La Vita di Gesù
Uno sguardo sinottico dei quattro vangeli

di Italo Minestroni


VITA PUBBLICA
GESU' ACCUSATO DI CACCIARE I DEMONI IN NOME DI BEELZEBUL
(Matteo 12, 22-37; Marco 20-30; Luca 11, 14-28)

Gesù di tanto in tanto ritornava a Cafarnao, ospite della suocera di Pietro. Stando quivi era occupatissimo sia in città che nella campagna. Anche mentre era in casa i Cafarnaiti l'assediavano, lasciandogli appena il tempo di prendere un po' di cibo e di riposo.
Quel giorno «gli fu presentato un indemoniato, cieco e muto, ed Egli lo sanò », compiendo in un solo atto tre miracoli: cacciò il demonio dal suo corpo, gli restituì la vista e gli ridiede la favella.
L'emozione della folla presente giunse al colmo, «e tutti si chiedevano stupiti: Non è costui il Figliuolo di Davide?», cioè il Messia che abbiamo tanto atteso.
Tra la folla vi era anche un certo numero di farisei, suoi nemici dichiarati, i quali erano stati mandati dal Sinedrio di Gerusalemme per spiare le mosse e le parole di Gesù, onde trovarvi qualche pretesto per accusarlo e condannarlo.
Essi, davanti all'evidente miracolo operato da Gesù, si trovavano imbarazzati. Compresero che di fronte al popolo, che Lo acclamava, non potevano ripetere con alcuna efficacia le accuse già rivoltegli in passato di essere un mangione e un beone, di intrattenere amicizia con pubblicani e peccatori, cioè con gli uomini più screditati per pietà e religione, di essere un trasgressore della Legge e un violatore del sabato, e di non tenere nel dovuto conto, anzi di disprezzare, le usanze e i costumi tramandati dai padri.
Eppure si rendevano conto che occorreva fare qualcosa per neutralizzare tra il popolo l'effetto benefico dei suoi miracoli. Ma che cosa? Negare i miracoli era impossibile, perché centinaia di testimoni li confermavano; attribuirli a un potere naturale non era efficace, perché essi erano troppo al di là delle forze della natura.
Un solo espediente si presenta alla loro mente: espediente certamente ingiusto, irragionevole, contrario al buon senso, ma utile al loro odio e al loro scopo: dichiarare che Gesù opera quei prodigi, scaccia demoni in nome e col potere di Beelzebul.
E lo dicono forte alla folla presente: « Costui non caccia i demoni se non per l'aiuto di Beelzebul, principe dei demoni».
A questa calunnia, che presenta Gesù come un seduttore, un impostore, un bestemmiatore, un usurpatore del titolo di Messia, un alleato di Satana, Gesù non può tacere. Se tacesse sarebbe a discapito della sua missione, a danno della verità.
In presenza della folla ordina ai suoi accusatori di avvicinarsi a Lui, e, fissandoli col suo sguardo penetrante; dice loro, se fosse vero quello, di cui l'accusano, Satana farebbe guerra a Satana, combatterebbe contro se stesso, e questa è un'accusa semplicemente assurda. perché «Ogni regno diviso in parti contrarie sarà ridotto in deserto; ed ogni città o casa divisa in parti contrarie non potrà reggere». Perciò, « se Satana caccia Satana, egli è diviso contro se stesso; e come dunque potrà sussistere il suo regno? ».
