La Vita di Gesù
Uno sguardo sinottico dei quattro vangeli
di Italo Minestroni
VITA PUBBLICA
GESU' PARLA DEL REGNO DI DIO IN PARABOLE
(Matteo 13, 1-52; Marco 4, 1-20.26.34; Luca 8,
4-15; 13, 18-21)
Siamo sempre a Cafarnao, la città
dei traffici sul mare di Galilea, uscito di casa, si è diretto verso
il mare. Una gran folla si accalca attorno a Lui. Egli vede allora una barca
vuota, vi sale coi suoi discepoli e alla folla divenuta stragrande incomincia
ad insegnare.
«Udite», egli dice: il seminatore
andò a seminare il suo seme nel campo. E nel seminarlo, una parte
cadde lungo la strada, che fiancheggiava il campo, e fu calpestata e gli
uccelli dell'aria lo divorarono; un'altra parte cadde in terreno roccioso,
ove non aveva molta terra né poteva mettere radici profonde, quivi
subito spuntò, ma quando il sole si levò, fu bruciato; un'altra
parte cadde tra le spine, che, cresciute assieme al seme, lo soffocarono
e non diede alcun frutto; un'ultima parte, infine, cadde sulla buona terra,
dove crebbe vigoroso, recando frutto dove al cento, dove al sessanta e dove
al trenta per uno.
Terminata la parabola Gesù, rivolto agli
uditori sorpresi e silenziosi, disse:
«Chi ha orecchi
da udire, oda», vale a dire che chi vuol intendere, intenda,
perché non basta all'anima ricevere o udire la parola della verità,
bisogna che l'assimili con un lavoro di riflessione e di meditazione per
poter andare oltre l'involucro sensibile delle parole e scoprire, per pascersene,
l'alimento spirituale che le parole racchiudono.
Quando più tardi Gesù rimase solo
coi suoi discepoli, questi gli dissero: « Perché
parli loro in parabole?».
Il termine "parabola" significa comparazione,
similitudine, e anche proverbio, enigma, ecc.
Nel Vangelo si dà questo nome ad alcune
brevi narrazioni allegoriche, tratte dalla vita quotidiana o da ciò
che di continuo si ha sotto gli occhi, per nascondere una verità religiosa
o morale.
Ricevono questo nome anche alcune brevi comparazioni
o proverbi, che racchiudono alte verità, e richiedono tutta l'attenzione
per essere capite (cfr. Matteo 15, 15; 24, 32; Marco 3, 23; 7, 17 ecc.).
Anche nell'Antico Testamento troviamo bellissimi esempi di parabole (2 Samuele
12, 1-4; Isaia 5, 1-7 ecc.).
Al tempo di Gesù i rabbini ebraici facevano
molto uso di parabole nei loro insegnamenti (come risulta dal Talmud), nelle
quali, determinate figure avevano quasi sempre lo stesso significato (così
mietitura = fine del mondo, giudizio finale, venuta del Regno messianico;
nozze, banchetto = Regno di Dio; vigna = popolo di Dio; servitori, lavoranti
= guide religiose del popolo ecc.). Gesù ha accettato le abitudini
e le idee del suo tempo e si è servito delle parabole come i rabbini.
Per quanto Egli sia stato un maestro insuperabile nell'usare le parabole
con semplicità e profondità di significato, tuttavia la novità
del suo insegnamento non consiste nelle forme e nelle immagini che ha adoperato,
ma nella verità che ha rivelato, nei sublimi insegnamenti che vi ha
racchiuso.
Matteo ne riferisce sette in questo capitolo,
tredici del suo Vangelo. Le due prime, cioè quella del seminatore
e l'altra della zizzania, mirano a far conoscere gli ostacoli interni ed
esterni che il Regno di Dio, o la Chiesa che lo rappresenta, trova nella
sua dilatazione nel mondo; la terza e la quarta, e precisamente quella del
granel di senapa e l'altra del lievito, mostrano la grande efficacia e la
potenza di espansione del Regno di Dio; la quinta e la sesta, cioè
quella del tesoro ritrovato e l'altra della perla preziosa, spiegano la preziosità
del Regno e il dovere della sua ricerca; l'ultima, cioè quella della
rete, che gettata in mare raccoglie pesci buoni e pesci cattivi, fa vedere
quale sarà il risultato dell'annunzio del Regno di Dio, che gli uomini
udranno: chi sarà trovato degno avrà sorte diversa da chi sarà
trovato indegno di appartenervi. Da notare però che per la verità
della parabola o dell'allegoria (termine questo un po' improprio in quanto
le allegorie sono narrazioni spesso fantastiche e inverosimili in cui ogni
dettaglio del racconto ha un significato preciso) non occorre attribuire
un significato preciso ad ogni dettaglio della narrazione, basta che il figurato
quadri con la figura per una parte.
Ciò che è importante nella parabola
è trovare il punto culminante nel quale è contenuto l'insegnamento
centrale e afferrarne il senso. Alla domanda degli apostoli: "Perché
parli loro in parabole?", Gesù rispose: «
Perché a voi è dato di conoscere i misteri del Regno di
Dio; ma a loro non è dato. Perché a chiunque ha, sarà
dato, e sarà nell'abbondanza, ma a chiunque non ha, sarà tolto
anche quello che ha. Perciò parlo loro in parabole, perché,
vedendo non vedano; e udendo non odano e non intendano. E s'adempie in loro
la profezia di Isaia (6, 9-10): Udrete con
i vostri orecchi e non intenderete; guarderete con i vostri occhi e non
vedrete; perché il cuore di questo popolo si è fatto insensibile,
son divenuti duri d'orecchi e hanno chiusi gli occhi, che talora non veggano
con gli occhi e non odano con gli orecchi e non intendano col cuore e non
si convertano ed io non li guarisca».
