La Vita di Gesù
Uno sguardo sinottico dei quattro vangeli

di Italo Minestroni


VITA PUBBLICA
GESU' SEDA LA TEMPESTA - GLI INDEMONIATI DI GERASA
(Marco 4, 35 - 5, 20; Luca 8, 22-39; Matteo 8, 23-34)

Terminato che ebbe di esporre le sue sette parabole del Regno di Dio da una barca, mentre si faceva sera, Gesù disse ai suoi quattro discepoli (Simone, Andrea, Giacomo, Giovanni): « Passiamo all'altra riva del lago», cioè nel paese dei Geraseni, popolo pagano della Perea, che era dirimpetto alla Galilea.
Presero il largo, seguiti da altre barche. Gesù si sedette a poppa e, vinto dalla stanchezza, si addormentò su un guanciale. All'improvviso si levò un gran turbine di vento, quale di frequente avviene sul lago di Galilea, che « provocò una così gran burrasca, che la barca era coperta dalle onde e la riempiva d'acqua, ed essi pericolavano», essendo sul punto di affondare.
Gesù dormiva tranquillamente. I suoi discepoli allora, pieni di paura, benché fossero avvezzi alle furie del lago, e disperando di salvarsi, ricorrono a Gesù: « Maestro, maestro, gli dissero, non ti curi di noi? Salvaci, siamo perduti».
Gesù, destatosi, « Sgridò il vento, e disse al mare: Taci, calmati! E il vento cessò e si fece gran bonaccia», Quindi, voltatosi verso i suoi discepoli, disse loro: «Perché siete così paurosi? Come mai non avete ancora fede?», dopo tanti miracoli che avete veduto compiuti da me e mentre io mi trovo proprio con voi? Ed essi, presi da gran timore e meravigliati, dicevano l'un l'altro: « Chi è mai costui che comanda anche ai venti e al mare, e gli ubbidiscono? ».
Questa riflessione dei discepoli mostra quanto fosse ancora debole la loro fede. La potenza dimostrata da Gesù riempì di meraviglia i discepoli, tanto più che nessun profeta aveva mai operato simile prodigio, e che Gesù non era ancora ricorso a preghiera alcuna, ma aveva semplicemente comandato ai venti di cessare, e subito era stato obbedito.
Calmatesi le acque del lago e la furia dei venti, Gesù e i discepoli proseguirono la loro traversata. Raggiunta l'altra riva, smontarono dalla barca e si incamminarono per la terra dei Geraseni, che era cosparsa di sepolcri, ricavati in grotte naturali o scavati nella roccia a perpendicolo sul lago, oppure costituiti da tempietti elevati sul suolo. In ogni caso le celle funerarie erano larghe tanto che un uomo vi poteva trovare ricetto alla meglio.
Da queste tombe uscirono improvvisamente due ossessi così pericolosi che nessuno osava passare da quelle parti. Uno di loro, da tempo infestato da uno spirito immondo, non portava vestito, e quando andava soggetto alle spaventevoli crisi della ossessione, nessuno poteva legarlo con catene e ceppi, perché tutte le volte che si era tentato di farlo, aveva spezzato le catene e rotto i ceppi, e, spinto dal demonio, fuggiva in luoghi solitari. Quivi girovagava giorno e notte per monti e attraverso le tombe, gridando follemente e picchiandosi il petto con pietre, senza che nessuno lo potesse domare.
All'avvicinarsi di Gesù, Satana, pieno di rabbia, sospinge l'ossesso verso di Lui con una corsa furiosa. Gesù lo lascia avvicinare e lo fissa col suo sguardo divino. Satana allora fa arrestare bruscamente l'ossesso, e servendosi, come di uno strumento, della facoltà e della favella di lui, dopo aver gettato un gran grido, disse: « Che v'è tra te e me, o Gesù, Figliuolo dell'Iddio altissimo? Io ti scongiuro in nome di Dio di non tormentarmi prima del tempo», perché Gesù con voce forte, tanto da essere ascoltato dai presenti, gli diceva: « Spirito immondo, io te lo comando, esci da quest'uomo».
Gesù non rispose a Satana né accettò i suoi omaggi ingannevoli, gli rivolse solo una domanda per costringerlo a smascherarsi di più: «Qual è il tuo nome?» gli disse. « Il mio nome è Legione, rispose Satana, perché siamo molti».
"Legione" era un termine militare dei Romani per designare un corpo d'armata di seimila tra fanti e cavalieri. I Giudei avevano adottato questo termine per indicare si la legione stessa che il suo comandante. La risposta del demonio voleva dunque significare: Io sono un alto comandante col suo esercito. Ma Gesù taceva. Satana, allora, tremante di spavento, «lo pregava con insistenza, che non li mandasse via dal paese».
Gesù continuava a tacere. Lo spavento di satana raddoppiò: «Almeno, lo pregava, non costringerci a tornare nell'abisso », cioè nella voragine infernale aperta da Dio per Satana e i suoi angeli ribelli (2 Pietro 2, 4; Giuda 6).
Gesù persisteva nel suo silenzio. Satana, indietreggiando sempre più nella sua richiesta, disperato, inventa un espediente che gli permetteva di rimanere nella regione, sperando di riavere la libertà di prima, una volta partito Gesù.
Non lontano di lì, sul fianco della collina, stava pascolando un gregge di porci, duemila circa. « Se ci cacci, pregò il demonio, mandaci in quel branco di porci». «Andate », disse allora semplicemente Gesù. All'istante i demoni lasciarono l'ossesso, si scaraventarono sul gregge ed entrarono nel corpo degli animali, che, per effetto dell'improvvisa invasione, si agitarono, si dibatterono, gettando gridi furiosi, e, presi da panico e da furor generale, si lanciarono verso il precipizio cadendo in mare.
I guardiani, sorpresi e spaventati, fuggirono in città a portare la notizia. Accorsero sul posto cittadini e contadini che restarono senza fiato nel vedere Gesù ritto sulla riva « e l'uomo, dal quale erano usciti i demoni, che sedeva ai suoi piedi, vestito e in buon senno. E s'impaurirono», perché la perdita del gregge fece loro temere che la presenza di Gesù avrebbe attirato su loro altre sventure, perciò «l'intera popolazione della circostante regione dei Geraseni pregò Gesù che se ne andasse da loro».
Gesù, allora, rispettoso della loro libertà, si dirige verso la barca e vi sale. Fu allora che il fortunato, liberato dall'ossessione diabolica, «lo pregava di stare con lui ». Ma Gesù rifiutò e lo licenziò, dicendo: « Torna a casa tua e racconta le grandi cose che Iddio ha fatto per te ». Ed egli se ne andò « per la città e la Decapoli», rendendo noto a tutti ciò che Gesù aveva operato. « E tutti si meravigliavano ».

