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di Italo Minestroni
Gesù, dopo aver dichiarato con le beatitudini la natura spirituale del Suo Regno e le disposizioni che si richiedono per avervi parte, inizia il suo magnifico discorso, compreso tra l'esordio delle Beatitudini (5, 1-12) e l'esortazione finale (Matteo 7, 24-27), che contiene un perfetto riassunto di come deve essere la vita cristiana.
1) I SUOI DISCEPOLI SONO SALE E LUCE DELLA
TERRA (5, 13-16):
Per animare i discepoli a soffrire con gioia
le persecuzioni e le incomprensioni del mondo, espone loro quanto sia
importante la loro missione.
«Voi siete il sale
della terra»: come il sale dà sapore alle vivande e
le preserva dalla corruzione, così essi con la dottrina e l'insegnamento,
che recano, e con le buone opere, che compiono, devono rendere graditi
a Dio gli uomini guasti e corrotti, e preservare i giusti dalla corruzione.
Guai perciò, se essi disprezzano la dottrina di Gesù e quindi
perdono la loro virtù! La loro sorte sarà di essere cacciati
dal Regno dei cieli, come appunto la sorte del sale, divenuto scipito,
è quella di «essere gettato via e calpestato
dagli uomini».
«Voi siete la luce
del mondo»: con la loro dottrina e con la loro condotta essi
debbono illuminare il mondo, avvolto nelle tenebre del peccato e dell'ignoranza.
La loro virtù non potrà rimanere nascosta, come «
non si accende una lampada per metterla sotto il moggio»,
perciò la loro dottrina e la loro virtù devono essere ben
visibili a tutti come «una città posta
sopra un monte », affinché gli uomini, vedendo la loro
vita virtuosa, siano costretti a rendere gloria a Dio.
2) GESU' E LA LEGGE MOSAICA (5, 17-20):
Non pochi giudei, e soprattutto gli scribi
e i farisei, potevano credere dalla mancanza di formalismo nel rispetto della
Legge, che Gesù fosse contro la Legge mosaica, data da Dio, sui
Padre, al popolo ebraico.
Gesù invece vuol far capire che la sua
è opposizione alle tradizioni umane, con cui i farisei hanno aggravato
e appesantito la Legge, rendendone impossibile l'osservanza.
Perciò dice: «
Io non sono venuto per abolire ma per portare a compimento la Legge
».
La Legge mosaica nei suoi tipi, figure e profezie
e in tutta la sua legislazione non era stato altro che una specie «
di pedagogo per condurre l'umanità a Cristo» (Galati
3, 24).
Pertanto, non poteva essere "abolita", occorreva
solo che Gesù la "portasse a compimento, a realizzazione" completamente.
Perciò mai sarebbe potuto avvenire (nel testo si dice: «
finché siano passati il cielo e la terra») che
neppure il più piccolo puntino ("lo jota", la lettera più
piccola dell'alfabeto ebraico) o il più piccolo trattino (piccolo
tratto posto sopra alcune lettere ebraiche per distinguerle dalle altre)
passeranno, che non siano portati a compimento. E, finché Cristo non
avesse portato a compimento anche il più piccolo dettaglio della
legge, tutta la legge doveva essere osservata. Chi si sarebbe comportato
così « sarà chiamato grande
nel Regno dei cieli»; chi invece avrebbe violato i comandamenti
della Legge e insegnato agli uomini a violarli, sarebbe stato escluso
dal Regno dei cieli, cioè « sarà
chiamato minimo (quindi, senza alcuna importanza)
nel Regno dei cieli». I farisei, purtroppo, sebbene esteriormente
osservassero con scrupolosità la Legge, ne avevano alterato lo
spirito, anzi «l'avevano annullata a cagione
delle loro tradizioni, rendendo vano il culto a Dio » (Matteo
15, 6-9).
Per questo Gesù avverte i suoi discepoli:
«Se la vostra giustizia, cioè
la vostra ubbidienza alla volontà di Dio,
non supera quella degli scribi e dei farisei, voi non entrerete punto nel
Regno dei cieli ».
3) LA "GIUSTIZIA" DEL DISCEPOLO SUPERIORE
A QUELLA DELLA LEGGE ANTICA:
Quindi Gesù con sei esempi mostra come
"la giustizia" dei suoi discepoli deve toccare il loro interiore, e non
fermarsi all'esteriore, come era quella degli scribi e dei farisei.
OMICIDIO (vers. 21-26): la Legge dice: «
Non uccidere e chiunque avrà ucciso sarà sottoposto al
tribunale » (Esodo 20, 13; Levitico 24, 17), ma Gesù
aggiunge che non solo si deve evitare di "uccidere", ma anche il pensiero
che si affaccia alla mente, lo stesso "adirarsi", la stessa parola d'odio
che erompe contro il fratello, come chi gli dice "racà" (= stupido)
oppure "pazzo" sarà sottoposto a giudizio e a condanna.