Era questo un argomento inconfutabile. Ma Gesù ne aggiunse un secondo, altrettanto inconfutabile, presentandolo sotto la forma di "argomento ad hominem".
Poiché tra i giudei vi erano degli esorcisti, che andavano di città in città cacciando i demoni, Egli dice loro: «Se io caccio i demoni per l'aiuto di Beelzebul, per l'aiuto di chi li cacciano i vostri figliuoli?». Perché fate questa differenza? Se da entrambe le parti si hanno gli stessi effetti, anche la causa deve necessariamente essere la medesima.
«Per questo essi stessi saranno i vostri giudici», cioè i vostri stessi figli vi condanneranno ed attesteranno che usate due pesi e due misure e sarete convinti di menzogna, slealtà e ipocrisia.
Confutata la calunnia dei suoi avversari, Gesù rivolge loro le armi della sua difesa: No, non è nel nome e col potere di Satana che io caccio i demoni, ma è con lo Spirito e la Potenza di Dio: «Ma, se è per l'aiuto dello Spirito di Dio che io caccio i demoni, è dunque pervenuto fino a voi il regno di Dio», quindi i tempi sono maturi, è giunto tra voi il Messia e l'era messianica, da voi tanto attesa, è iniziata; riconoscete pertanto in me il Messia, l'iniziatore del Regno di Dio in Israele e in tutto il mondo.
Quindi Gesù, sempre attento a mostrare l'adempimento delle profezie messianiche nella sua persona e sapendo quanta importanza davano a questo fatto gli stessi ebrei, aggiunge, a conferma delle sue parole, l'autorità di un oracolo del profeta Isaia (49, 24-25). Questi si era posto la domanda: «Si strapperà egli il bottino al potente?», ed in nome di Dio il profeta aveva risposto: «Sì, il bottino del tiranno sarà ripreso».
E Gesù passa a farne l'applicazione al caso suo:
«Come può uno entrare nella casa dell'uomo forte e rapirgli le sue masserizie, se prima non abbia legato l'uomo forte? Allora soltanto gli prenderà la casa ».
Il padrone, forte, armato, potente che custodisce la sua preda è satana. La sua casa è l'universo. I suoi beni o masserizie sono tutte le creature, e specialmente gli esseri umani di cui tortura il corpo con ossessioni e malattie e lo spirito con tentazioni e peccato che ne è il frutto. Gesù con la sua comparsa sulla terra, col suo messaggio e coi suoi miracoli e rimettendo i peccati, ha vinto Satana, l'ha atterrato, l'ha spogliato delle sue armi, perché entra da padrone in casa sua e si impadronisce di tutti i beni in essa contenuti. Al forte toglie la preda, strappa le conquiste, distruggendo il suo regno per stabilire il Regno di Dio.
A queste argomentazioni, improntate alle loro dottrine, i farisei non sanno che rispondere. Un dovere allora si imporrebbe loro: seguire Gesù e ubbidire al suo insegnamento, perché nella lotta che Gesù ha ingaggiato con Satana, la neutralità è un delitto.
Ma i farisei non ebbero il coraggio di prendere una tale decisione per la durezza del loro cuore. Perciò Gesù getta in faccia a loro l'ammonimento, che suona un rimprovero:

«Chi non è con me, è contro di me, e chi non raccoglie con me disperde »

Nell'atteggiamento dei farisei vede un chiaro segno di chiudere volontariamente gli occhi dinanzi alla verità, il che è una bestemmia contro lo Spirito Santo: « Ogni peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini; ma la bestemmia contro lo Spirito santo non sarà perdonata»: Dio è pronto a perdonare ogni peccato di un cuore ravveduto, ma quando si tratta di una perversione così totale della mente umana, che si nega la verità, anzi la si distorce al punto di attribuire al diavolo le opere della bontà e dell'amore di Dio, e quindi si bestemmia contro lo Spirito Santo, che quelle opere e quelle verità ha provocato per il bene dell'umanità, allora il cuore è talmente traviato che non sentirà mai il bisogno di un perdono divino senza il quale Dio non concede la remissione del peccato.
E per far toccare ancora meglio la gravità di questo peccato di cecità spirituale voluta e perseguita, Gesù aggiunge: «Ed a chiunque parli contro il Figliuolo dell'uomo sarà perdonato»; scandalizzarsi della umiltà e della debolezza umana del Figliuol dell'uomo, ritenerlo perfino inferiore a quello che in realtà è, può avere una certa scusa nell'ignoranza della nostra mente e, documentandosi mediante la conoscenza dell'Evangelo, ci si può ricredere ed essere perdonati. « Ma a chiunque parli contro lo Spirito Santo non sarà perdonato né in questo mondo né in quello avvenire (modo di dire ebraico per significare "mai")»: nel peccato contro lo Spirito Santo invece non ci può essere nessuna scusa di ignoranza, perché i contemporanei di Gesù poterono toccare con mano mediante il suo insegnamento e i suoi miracoli la presenza del Divino Spirito, e noi oggi possiamo constatarla mediante la lettura della Sacra Bibbia, i cui autori sono stati sospinti a scrivere dallo Spirito Santo (2 Pietro 1, 21), e possiamo quindi accertarci della verità dei fatti e degli insegnamenti cristiani. Rifiutandoli e negandoli per distorsione della nostra cattiva coscienza, noi non abbiamo più speranza alcuna, finché siamo in queste tenebre spirituali, di remissione della colpa.
Gesù opra passa a dimostrare come sia contrario allo stesso buon senso il modo di agire dei farisei, che, pur riconoscendo come buone le opere da Lui fatte, dicevano però che Egli era malvagio e in rapporto con Satana. E lo fa mediante l'allegoria dell'albero buono e dell'albero cattivo: «Or voi fate l'albero buono e buono pure il suo frutto, o fate l'albero cattivo e cattivo pure il suo frutto; perché dal frutto si conosce l'albero »: ovviamente, l'albero rappresenta Gesù, il frutto sono i miracoli e specialmente le espulsioni dei demoni.
Se dunque queste sono buone, come potrà essere cattivo l'albero che le produce? e Come potrà esso venir condannato?
E, di fronte a tanta evidenza, Gesù sente il bisogno di rivolgere ai suoi nemici un rimprovero, che è come una sferzata: «Razza di vipere, come potete dire cose buone, essendo malvagi?»: essendo pieni di veleno, di iniquità, perché appartenenti alla razza delle vipere, come è possibile che essi possano parlare bene di Gesù e delle sue opere?
«Poiché dall'abbondanza del cuore la bocca parla»: se il cuore è cattivo, malvagio, la bocca erutta parole cattive, malvagie. « L'uomo dabbene dal suo buon tesoro (dal ripostiglio del suo cuore) trae cose buone; e l'uomo malvagio dal suo malvagio tesoro trae cose malvagie ».
E Gesù conclude: « D'ogni parola oziosa (non nel senso di inutile, ma di malvagia), che avranno detta gli uomini (e i farisei ne stavano dicendo contro Gesù), renderanno conto nel giorno del giudizio; poiché dalle tue parole sarai giustificato e dalle tue parole sarai condannato»: se la parola manifesta la bontà o la malizia del cuore, e delle parole dovrà pure rendersi perfettamente conto, è chiaro che anche le sole parole basteranno a far sì che l'uomo sia dichiarato giusto o condannato come ingiusto nel giorno del giudizio.
Al termine di questo discorso di Gesù sull'opera di Beelzebul per portare alla rovina spirituale le anime, l'evangelista Matteo narra (12, 46-50) che giunsero a Gesù sua madre e i suoi fratelli, che desideravano parlargli. Uno dei presenti lo riferì a Gesù che disse: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli? E, stendendo la mano sui discepoli, disse: Ecco mia madre e i miei fratelli. Perché chiunque fa la volontà del Padre, mi è fratello, sorella e madre».
Luca invece (11, 27-28), riferisce che una donna, la quale aveva ascoltato il suo importante discorso, entusiasmata, disse: «Beato il seno che ti portò e le mammelle che tu poppasti». Talché Gesù rispose dicendo: «Beati piuttosto quelli che odono la parola di Dio e la osservano». In conclusione, "fare la volontà del Padre che è nei cieli" (Matteo) e "udire la parola di Dio e osservarla" (Luca) indicano la stessa identica via della salvezza, secondo l'insegnamento di Gesù.