Questo miracolo di Gesù ci dà l'occasione di parlare dell'esistenza del demonio e degli spiriti cattivi. Sovente si sente dire: il diavolo non esiste; il diavolo siamo noi e cose del genere.
La Bibbia ci pone dinanzi, come dato di fatto, l'esistenza del diavolo e degli spiriti cattivi, anche se è parca di notizie circa la loro origine, la loro provenienza e circa il fatto che una creatura di Dio sia divenuta il suo più grande nemico.
Essa accenna a una caduta del diavolo e degli angeli ribelli, avvenuta prima della creazione del mondo, e ci fa comprendere che il diavolo può fare ciò che fa per permissione di Dio.
La Bibbia quindi attesta che l'uomo trova di fronte a sé il Diavolo quale supremo avversario di Dio, ma circa la sua esistenza precisa due punti: primo, l'esistenza del Diavolo non vuol dire che fin dall'inizio si sia avuta una visione dualistica del mondo con un principio buono e un principio cattivo, sempre in lotta tra loro, perché rivela che Iddio è il solo creatore e Signore; per cui il diavolo non è un "anti-dio" ma una creatura di Dio; secondo, essa presenta il Diavolo come una forza reale e personale, che mira ad ostacolare l'opera di Dio nel creato e frustrarne i piani.
La Bibbia presenta Satana come capo dei demoni, e di lui dice che «è omicida fin da principio » (Giovanni 8, 44), che «è padre della menzogna» (ivi), che è « il principe di questo mondo» (Giovanni 14, 30), che « è il dio di questo mondo» (2 Corinzi 4, 4), che è «il serpente antico» (Apocalisse 12, 9): tutti i nomi che indicano le forme e i modi in cui il Diavolo percorre questo mondo per rovinare gli esseri umani, non mancando nemmeno « di travestirsi da angelo di luce» (2 Corinzi 11, 3) per ingannare gli uomini, facendo loro credere di agire in nome di Dio per il loro bene.
C'è, dunque, secondo l'insegnamento biblico, un "regno delle tenebre" o del maligno (Colossesi 1, 13), che, comandato da un "capo", tenta con potenti schiere di frustrare l'opera redentrice di Cristo, proprio come Satana tentò di rendere Cristo stesso infedele alla missione ricevuta dal Padre (Matteo 4, 1 seg.).
Egli combatte la Chiesa e il singolo uomo sia dal loro esterno che dal loro interno.
Così la Sacra Scrittura riferisce di possessioni diaboliche al tempo di Gesù e ancor prima; possessioni che in tal senso non esistono più oggi, essendo il potere di Satana legato da Cristo (Apocalisse, 20, 1-2 seg.).
Oltreché con la tentazione e l'ossessione, gli angeli decaduti nuocciono anche con la magia, specialmente con la magia nera, che culmina in quel movimento degli "adoratori di Satana", che si va diffondendo nel mondo e anche nelle maggiori città italiane (Matteo 24, 24).
Nel Nuovo Testamento l'azione del Diavolo, avversario di Dio, si pone, in profondo e inconciliabile contrasto, al Regno di Dio, e la lotta tra i due regni è il tema centrale dell'insegnamento neotestamentario.
Ma è importante notare che la potenza del Diavolo vi appare solo sullo sfondo della potenza di Dio; perciò si parla più del suo indebolimento che di questa sua potenza. Il regno di Satana non è che una caricatura della Signoria di Dio, perché in esso egli regna con la tentazione e la distruzione, con il peccato e la menzogna, con la malattia e i tormenti, servendosi anche della potenza della morte per distruggere le opere di Dio, fonte di vita.
Gesù Cristo è venuto per distruggere le opere del diavolo e ha iniziato la sua opera con la vita, col suo messaggio e la sua morte. Quando i settanta discepoli ritornarono gioiosi dalla loro missione di predicazione (Luca 10, 1-20), perché gli dissero: « Signore, anche i demoni ci sono sottoposti nel tuo nome», Gesù rispose loro: «Io mirava Satana cadere dal cielo a guisa di folgore». Alla fine dei tempi, Dio mediante Cristo, annienterà definitivamente Satana (Apocalisse 20, 7-10).
Concludendo, se non si considera seriamente Satana nella sua realtà demoniaca, contraria a Dio e si cerca di trasformarlo in un principio astratto e impersonale, non si comprenderà il vero significato del "peccato" e della salvezza, e si annullerà tutta l'opera di Cristo.