La Vita di Gesù
Uno sguardo sinottico dei quattro vangeli

di Italo Minestroni


VITA PUBBLICA
GIOVANNI MANDA A GESU' I SUOI DISCEPOLI
(Matteo 11, 2-19; Luca 7, 18-35; 16, 16)

Erode Antipa, tetrarca della Galilea, seccato per i continui rimproveri, fattigli pubblicamente da Giovanni il Battezzatore, fattigli per la sua relazione adulterina con la cognata Erodiade, moglie del fratello Filippo, lo aveva fatto imprigionare nella sicura fortezza di Macheronte, al di là del Giordano.
I suoi discepoli e amici però potevano visitarlo nel carcere e portargli le notizie di fuori. Tra queste ci fu anche quella della grande fama che circondava Gesù e che andava diffondendosi velocemente di villaggio in villaggio, di regione in regione.
Giovanni, prevedendo prossima la sua morte, prese allora la decisione di inviare due suoi discepoli da Gesù per chiedergli: «Sei ti colui che ha da venire, o ne aspetteremo noi un altro?».
Israele viveva nella speranza del Messia, che doveva venire, e nel linguaggio comune lo chiamavano "Colui che ha da venire". Quindi la domanda che i discepoli di Giovanni dovevano rivolgere a Gesù, voleva dire: Sei tu, sì o no, il Messia, il Salvatore d'Israele?
Questa mossa di Giovanni si spiega facilmente. Essa è effetto del suo zelo. Da una parte Giovanni vuole offrire a Gesù un'altra occasione per dichiararsi pubblicamente e apertamente come l'atteso Messia e dall'altra convincere i suoi discepoli che non è egli, Giovanni, colui che è atteso, ma che tale è Gesù, e perciò Lui, d'ora in poi dovevano seguire. La risposta di Gesù fu precisa come la domanda.
Circondato in quel momento da molti infelici, ammalati, Egli ne guarì molti, sanò piaghe, cacciò demoni, rese la vista a molti ciechi. Poi disse ai discepoli di Giovanni Battista: «Andate a riferire a Giovanni quello che udite e vedete: i ciechi recuperano la vista e gli zoppi camminano; i lebbrosi sono mondati e i sordi odono; i morti risuscitano, e l'Evangelo è annunziato ai poveri. E beato colui che non si sarà scandalizzato di me».
Con tali parole Gesù ha fatto appello alla prova dei miracoli e della profezia, la quale aveva attribuito tale potere taumaturgico al Messia.
Da settecento anni Isaia, il più grande dei profeti, aveva indicato i segni nei quali gli Ebrei avrebbero riconosciuto il Messia, quando sarebbe apparso (Isaia 29, 18 ecc.; 35, 5-6; 61, 1 ss.).
E questi segni li avevano ora sotto gli occhi e non avevano che da tirare le conseguenze e ammettere che Gesù era il Messia!
"E beato colui che non si sarà scandalizzato", concluse Gesù le sue parole con un velo di tristezza nel cuore. Probabilmente Gli sovvenne in quel momento un altro oracolo di Isaia, il massimo profeta di Israele, che dice: «Ed egli sarà un santuario, ma anche una pietra d'intoppo, un sasso d'inciampo per le due case d'Israele, un laccio e una rete per gli abitanti di Gerusalemme. Molti tra loro inciamperanno, cadranno, saranno infranti, rimarranno nel laccio, e saranno presi» (Isaia 8, 14-15).
Proprio Lui, la sua persona, i suoi benefici, saranno la pietra di scandalo contro cui inciamperà e si abbatterà il suo infelice popolo.
Purtroppo, come aveva predetto il vecchio Simeone, quando potè prendere il bambino Gesù tra le sue braccia nel tempio, Egli sarà sempre «un segno a cui si contraddirà» (Luca 2, 34). Tale fu per i suoi connazionali, gli Ebrei, venti secoli fa; tale è ancora oggi per la società del nostro tempo. Inorgoglito dal progresso delle scienze sperimentali e positive, l'uomo del nostro tempo si rizza con orgoglio dinanzi a Cristo e di nuovo gli chiede: Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare qualcun altro? E, rispondendo a se stesso, soggiunge: Non sei più Tu l'uomo dell'avvenire, abbiamo un altro messia: la nostra ragione, giunta finalmente alla sua maturità. La sua luce ci basta e ci offre una morale razionale, naturale, indipendente da ogni rivelazione soprannaturale, dalla religione positiva, dal Cristianesimo. Sempre Cristo "è segno a cui si contraddirà", e sarà sempre a "caduta e innalzamento" per gli uomini.
Appena i discepoli di Giovanni si allontanarono, Gesù approfittò per tessere l'elogio di Giovanni il Battezzatore. «Che andaste a vedere nel deserto?», perché era là che Giovanni viveva e predicava ed era là che accorrevano gli ebrei da ogni parte per sentirne la predicazione e farsi battezzare. Giovanni non era «una canna dimenata dal vento», cioè un uomo leggero e incostante nelle sue idee; non era «un uomo avvolto in morbide pelli, come quelli che stanno nelle dimore dei re», cioè non era un effeminato ma un uomo austero; egli «è un profeta, anzi più che profeta del quale è scritto: Ecco, io mando il mio messaggero davanti al tuo cospetto, che preparerà la via dinanzi a te». Perciò, «in verità io vi dico che fra i nati di donna (ebraismo che indica gli uomini in generale) non è sorto alcuno maggiore di Giovanni Battista».
