfetta dell'accecamento dello spirito, che Gesù, luce del mondo,
è venuto a debellare, strappando i pesanti e spessi veli dell'ignoranza,
dell'errore e della corruzione, che impediscono alle persone la visione
degli splendori della verità.
Reca meraviglia che i due ciechi implorino Gesù
come "Figliuolo di Davide" per avere la guarigione. Era questo un titolo
che allora nessuno del popolo dava a Gesù. Tutti però sapevano
che il Messia avrebbe goduto di questo più bel titolo di nobiltà,
che vi fosse allora in Israele.
Egli infatti doveva essere un discendente di
Davide. E Gesù lo era per parte del padre Giuseppe (Giovanni 7,
41-42).
I due, fisicamente ciechi, ma spiritualmente
illuminati, proclamano, senza essere suoi discepoli, che Gesù è
il Messia.
Appena entrato in casa, lungi da sguardi e orecchi
indiscreti, i due ciechi si avvicinano a Gesù, il quale chiede loro:
«Credete voi che io possa fare questo?
essi gli rispondono: Sì, o Signore!
».
Allora Gesù tocca loro gli occhi dicendo:
«Vi sia fatto secondo la vostra fede
».
E d'un lampo i loro occhi si aprirono, e Gesù
con severo tono di voce disse loro: «Guardate
che nessuno lo sappia», Ma quelli, andatisene, sparsero la
fama di lui per tutto quel paese.
Sottolineiamo l'importanza delle parole di Gesù:
"Credete voi che io possa fare questo?".
Dall'inizio del suo ministero Gesù non
ha mai cessato di appellarsi ai suoi miracoli come a una testimonianza
autentica della sua missione, e il popolo semplice e retto si lasciava
convincere da questo argomento di buon senso.
Gli intellettuali di allora, farisei, scribi
e dottori della Legge, turbati nella loro ambizione da questo movimento
popolare attorno a Gesù, risolvettero di arrestarlo, e dall'alto
della loro scienza, in ragione dell'autorità religiosa che esercitavano
sul popolo, cercarono di diffondere la calunnia che Gesù era un
indemoniato, che cacciava i demoni in nome e per il potere di Satana.
Sapevano bene, infatti, che una volta accolta questa scusa, il popolo semplice
non avrebbe mancato di trarne le conclusioni generali e cioè che
tutte le opere meravigliose di Gesù avevano per autore Satana, e
che quindi, lungi dall'essere inviato da Dio, era il nemico di Dio e d'Israele,
suo popolo.
E questa calunnia essi ripeterono subito dopo
la guarigione dei due ciechi, allorché gli venne presentato «
un uomo muto indemoniato», da cui Gesù cacciò
il demonio e «il muto parlò».
La folla allora, stupita, disse: «
Non si è mai vista una cosa simile in Israele».
Ma i farisei, probabilmente presenti al fatto,
cercarono di smorzare l'entusiasmo della folla, ripetendo ancora: «
Egli caccia i demoni per l'aiuto del principe dei demoni».
Calunnia abile, senza meno, che Gesù approfitta
di tutte le occasione per ribaltare.
A questo, infatti, mirava la domanda rivolta
ai due ciechi: "Credete voi che io possa fare questo?", vale a dire: credete
voi che io abbia il potere di ridarvi la vista? Non già un potere
preso in prestito, un potere ottenuto in forza di un patto con qualche potenza
occulta, diabolica: no, ma un potere personale, di cui dispongo a mio grado,
un potere sovrano, indipendente, divino. Tale è il potere su cui
domanda ai due ciechi una professione di fede esplicita e solenne.
E tale è il potere che Egli ha sempre
esercitato.
Ed essi, semplici, buoni puri di cuore hanno
risposto: "Si, o Signore!", mentre i dotti, i sapienti, tronfi della loro
intelligenza e conoscenza non giungono a intuire le meraviglie del Cristo
e del Regno dei cieli.
La superbia, infatti, è la causa di ogni
rovina, e la scienza, se non è pervasa di umiltà, gonfia,
come dice Paolo (1 Corinzi 8, 1), porta le anime alla rovina.