La Vita di Gesù
Uno sguardo sinottico dei quattro vangeli

di Italo Minestroni


VITA PUBBLICA
L'EVANGELO RIVELATO AI PICCOLI. IL GIOGO DI CRISTO
(Matteo 11, 25-30; Luca 10, 21-22)

Un giorno non precisato Gesù, sotto l'influsso dello Spirito Santo, trasalì di gioia e, innalzando gli occhi al cielo, disse: «Io ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai savi e agli intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli fanciulli. Sì, Padre, perché così t'è piaciuto. Ogni cosa m'è stata data in mano dal Padre mio; e nessuno conosce appieno il Figliuolo, se non il Padre; e nessuno conosce appieno il Padre, se non il Figliuolo, e colui al quale il Figliuolo avrà voluto rivelarlo ».
In questa sublime orazione Gesù ringrazia il Padre sui ("render lode" è espressione tipica dei Salmi e significa ringraziare Dio per la sua salvezza, riconoscendo la sua autorità), perché ha voluto che stessero nascosti "ai savi e agli intelligenti" del mondo, rappresentati a quel tempo dai farisei e dagli scribi, cioè agli orgogliosi del proprio sapere, i segreti della dottrina evangelica, vale a dire le rivelazioni della natura e della missione di Gesù, dell'Incarnazione e della Redenzione, e fossero invece rese manifeste "ai piccoli fanciulli", cioè ai suoi discepoli, i quali affidandosi a Gesù con fiducia, accolgono la sua parola, e quindi Dio fa loro conoscere la sua volontà.
Tali discepoli di Cristo vengono chiamati "piccoli fanciulli" per la loro semplicità e per la facilità con cui si lasciano guidare e ammaestrare da Gesù, senza presumere di se stessi.
Mentre "i savi e gli intelligenti" nella loro boria hanno rigettato e rigettano il Vangelo, i piccoli e gli umili lo hanno accolto e lo accolgono. perciò la sapienza terrena non è sufficiente a conoscere i segreti di Dio, e Gesù ne ringrazia il Padre.
Gli umili, i peccatori, le peccatrici, i pubblicani, i pescatori, accettano il Vangelo di Cristo e giungono alla conoscenza della verità; gli orgogliosi, gli scribi e dottori, i farisei, gli anziani del popolo, i sacerdoti, lo respingono e Dio li lascia nella loro ingnoranza e incredulità. La luce quindi è la ricompensa dell'umiltà, l'accecamento è la conseguenza dell'orgoglio.
E Gesù, gettando uno sguardo sui cuori che hanno accolto la sua parola, dice: Sì, o Padre, ti ringrazio, perché si è adempiuto quanto piacque alla tua volontà. Da questo atteggiamento del mondo nei confronti della Sua Parola, Gesù si eleva a considerare la particolare comunione di vita e di pensiero esistente tra Dio, il Padre, e lui, suo Figliuolo, per cui solo Dio conosce veramente il mistero di Gesù; sa cioè chi è veramente Gesù, suo Figliuolo divino e Dio fatto uomo per salvare il mondo; e d'altra parte Gesù solo è colui che conosce perfettamente la volontà di Dio e la compie.
Tra il Padre e il Figlio vi è pertanto una perfetta uguaglianza. E il Figlio può comunicare a chi vuole la cognizione che ha del Padre, perché Egli è il Mediatore unico, per cui noi possiamo andare al Padre.
Attribuendo Gesù a sé quella rivelazione, che poc'anzi ha attribuito al Padre con le parole; "E queste cose le hai rivelate ai piccoli fanciulli", rende manifesti sia la perfetta unità di volontà e di consiglio esistente tra il Padre e il Figliuolo, e sia la perfetta uguaglianza, per cui, come il Padre ha fatta la sua rivelazione a chi ha voluto, così pure il Figliuolo può fare la sua a chi vuole.
Gesù, inoltre, desidera avere dei discepoli degni di ricevere le sue rivelazioni, e perciò invita ad andare a Lui tutti coloro che sono aggravati e stanchi: « Venite a me voi tutti che siete travagliati ed aggravati», sia dal peso delle proprie colpe, sia dalle prove e dalle afflizioni della vita, sia per gli ebrei del suo tempo aggravati in modo speciale dalle prescrizioni imposte dagli scribi e dai farisei, e in generale per tutti quelli che riconoscono la propria miseria. Egli promette di ristorarli: « Ed io vi darà riposo», perché nei suoi insegnamenti troveranno il perdono, la luce, la gioia, la grazia della salvezza, e quindi la pace e la tranquillità dello spirito.
«Prendete su voi il mio giogo, ed imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore»: "prendere il giogo" è un'immagine rabbinica che significa riconoscere, accettare l'autorità e la dottrina di un maestro. Gesù parla quindi chiaramente della sua dottrina, accettando la quale ci si impegna nell'ubbidienza alla volontà del Signore. "imparate da me", cioè divenite miei discepoli, "perché sono mansueto e umile di cuore", vale a dire non sono duro e severo, ma pieno di dolcezza e di bontà, che non si manifestano solo a parole, ma sono profondamente radicate nel cuore.
«E voi troverete riposo alle anime vostre» (cfr. Geremia 6, 16), espressione che indica la felicità di colui che compie la volontà di Dio. « Poiché il mio giogo è dolce e il mio carico leggero»: Gesù invita i suoi uditori a seguirlo divenendo suoi discepoli perché l'ubbidienza alla sua parola (il mio giogo) non è penosa e sterile, come la schiavitù della legge o la schiavitù del peccato, ma è dolce, in quanto rappresenta la salvezza, la vera pace della vita, il solo modo di obbedire a Dio. E' quindi un "carico leggero" e tanto più leggero in quanto portato assieme a Gesù.
"Giogo e carico" sono ebraismi che significano come gli insegnamenti di Gesù siano comodi e leggeri, essendo comandi di un Padre, che ama grandemente e che dà loro la grazia di osservarli.
Infatti, la Parola di Dio è vita se vissuta nello spirito di Cristo, con Lui; diventa legge umana che pesa se è vissuta senza di Lui!