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di Italo Minestroni
Gesù, eletti i dodici apostoli, ritrova la folla immensa, che in precedenza lo aveva seguito. L'attraversa, guarisce qualche malato e indemoniato, consola e asciuga qualche lacrima, e si va a sedere, alla stregua dei maestri orientali sopra una piccola prominenza del terreno, indi dice:
«Beati i poveri di spirito, perché di loro è il Regno dei cieli. Beati gli afflitti, perché saranno consolati. Beati i mansueti, perché possederanno la terra. Beati gli affamati e gli assetati della giustizia, perché vedranno Dio. Beati i misericordiosi, perché otterranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati quelli che si adoperano per la pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di loro è il Regno dei cieli. Beati voi, quando vi oltraggeranno e vi perseguiteranno e, mentendo, diranno contro a voi ogni sorta di male per cagion mia. Rallegratevi e giubilate, perché il vostro premio è grande nei cieli; perché così hanno perseguitato i profeti che sono stati prima di voi. Ma guai a voi, o ricchi, perché avete già la vostra consolazione. Guai a voi che siete satolli, perché avrete fame. Guai a voi che ora ridete, perché farete cordoglio e piangerete. Guai a voi quando tutti gli uomini diranno bene di voi, perché i padri loro facevano lo stesso coi falsi profeti ».
Chiediamoci, allora: DOVE'E' LA FELICITA'?
Risposta importante, perché la felicità noi la desideriamo,
la cerchiamo con tutte le nostre forze in ogni istante della nostra vita.
Saggi, filosofi e maestri di religione, vissuti
prima e dopo Gesù, hanno cercato di dare una risposta a questa domanda,
ma essa ha lasciato deluse le persone che l'hanno seguita. La felicità
non l'hanno trovata.
Anche Gesù ha dato la sua risposta. Voi
l'avete letta e vi avete riconosciuto le otto Beatitudini del Vangelo e
i quattro "guai" di minaccia.
La sua risposta è paradossale, perché
invita a riporre la felicità in tutto ciò che di norma gli
uomini rifuggono come un male.
Cristo infatti chiama felice colui che non ha
il cuore attaccato ai beni di questo mondo, che non fa di essi lo scopo della
sua vita, l'oggetto primo dei suoi desideri e della sua attività.
E a lui promette il regno dei cieli, il Regno di Dio nella sua anima e
infine in cielo nella gloria e il godimento di Dio.
Gesù chiama felice il mansueto, cioè
colui che è paziente e rassegnato della vita, anche in mezzo alle
prove, alle difficoltà, ai dolori e alle traversie, perché
a lui è promesso il possesso della terra. Come agli ebrei antichi,
quale premio della loro fedeltà e ubbidienza, Dio promise il possesso
della terra di Canaan e di far parte del popolo eletto, così la terra
promessa da Gesù al mansueto e al rassegnato è il Regno di Dio,
la sua Chiesa quaggiù e poi il cielo "nuovo cielo e nuova terra" (Apocalisse
21, 1).
Felice, dice pure Gesù, chi è
afflitto a motivo del peccato, che è offesa a Dio e cagione di perdita
delle anime, e gli promette la consolazione che vedrà leniti i suoi
dolori, asciugate le sue lacrime.
Felice chi ha fame di sete e di giustizia, cioè
del compimento della volontà di Dio. Come nell'ordine materiale fame
e sete sono istintivamente i primi e i più imperativi bisogni umani,
dai quali dipende tutta la nostra vita fisica e ai quali ogni altro bisogno
fisico deve cedere il posto, così deve essere nell'ordine morale-spirituale.
Cercare innanzi tutto il compimento della volontà
di Dio nella nostra vita e nell'altrui, acquistando la virtù e facendo
il bene, cercarla sempre e dovunque senza posa, prima di ogni altro dovere;
orbene questa fame e questa sete saranno appagate, perché Dio le
soddisferà, le acquieterà. E in questo consiste la vera felicità
dei giusti.
Felici i misericordiosi, continua Gesù,
cioè coloro che hanno compassione di tutti i miseri, che comprendono
la debolezza altrui, che perdonano l'offesa, che rendono bene per male,
affetto per l'indifferenza, amore per l'ira. E' così che essi potranno
ottenere fiducia assoluta nel grande Dio misericordioso verso tutti.
Felice chi ha il cuore puro, sgombro dal peccato,
perché avrà una conoscenza sempre più perfetta e più
approfondita di Dio e delle cose divine.
Infatti, se il cuore è puro, l'intelligenza
è tesa e vede bene.
Felice, aggiunge Gesù, chi s'adopera
per la pace, chi la semina attorno a sé nello spirito di Cristo
e del Vangelo, perché lo zelo porta le anime vicino a Dio, pacificandole
con Lui e con gli altri esseri umani.
Chi così agirà, sarà chiamato
veramente figlio di Dio, perché coopera all'opera di pace, di redenzione
realizzata dal Figlio Unigenito di Dio.
Infine, felici sono coloro che soffrono persecuzione
per amore della giustizia, cioè per il loro attaccamento e zelo alla
volontà di Dio e alla fede cristiana. Essi sopportano critiche, motteggi,,
calunnie, carceri a causa della loro fede per non tradirla e per testimoniarla.
Ad essi, dice Gesù, di essere allegri, di giubilare sotto queste
persecuzioni, perché la loro ricompensa sarà grande nei cieli.
Quindi, Gesù, secondo il Vangelo di Luca,
dopo aver parlato e invitato ad essere felici, lancia i suoi "guai" minacciosi
ai ricchi; ai satolli; a quanti prendono la vita come una festa continua;
a quanti cercano il favore dei grandi e dei potenti di questo mondo, tradendo
per ottenerli la loro fede, i loro convincimenti, lusingando le passioni,
accarezzando il vizio, propagando l'errore, vituperando ogni causa buona
e sante e corrompendo i cuori.
Tale è lo stupendo preambolo del grande
Sermone della montagna. Esso fu giustamente chiamato la carta costituzionale
del Regno Messianico. Le beatitudini sono il codice ristretto della vita
cristiana. Noi siamo buoni, siamo giusti, siamo onesti, siamo virtuosi
nella misura in cui le prediamo per regola della nostra condotta.
In fondo esse, sotto diverse forme, non contengono
che un solo pensiero: una promessa e una condizione. La promessa è
questa: la felicità vera, che ha inizio su questa terra ma che sarà
piena e completa in cielo.
La condizione è: saper affrontare la vita
nei suoi momenti lieti e tristi, nelle sue avversità e delusioni
e nelle sue difficoltà, con serenità, con l'anima sgombra dal
male, guardando al cielo e cercando di fare tutto in modo che si possa piacere
al Signore.
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