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di Italo Minestroni
Al suo ritorno dalla visita a Gerasa nella
regione della Perea, Gesù, nello scendere dalla barca trova una
gran folla festante ad aspettarlo.
Ma ecco che tra la folla avanza un uomo col volto
abbattuto, il cuore pieno di tristezza e gli occhi gonfi di lacrime. Giunto
vicino a Gesù, gli si getta ai piedi (era questo tra gli Ebrei il
segno del più profondo rispetto) e con voce rotta dall'emozione e
dai singhiozzi, gli dice: «La mia figliuola,
la mia unica figliuola è agli estremi. Vieni a mettere sopra lei
le mani, affinché sia salva e viva». La piccola in fin
di vita aveva dodici anni.
Gesù non dice parola. Sa che quell'uomo
è uno dei personaggi più ragguardevoli della città,
ed è il capo della locale sinagoga di Cafarnao. Era stato lui in
questa qualifica, che gli aveva dato facoltà di parlare in pubblico
al popolo riunito nella sinagoga. Il suo nome era Jairo.
Perciò Gesù si avvia verso la casa
di Jairo, seguito da una gran folla.
Mescolata alla folla Lo seguiva una donna ammalata
«da dodici anni di un flusso di sangue
», che le impediva di partecipare, essendo impura, alle riunioni
religiose e la obbligava nella vita sociale e privata a un mucchio di umilianti
precauzioni, restrizioni e dolorose privazioni, perché l'opinione
pubblica attribuiva il suo male a cattiva condotta.
Essa «aveva molto
sofferto da molti medici, ed aveva speso tutto il suo, in medici e
medicine, senza alcun giovamento, anzi era piuttosto
peggiorata».
Avendo inteso parlare di Gesù, si era
unita alla folla e, timida ed esitante, andava ripetendo a se stessa: «
Se riesco a toccare non foss'altro che le sue vesti, sarà salva
». Infatti, come tutti gli ebrei del suo tempo, Gesù portava,
a guisa di mantello, un largo pezzo di stoffa rettangolare, aperto nel mezzo
per farvi passare la testa e scendente in avanti e dietro. ed avendo attaccati
ai quattro angoli dei fiocchi, o frange, fatti di fili di lana bianchi e
blu uniti insieme, come Dio aveva ordinato a Mosè (Numeri 15, 15.38-40).
Chiamando a raccolta tutto il suo coraggio,
la donna si accosta a Gesù, stende la mano, tocca rapidamente una
delle frange del mantello di lui e cerca di scomparire tra la folla mentre
sente subito disseccarsi la stessa sorgente del male «
ed ella sentì nel suo corpo d'essere guarita di quel flagello
». «E subito Gesù, conscio della
virtù, che era emanata da lui, voltatosi indietro in quella calca,
disse: Chi mi ha toccato le vesti?».
Noi, no, rispondevano tutti coloro che erano
vicini a Gesù. Ed i suoi discepoli e Pietro aggiungevano: «
Maestro, tu vedi come la folla ti si serra addosso e dici; Chi mi ha toccato?
» Ma Gesù replicava; mentre guardava attorno «
per vedere colei che aveva fatto ciò: Eppure qualcuno mi ha toccato,
perché ho sentito che una virtù è uscita da me
».
La donna, vedendosi scoperta, si avvicina tutta
tremante a Gesù, si getta ai suoi piedi «
dichiarando in presenza di tutto il popolo per qual motivo l'aveva toccato
e com'era stata guarita in un istante». Gesù la guarda
con molta bontà e le dice: «Figliuola,
la tua fede ti ha salvata; vattene in pace, e sii guarita dal tuo flagello
».
Così stava ancora parlando alla donna,
quando giunse un familiare del capo della sinagoga a dirgli: «
La tua figliuola è morta, non incomodare più oltre il Maestro
». Gesù, udito ciò, disse subito a Jairo: «
Non temere; solo abbi fede, e la tua figliuola sarà salva
».
Quindi riprende il suo cammino verso la casa
di Jairo, seguito dalla folla:. Quando vi giunge comanda a tutti di rimanere
fuori della casa e ci entra solo con Pietro, Giacomo, Giovanni e col padre
e la madre della fanciulla.
In casa tutti piangono e fanno cordoglio con
tumulto e forti urla, secondo il costume orientale. Gesù dice loro:
«Non piangete e non fate tanto strepito, ella
non è morta, ma dorme». Sorrisi beffardi ed esclamazioni
ironiche accolgono queste sue parole, perché "tutti sapevano che
era morta".
Gesù allora comanda che tutti siano fatti
uscire dalla stanza ove giaceva il povero corpo inanimato della bambina,
e accompagnato dalle cinque persone che aveva voluto con sé, entra
nella stanza, si accosta al letto della fanciulla, prende la morta in mano,
e con voce sicura e ferma le ordina: «Giovinetta,
io te lo dico, levati». Narra Luca che «
lo spirito di lei tornò; ella si alzò subito e Gesù
comandò che le si desse da mangiare», dopo il lungo digiuno
causato dalla malattia. I genitori di lei rimasero sbigottiti. E la notizia
della resurrezione si parse per tutto il paese.
Possiamo chiederci: perché dopo questo
miracolo della resurrezione della giovinetta, secondo la narrazione di Marco,
Gesù «comandò loro molto strettamente
che non lo risapesse alcuno», e, secondo quella di Luca «
ordinò ai genitori di non dire ad alcuno quel che era avvenuto
»?
Era possibile tenere nascosto un simile miracolo
con tanta gente presente? Gesù ha cercato di smorzare fin dall'inizio
l'entusiasmo della folla per il miracolo che avrebbe compiuto, dicendo che
la fanciulla non era morta, ma dormiva.
Inoltre ha allontanato dalla stanza la folla
urlante e piangente, perché non fosse presente al miracolo. Perché
questo modo di agire? La risposta è da ricercarsi nel fatto che non
era ancora venuta per Gesù l'ora di manifestarsi al mondo (cfr. Giovanni
2, 1-10), perciò egli aggiunge l'ordine di non divulgare il fatto
ai genitori e a quelli che erano con lui.
Ma gli atti potenti di Dio devono essere ricordati
e quindi, a seguito delle parole di Gesù, il miracolo avviene alla
presenza di alcuni testimoni: i genitori della bambina e i tre discepoli.
Lo "stupore degli astanti" (Marco 5, 42) non
fu mancanza di fede bensì commozione per la rivelazione della potenza
di Dio in Cristo. L'ordine di dar da mangiare alla giovinetta vuol segnare
il punto ove l'atto soprannaturale cessa e riprende la vita ordinaria.
La giovinetta non è entrata nella vita
eterna; essa morirà a suo tempo come tutti gli esseri umani. La sua
resurrezione è annunzio del Regno di Dio che viene con la vittoria
sull'ultimo nemico: la morte (1 Corinzi 15, 26).
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