La Vita di Gesù
Uno sguardo sinottico dei quattro vangeli

di Italo Minestroni


VITA PUBBLICA
GESU' GUARISCE IL SERVO DEL CENTURIONE
RESPONSABILITA' DI OGNI ESSERE UMANO
(Matteo 8, 5-13; Luca 7, 1-10)

Terminato il Discorso della Montagna (Luca dice: "Finiti tutti i suoi ragionamenti al popolo"), Gesù si alza, passa attraverso la folla attonita e muta, e si dirige verso la città di Cafarnao sulle rive del lago di Ghennezareth.
Entrato nella città, gli si avvicinano alcuni notabili ebrei, inviatigli da un centurione o capitano della casa militare di Erode, che aveva inteso parlare di Gesù, per pregarlo di guarire il suo servo, che era gravemente ammalato e che il centurione amava molto. Gesù accetta le loro preghiere e suppliche, e subito parte con loro, dirigendosi verso la casa del centurione.
Questi, saputo che Gesù stava venendo nella sua casa, gli corre incontro e gli dice:
«Signore, io non son degno che tu entri sotto il mio tetto; ma dì soltanto una parola e il mio servitore sarà guarito».
Il centurione, che conosceva Gesù per fama, avendo i suoi molti miracoli operati nella zona suscitato entusiasmo, credeva nella potenza soprannaturale di Gesù, ed espresse questa fede con una originalità e schiettezza tutta militare, che commuove ed esalta. Confessa a Gesù la sua indegnità a riceverlo nella sua casa, e gli fa presente che Lui, non ha bisogno di andare in casa sua per guarire il servitore, perché Lui comanda su tutte le malattie e tutti gli elementi Gli sono ubbidienti, la sua parola vola ed è ubbidita a distanza. E questo pensiero di fede profonda e di fiducia illimitata nel potere di Gesù, egli esprime con termini militareschi: « Poiché anch'io sono uomo sottoposto ad altri ed ho sotto di me dei soldati; e dico a uno: Va' ed egli va'; e a un altro: Vieni, ed egli viene; e al mio servo: Fa questo, ed egli lo fa».
Gesù «restò meravigliato» della fede del centurione e ne fece un magnifico elogio: «Io vi dico in verità, disse a quelli che lo seguivano, che in nessuno, in Israele, ho trovato cotanta fede ».
E' sempre la fede in Lui, Figlio Unigenito di Dio, che Gesù chiede, e quanto più tale fede è forte, tanto più potenti e grandi sono gli interventi di Dio!
Ci sono alcune altre frasi a conclusione di questo episodio, che ne fissano il significato e la portata morale. Infatti, Gesù, ammirato per la grande fede del centurione, se ne esce in queste parole: «Or io vi dico che molti verranno di Levante e di Ponente e sederanno a tavola con Abramo, Isacco e Giacobbe, nel regno dei cieli; ma i figli del Regno saranno gettati nelle tenebre di fuori. Quivi sarà il pianto e lo stridor dei denti».
Il Regno dei cieli, che Gesù è venuto a stabilire sulla terra,, detto pure perciò "Regno Messianico", perché fondato, ispirato, guidato e retto da Lui Gesù, come Messia.
Da tutto l'insegnamento di Gesù e gli scrittori sacri del Nuovo Testamento apprendiamo che tale "Regno dei cieli, o Regno di Dio, o Regno Messianico" ha la sua realizzazione nella Chiesa fondata da Cristo.
"I figli del Regno", a cui Gesù accenna, sono gli Ebrei, ai quali il Regno era stato profetizzato e promesso. "I molti", che accorrono da tutte le parti del mondo, sono i Gentili o pagani. Lo accettano e vi vengono ammessi.
I popoli, come gli individui, hanno i loro destini. A un popolo, come a un uomo, Dio propone e assegna una missione provvidenziale, un fine. L'impresa non sarà portata a compimento senza sforzi e sacrifici, che sono i due caratteri di ogni opera divina nel mondo. Ma Dio dà la sua assistenza, il Suo aiuto come sostegno me come arra di vittoria.
Se l'individuo, o il popolo, si scoraggia, si stanza, indietreggia davanti alle difficoltà e diserta il posto assegnatogli da Dio, Dio lo rigetta e gli sostituisce un altro individuo, un altro popolo.
Ai giudei, resisi indegni della predilezione divina manifestata loro durante il corso di circa venti secoli dalla chiamata di Abramo in poi; a loro, che Dio aveva prediletto, inviandogli i suoi messaggeri, come Mosè e i profeti, e dando loro un patto che li faceva suo popolo prediletto; a loro, per i quali Dio aveva mostrato la sua continua presenza e potenza di compiere prodigi e miracoli senza numero; a loro sarà tolta la primogenitura, sarà inflitta la cacciata dal Regno, sarà loro tolto lo stesso Regno terreno e l'indipendenza, e saranno costretti ad andare esuli e raminghi per il mondo, mentre la loro terra diverrà terra del disordine, della discordia e della confusione, ove si mescoleranno e si urteranno rivalità, lotte, violenze, tutte le sette, tutte le razze e tutti gli errori.
Ma in questo fatto provvidenziale si scorge un'altra legge dell'economia divina. Giudei e pagani vedono gli stessi miracoli di Gesù, ascoltano le sue stesse parole; quelli rifiutano di credere e sono abbandonati e respinti; questi credono e sono accettati nel Regno di Dio. Che vuol dire ciò? Vuol dire che nel grande affare della salvezza l'ultima parola, in ultima analisi, non appartiene a Dio, ma a noi.
Dio, dice la Sacra Bibbia, ci ha lasciato nelle mani del nostro consiglio, ossia in potere della nostra intelligenza e volontà. Sotto lo sguardo della Sua divina prescienza, sotto l'impero della Sua divina potenza, noi manteniamo la piena e intera libertà delle nostre decisioni, dei nostri movimenti, potendo fare il bene o il male, deciderci per il bene o per il male.
Dio dà a tutti la sua grazia con liberalità. L'uomo è libero di farne l'uso che vuole, e dall'uso che ne farà dipenderà la sua sorte eterna. Perciò la nostra eternità sarà fatta dalle nostre opere. E, come è facile sapere se le nostre azioni violano o no la legge del Signore, altrettanto facile è sapere con certezza se siamo o no sulla buona strada, e se la morte, qualora dovesse colpirci improvvisamente, ci aprirà o meno il cielo.
Dopo che Gesù ha dato modo ai suoi uditori di fare queste riflessioni a seguito della grande fede manifestata in Lui dal centurione, si rivolse a questi, dicendo: « Va', e come hai creduto, ti sia fatto. E il servitore fu guarito in quell'ora stessa».
Tale, o lettore, è la potenza delle fede in Gesù!