Da questa premessa Gesù deduce due conseguenze
della più alta importanza pratica:
IL DIVORZIO (vers. 31-32): la Legge diceva: «Chiunque ripudia sua moglie, le dia l'atto di divorzio» (Deuteronomio 24, 1), cioè un piccolo scritto attestante che la donna era libera e poteva rimaritarsi. Fu per la durezza del cuore degli ebrei che Dio permise loro il divorzio (Matteo 19, 7-9), ma richiese questa formalità perché l'uomo riflettesse bene prima di ripudiare la moglie. Gesù invece aggiunge che non è mai lecito mandare via la propria moglie, se non la si vuole rendere adultera. Solo una causa di divorzio è valida ed « è per cagione di fornicazione», quando cioè sia accertata l'infedeltà della moglie o del marito, ed è una ragione facilmente comprensibile.
IL GIURAMENTO (vers. 33-37): la Legge diceva: «Non spergiurare, ma attieni al Signore il tuo giuramento» (Levitico 19, 12), cioè adempi quanto hai promesso al Signore col tuo giuramento, perché il giuramento è chiamar Dio in testimonio di ciò che si afferma o si promette. Invece i farisei e gli scribi insegnavano che nel giuramento bastava usare formule, in cui non si nominava il nome di Dio (come: giuro per il cielo... giuro per la terra... giuro per Gerusalemme... giuro sul mio capo), perché non si contraesse alcuna obbligazione e si poteva non mantenere la parola data. Gesù respinge questo falso insegnamento ed ammonisce: « il vostro parlare sia: Si, si; no, no, perché il di più viene dal maligno». Infatti, quando si giura per il cielo « esso è il trono di Dio», se per la terra « essa è lo sgabello dei suoi piedi», se per Gerusalemme « essa è la città del gran re », se per il nostro capo, si giura per qualcosa su cui l'uomo non ha alcun potere, essendo tutto soggetto a Dio, e perciò « non può fare un solo capello bianco o nero».
LA LEGGE DEL TAGLIONE (vers. 38-42): la Legge prescriveva: «Occhio per occhio, dente per dente » (Esodo 21, 24), e cioè sia nella vita pubblica che privata la risposta deve essere proporzionata all'offesa. Ma Gesù vuole che i suoi discepoli sopportino le ingiurie senza lasciarsi dominare dall'ira e dal desiderio di vendetta, e quindi inculca di « non resistere al male», cioè di non rendere male a chi fa male, ma di avere pazienza nei cattivi trattamenti, vietando ogni vendetta privata. Perciò per dimostrare amore e pazienza a chi ci fa violenza, il cristiano deve essere disposto « a porgere la sinistra a chi gli percuote la guancia destra, a chi con violenza vuol togliergli la tunica di lasciargli anche il mantello, e a chi esige che facciamo con lui un miglio (di strada), di farne con lui due». Sono affermazioni di Gesù volutamente paradossali e metaforiche che vietano la vendetta privata e comandano la pazienza. Gesù però non proibisce di opporsi con dignità agli attacchi ingiuriosi (cfr. Giovanni 18, 22-24) né, ancor meno, di combattere il male nel mondo col sopportarlo per ricavarne il bene. E Gesù conclude questo punto, dicendo; « Dà a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltar le spalle».
L'AMORE DEL PROSSIMO (vers. 43-48): la legge
diceva: «Ama il tuo prossimo» (Levitico 19, 18) e per gli
ebrei il prossimo erano solo i loro connazionali, "e odia il tuo nemico",
frase questa che non si trova nell'Antico Testamento, ma che era una falsa
conclusione dedotta dai dottori giudei, che consideravano nemici tutti
gli stranieri. Gesù invece comanda: «
Amate i vostri nemici » e vuole che l'amore si dimostri con
le opere: « Pregate per i vostri persecutori
», per essere figli devoti del Padre che è nei cieli, che
non esclude alcuno dal suo amore ma tutti ricolma dei suoi benefici facendo
«levare il sole e piovere» sia sui buoni che sui cattivi.
Un altro motivo che deve indurre i suoi discepoli
ad essere buoni coi loro nemici, è che, se «
essi amano soltanto quelli che li amano, e se accolgono onorevolmente
solo i fratelli», non si distinguono dai pubblicani e dai pagani,
i quali si comportano così.
Le regola invece della loro perfezione deve
essere Dio, che ama amici e nemici: «Voi dunque
siate perfetti, com'è perfetto il Padre vostro celeste».
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