La Vita di Gesù
Uno sguardo sinottico dei quattro vangeli
di Italo Minestroni
VITA PUBBLICA
GESU' E LA PECCATRICE
(Luca 7, 36-50)
Da oltre un anno Gesù parlava e operava
e, quanto più il suo pensiero e le sue opere si sviluppavano, tanto
più l'ostilità dei capi d'Israele e di tutta la casta sacerdotale
farisaica cresceva. Fu allora che un fariseo, di nome Simone, lo invitò
a un grande pranzo a casa sua.
Perché?
Aveva rotto con la setta a cui apparteneva e
riteneva Gesù come un profeta, a cui voleva rendere onore, oppure
desiderava esaminarlo più da vicino per giudicarlo e intrecciare con
lui un contraddittorio? Il Vangelo non ce lo dice chiaramente, ma da tutto
lo svolgimento del fatto si comprende che fu proprio questo, il secondo,
lo scopo per cui decise di invitare Gesù a mangiare a casa sua.
A mezzogiorno, ora consueta per i giudei, il
pranzo ha inizio. I convitati sono adagiati su divani col braccio sinistro
appoggiato su di un cuscino e mangiando ciò che la servitù
porta loro dinanzi, mentre gli estranei, secondo il costume orientale, entrano
ed escono dal loro convivio oppure si siedono su sgabelli posti dietro
ai divani per ascoltare le conversazioni e prendervi parte.
Tutto sta procedendo bene, quando avviene un
fatto imprevisto e improvviso. Una donna, nota in città come peccatrice
o prostituta, spunta nel luogo del convito, manifestando i segni di un
estremo smarrimento. Con i capelli scarmigliati, con gli occhi velati di
lacrime, con la testa bassa, umiliata, confusa, tremante, s'avanza dietro
i divani, su cui erano coricati gli invitati, sino al posto occupato da
Gesù.
Quivi si ferma. Non dice una parola, perché
l'emozione paralizza le sue labbra. Il suo portamento dimostra assai bene
come ella si giudichi colpevole, degna di disprezzo.
E' questo il primo evidente segno del suo ravvedimento:
l'obbrobrio, la vergogna per la sua condotta di vita.
Gesù non si volta, non la guarda, ma
sa che gli è dietro.. lei, non vedendosi respinta dal Signore, prende
coraggio, mentre una grande emozione l'assale. Allora si inginocchia e
si china ai piedi di Gesù, mentre grosse lacrime le cadono dagli
occhi e vanno a bagnare i piedi del Signore.
E' il secondo atto di ravvedimento: il dolore
intimo, profondo. Gesù sente le lacrime bagnargli i piedi, non dice
nulla, non fa un movimento.. La donna, incapace di reprimere più
a lungo il suo amore, prende allora tra le mani i piedi del Signore, li
asterge lentamente con la sua capigliatura. Poi prende un vaso «
di alabastro d'olio odorifero», che si era portata, ne asperge
il profumo sui piedi testè asciugati «
e gli baciava e ribaciava i piedi e li ungeva con olio».
E' questo il terzo atto del suo ravvedimento:
l'amore grande e generoso.
Vivamente sorpresi da questa improvvisa e strana
scena, i convitati, tra cui certamente molti farisei e scribi, non ardiscono
manifestare i loro sentimenti. E' facile però leggerli nelle loro
fisionomie.
Anche Simone, il padrone di casa, ha l'aria soddisfatta
d'un uomo vanitoso, e tra sé pensa: Lo sapevo bene che Gesù
non è un profeta; «Costui, se fosse profeta,
saprebbe chi e quale sia la donna che lo tocca; perché è una
peccatrice».
E si compiace con se stesso per essere riuscito
a dimostrare agli amici farisei che Gesù non era un profeta, perché
il primo dono che Iddio fa ai suoi profeti è la conoscenza dei più
segreti pensieri. Ma Gesù, che ha letto nel segreto dell'anima di
Simone e sa che cosa egli sta rimuginando in cuor suo, come ospite gli chiede
il permesso di rivolgergli pubblicamente la parola: «
Simone, ho qualcosa da dirti». Il padrone di casa gli dà
il permesso: «Maestro, dì pure
». Gesù allora, con grande delicatezza, gli fa comprendere
mediante un'allegoria che conosce i suoi pensieri intimi che in quel momento
lo agitano e lo stato della sua coscienza, le colpe della donna e la sincerità
delle sue lacrime e del suo ravvedimento. «Un
creditore, dice Gesù, aveva due debitori; l'uno gli doveva cinquecento
denari e l'altro cinquanta». Sapendo che «
essi non avevano di che pagare, condonò il debito ad ambedue.
Chi di loro dunque l'amerà di più?» Simone con
alquanta esitazione risponde: «Stimo sia colui
al quale ha condonato di più».
«Hai giudicato rettamente
», commenta subito Gesù. E quindi fa l'applicazione della
sua allegoria: «Vedi questa donna? Io sono entrato
in casa tua», e contro gli usi e i doveri dell'ospitalità,
«tu non m'hai dato dell'acqua ai piedi; ma ella
mi ha rigato i piedi di lacrime e li ha asciugati coi suoi capelli. Tu non
m'hai dato alcun bacio sulla guancia; ma ella da che sono entrato, non ha
smesso di baciarmi i piedi. Tu non m'hai unto il capo d'olio; ma ella m'ha
unto i piedi di profumo. Per la qual cosa ti dico: Le sono rimessi i suoi
moti peccati, perché ha molto amato; ma a colui a cui poco è
rimesso, poco ama».
Indi Gesù si rivolse alla povera peccatrice
e, fissando su di lei il suo sguardo pieno di tenerezza infinita e così
puro da escludere ogni sospetto, con voce incoraggiante le dice: «
I tuoi peccati ti sono rimessi».
A queste parole i convitati cominciano a bisbigliare:
«Chi è costui che rimette anche i peccati?
». Tutti gli ebrei infatti sapevano che solo Dio può rimettere
i peccati e che Gesù, arrogandosi questo potere, asseriva di essere
Dio, come già aveva fatto altre volte.
Ma, Egli, senza badare ai loro mugugni, si rivolge
di nuovo alla donna e le rivolge le incoraggianti parola: «
La tua fede t'ha salvato; vattene in pace».
La donna, sempre umile e modesta, ma radiosa
e trasfigurata, si alza e si ritira, portando con sé due tesori che
non perderà più: la pace del cuore e il perdono di Dio.