La Vita di Gesù
Uno sguardo sinottico dei quattro vangeli

di Italo Minestroni


VITA PUBBLICA
LA GUARIGIONE DELL'EMOROISAA E LA RESURREZIONE DELLA FIGLIA DI JAIRO
(Marco 5, 21-43; Matteo 9, 18-26; Luca 8, 40-56)

Al suo ritorno dalla visita a Gerasa nella regione della Perea, Gesù, nello scendere dalla barca trova una gran folla festante ad aspettarlo.
Ma ecco che tra la folla avanza un uomo col volto abbattuto, il cuore pieno di tristezza e gli occhi gonfi di lacrime. Giunto vicino a Gesù, gli si getta ai piedi (era questo tra gli Ebrei il segno del più profondo rispetto) e con voce rotta dall'emozione e dai singhiozzi, gli dice: «La mia figliuola, la mia unica figliuola è agli estremi. Vieni a mettere sopra lei le mani, affinché sia salva e viva». La piccola in fin di vita aveva dodici anni.
Gesù non dice parola. Sa che quell'uomo è uno dei personaggi più ragguardevoli della città, ed è il capo della locale sinagoga di Cafarnao. Era stato lui in questa qualifica, che gli aveva dato facoltà di parlare in pubblico al popolo riunito nella sinagoga. Il suo nome era Jairo.
Perciò Gesù si avvia verso la casa di Jairo, seguito da una gran folla.
Mescolata alla folla Lo seguiva una donna ammalata «da dodici anni di un flusso di sangue », che  le impediva di partecipare, essendo impura, alle riunioni religiose e la obbligava nella vita sociale e privata a un mucchio di umilianti precauzioni, restrizioni e dolorose privazioni, perché l'opinione pubblica attribuiva il suo male a cattiva condotta.
Essa «aveva molto sofferto da molti medici, ed aveva speso tutto il suo, in medici e medicine, senza alcun giovamento, anzi era piuttosto peggiorata».
Avendo inteso parlare di Gesù, si era unita alla folla e, timida ed esitante, andava ripetendo a se stessa: « Se riesco a toccare non foss'altro che le sue vesti, sarà salva ». Infatti, come tutti gli ebrei del suo tempo, Gesù portava, a guisa di mantello, un largo pezzo di stoffa rettangolare, aperto nel mezzo per farvi passare la testa e scendente in avanti e dietro. ed avendo attaccati ai quattro angoli dei fiocchi, o frange, fatti di fili di lana bianchi e blu uniti insieme, come Dio aveva ordinato a Mosè (Numeri 15, 15.38-40).
Chiamando a raccolta tutto il suo coraggio, la donna si accosta a Gesù, stende la mano, tocca rapidamente una delle frange del mantello di lui e cerca di scomparire tra la folla mentre sente subito disseccarsi la stessa sorgente del male « ed ella sentì nel suo corpo d'essere guarita di quel flagello ». «E subito Gesù, conscio della virtù, che era emanata da lui, voltatosi indietro in quella calca, disse: Chi mi ha toccato le vesti?».
Noi, no, rispondevano tutti coloro che erano vicini a Gesù. Ed i suoi discepoli e Pietro aggiungevano: « Maestro, tu vedi come la folla ti si serra addosso e dici; Chi mi ha toccato? » Ma Gesù replicava; mentre guardava attorno « per vedere colei che aveva fatto ciò: Eppure qualcuno mi ha toccato, perché ho sentito che una virtù è uscita da me ».
La donna, vedendosi scoperta, si avvicina tutta tremante a Gesù, si getta ai suoi piedi « dichiarando in presenza di tutto il popolo per qual motivo l'aveva toccato e com'era stata guarita in un istante». Gesù la guarda con molta bontà e le dice: «Figliuola, la tua fede ti ha salvata; vattene in pace, e sii guarita dal tuo flagello ».
Così stava ancora parlando alla donna, quando giunse un familiare del capo della sinagoga a dirgli: « La tua figliuola è morta, non incomodare più oltre il Maestro ». Gesù, udito ciò, disse subito a Jairo: « Non temere; solo abbi fede, e la tua figliuola sarà salva ».
Quindi riprende il suo cammino verso la casa di Jairo, seguito dalla folla:. Quando vi giunge comanda a tutti di rimanere fuori della casa e ci entra solo con Pietro, Giacomo, Giovanni e col padre e la madre della fanciulla.
In casa tutti piangono e fanno cordoglio con tumulto e forti urla, secondo il costume orientale. Gesù dice loro: «Non piangete e non fate tanto strepito, ella non è morta, ma dorme». Sorrisi beffardi ed esclamazioni ironiche accolgono queste sue parole, perché "tutti sapevano che era morta".
Gesù allora comanda che tutti siano fatti uscire dalla stanza ove giaceva il povero corpo inanimato della bambina, e accompagnato dalle cinque persone che aveva voluto con sé, entra nella stanza, si accosta al letto della fanciulla, prende la morta in mano, e con voce sicura e ferma le ordina: «Giovinetta, io te lo dico, levati». Narra Luca che « lo spirito di lei tornò; ella si alzò subito e Gesù comandò che le si desse da mangiare», dopo il lungo digiuno causato dalla malattia. I genitori di lei rimasero sbigottiti. E la notizia della resurrezione si parse per tutto il paese.

Possiamo chiederci: perché dopo questo miracolo della resurrezione della giovinetta, secondo la narrazione di Marco, Gesù «comandò loro molto strettamente che non lo risapesse alcuno», e, secondo quella di Luca « ordinò ai genitori di non dire ad alcuno quel che era avvenuto »?
Era possibile tenere nascosto un simile miracolo con tanta gente presente? Gesù ha cercato di smorzare fin dall'inizio l'entusiasmo della folla per il miracolo che avrebbe compiuto, dicendo che la fanciulla non era morta, ma dormiva.
Inoltre ha allontanato dalla stanza la folla urlante e piangente, perché non fosse presente al miracolo. Perché questo modo di agire? La risposta è da ricercarsi nel fatto che non era ancora venuta per Gesù l'ora di manifestarsi al mondo (cfr. Giovanni 2, 1-10), perciò egli aggiunge l'ordine di non divulgare il fatto ai genitori e a quelli che erano con lui.
Ma gli atti potenti di Dio devono essere ricordati e quindi, a seguito delle parole di Gesù, il miracolo avviene alla presenza di alcuni testimoni: i genitori della bambina e i tre discepoli.
Lo "stupore degli astanti" (Marco 5, 42) non fu mancanza di fede bensì commozione per la rivelazione della potenza di Dio in Cristo. L'ordine di dar da mangiare alla giovinetta vuol segnare il punto ove l'atto soprannaturale cessa e riprende la vita ordinaria.
La giovinetta non è entrata nella vita eterna; essa morirà a suo tempo come tutti gli esseri umani. La sua resurrezione è annunzio del Regno di Dio che viene con la vittoria sull'ultimo nemico: la morte (1 Corinzi 15, 26).