Alla meraviglia dei discepoli del cambiamento
del metodo di insegnamento effettuato da Gesù, in quanto mentre
prima i suoi discorsi erano semplici e senza figure, ora sono tenuti mediante
le parabole, che hanno sempre un po' di oscurità, Gesù risponde
in Matteo con parole molto dure e difficili, raffrontate ai versetti corrispondenti
Marco (4, 10-12) e Luca (8, 9-10).
Sembra infatti che Gesù dica di parlare
apposta in maniera da non farsi capire dai più, e di servirsi di parabole,
affinché la gente non possa convertirsi.
D'altra parte è certo che le parabole
evangeliche sono il miglior mezzo per far intendere e ritenere a tutti
le verità divine, e l'insegnamento di Gesù era diretto al
bene di tutti.
Dobbiamo quindi credere che Egli cercava di convertire
tutti con la sua parola. Usava perciò le parabole, dalle quali può
trarre giovamento «chiunque è ben disposto
». Per coloro, invece, che erano nella folla che seguiva Gesù,
ed erano maldisposti ad accogliere il suo insegnamento di un Regno spirituale
invece che terreno come essi pensavano, le parabole, mentre sottraevano gli
insegnamenti di Gesù alla loro profanazione, erano motivo di un loro
ulteriore accecamento.
La manifestazione del Regno di Dio è
imminente; esso è già presente in Cristo. Chi ha compreso
la rivelazione di questo segreto capisce, non solo il significato delle
parabole, ma anche di tutti i miracoli, dell'opera e dell'insegnamento di
Gesù e della sua autorità messianica (così: "a chiunque
ha sarà dato e sarà nell'abbondanza").
Per quanto, di questa rivelazione non hanno accolto
tutto, essa rimane incomprensibile e si compie per loro la profezia di Isaia
(così si avverano in loro le parole: "a chiunque non ha sarà
tolto anche quello che ha").
In conclusione, Gesù non narra le parabole
allo scopo di confondere la gente o di occultare loro la verità. E'
invece la loro incredulità ad impedire di capire di che cosa Egli
stia parlando.
Ben diversa da quelli di costoro è la
condizione dei discepoli, ai quali vengono svelati i misteri del Regno di
Dio.
Essi sono più felici degli antichi profeti
e degli antichi giusti, perché i loro «
occhi vedono e i loro orecchi odono» ciò che coloro
« desiderarono vedere e non videro, udire e
non udirono». Gesù si meraviglia che essi, i discepoli
suoi, non comprendano il significato della parabola da lui narrata e dice
loro: come capirete le altre parabole se non capite questa prima, che è
come il fondamento e la chiave di tutte le altre?
«Non intendete voi
questa parabola? E come intenderete voi tutte le parabole?».
Quindi Egli stesso ne dà loro la spiegazione.
«Il seme è
la parola di Dio», e Dio è il grande seminatore, che
si serve di me e di quanti invierò per il mondo a predicare il Vangelo
della salvezza.
Le tre diverse specie di terreno, dove il seme
sparso resta improduttivo, corrispondono a tre tipi di anime, in cui la parola
di Dio non porta frutto.
Il margine della strada, dove cade il seme, è
immagine delle anime indurite, nelle quali la Parola viene seminata ma che
esse non la ritengono. Udita che l'hanno, viene subito Satana e la porta
via dai loro cuori per evitare che, credendo, giungano a salvezza.
Quelli che hanno ricevuto il seme in luoghi
sassosi, rappresentano le anime superficiali che, udita la Parola, subito
l'abbracciano con allegrezza. Ma essa non mette radici nelle loro anime,
perché esse sono incostanti e credono per poco tempo. Sopravviene
la tentazione, la persecuzione a motivo proprio della Parola ed esse si scandalizzano
e fanno getto di tutto.
Quelli che ricevono il seme tra le spine, rappresentano
le anime ingombre, che ascoltano la Parola di Dio, ma le sollecitudini di
questo mondo, le ingannevoli ricchezze e altri affetti disordinati, che sopravvengono,
soffocano la Parola ed essa rimane infruttuosa.
Infine quelli che ricevono la Parola in un terreno
buono e nei quali essa produce frutti del cento, del sessanta e del trenta
per uno, sono le anime molto ben disposte, che ricevono la Parola, l'assimilano
e la conservano teneramente. La Parola allora dà il suo frutto abbondante.
Data la spiegazione della parabola del seminatore
ed esposte quindi le altre sei (della zizzania, del granel di senapa, del
lievito, del tesoro nascosto, della perla e della rete), Gesù conchiuse
con le parole: «Avete inteso tutte queste cose?
»
Alla loro risposta affermativa, soggiunse: «
Per questo, ogni scriba ammaestrato per il Regno dei cieli è simile
a un padrone di casa il quale trae fuori dal suo tesoro cose nuove e cose
vecchie», vale a dire che ogni discepolo o maestro ben istruito
nelle cose che appartengono al Regno dei cieli, rassomiglia a un padre di
famiglia che dal tesoro, o dalla dispensa, dove ha riposto tutto ciò
che è necessario alla casa trae fuori frutti o vivande vecchie e
nuove a seconda dei diversi gusti e delle diverse necessità.
Egli infatti, sapendo «tagliare rettamente
la Parola di Dio», sa distinguere tra le varie dispensazioni o economie
bibliche e sa trarre dalle due vecchie e antiche (la patriarcale e la mosaica)
e la nuova (quella del Vangelo) tutto quanto rende più evidente e
chiara la verità del Vangelo, apportata da Gesù, per salvare
le anime.