Gesù proclama che fra tutti gli antichi uomini suscitati da Dio, cioè investiti di una speciale missione, Giovanni è il più grande; perché, mentre agli altri fu affidato di prefigurare e preannunziare il Messia futuro, a lui invece fu riservato di indicarLo presente nel mondo. Eccelsa quindi fu la sua missione, e tuttavia «il minimo nel regno dei cieli è più grande di lui», perché Giovanni fu l'ultimo e il più illustre rappresentante della Legge, ma nel nuovo ordine di cose inaugurato da Cristo con la sua venuta, cioè nel Regno di Dio, il più piccolo membro per dignità e ufficio è più grande di lui: tanta è la sua superiorità della Legge del Vangelo sulla Legge Mosaica. Ed è proprio dai giorni di inizio della predicazione di Giovanni il Battezzatore che « il Regno dei cieli è preso a forza ed i violenti, cioè quanto lo fanno oggetto dei loro desideri e dei loro sforzi per vincere sospetti, tradizioni umane, odio e persecuzione, se ne impadroniscono ».
Questo Regno di Dio o dei cieli, da tutto l'Antico Testamento, cioè dalla Legge e dai Profeti fino a Giovanni, è stato solo annunziato futuro, mentre Giovanni lo ha mostrato presente nel mondo nella persona di Cristo.
«E se lo volete accettare, egli è l'Elia che doveva venire. Chi ha orecchi oda ». I Giudei, male interpretando una profezia di Malachia (4, 5), credevano che la venuta del Messia dovesse essere preceduta da una nuova apparizione personale sulla terra di Elia, che era stato trasportato in cielo su un carro di fuoco (2 Re 2, 11-14).
Ma nello stesso annunzio della nascita di Giovanni, l'angelo disse a Zaccaria che il figlio «andrà dinanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elia» (Luca 1, 17).
E Gesù, dicendo « se lo volete accettare», lascia chiaramente comprendere che Giovanni è l'Elia che doveva venire, non in senso proprio ma in senso figurato.
Ma di fronte all'ostinazione dei Giudei, trascinati dalle false dottrine e dalle insinuazioni degli scribi e dei farisei, Gesù si chiede amaramente a chi debba paragonare i suoi contemporanei ebrei, cioè «questa generazione», e rispose con una similitudine tratta dai giuochi dei ragazzi, che vogliono imitare ciò che hanno visto fare nelle nozze e nei funerali. I ragazzi sono divisi in due gruppi: gli uni, stando a sedere, suonano il flauto, come si usava nelle nozze, e invitano gli altri a danzare; ma questi si rifiutano; allora i primi intonano canti lugubri, come si usava nei funerali, e invitano gli altri a piangere; ma per nessun motivo questi voglio arrendersi ai loro desideri e accettare il loro invito. Gesù fa immediatamente l'applicazione di questa similitudine: «E' venuto Giovanni Battista, non mangiando e non bevendo, e dicono: Ha un demonio», cioè Giovanni con tutta la sua vita austera e penitente, non riuscì a persuadere gli Ebrei, che volevano meno digiuni e meno austerità. « E' venuto», continua Gesù, « il Figliuol dell'uomo, mangiando e bevendo », cioè conducendo una vita ordinaria, « e dicono: Ecco, un mangiatore e un beone, un amico dei pubblicani e dei peccatori », cioè volevano più digiuni e più austerità, cercando pretesti dal diverso genere di vita condotto dai due per non ascoltare le loro parole.
Concluse Gesù: « ma la sapienza è stata giustificata dalle opere sue»: cioè la disposizione divina, che inviò Giovanni a preparare gli animi alla venuta del Messia, è stata manifestata dalle opere che Giovanni ha compiuto. E tra queste opere c'è stato anche il battesimo che Giovanni impartiva: «battesimo di ravvedimento per la remissione dei peccati» (Marco 1, 4).
Popolo e pubblicani, che hanno inteso Giovanni predicarlo, «hanno reso giustizia a Dio », cioè hanno riconosciuto essere volontà di Dio, « facendosi battezzare». « Ma i farisei e i dottori della legge hanno reso vano per loro il consiglio di Dio non facendosi battezzare da lui».
Tale consiglio era quello di sottoporsi al battesimo di Giovanni per essere disposti a ricevere il Messia. Per questo Gesù scelse i suoi primi discepoli e apostoli tra i discepoli di Giovanni. E non poteva essere diversamente, perché coloro che avevano rigettato, come i farisei e gli scribi, il battesimo di Giovanni, non accolsero nemmeno Cristo.