La Vita di Gesù
Uno sguardo sinottico dei quattro vangeli

di Italo Minestroni


VITA PUBBLICA
OPPOSIZIONE DEI CAPI FARISEI E ATTEGGIAMENTO DI GESU'
(Matteo 12, 14-21; Marco 3, 7-12)
ELEZIONE DEGLI APOSTOLI
(Marco 3, 13-19; Matteo 10, 1-4; Luca 6, 12-16)

La predicazione di Gesù e la sua popolarità sempre crescente in conseguenza dei prodigi che compiva, fecero comprendere ai capi d'Israele che si imponeva loro una scelta: o riconoscerlo per Messia e dichiararsi suoi discepoli oppure farlo scomparire, mettendolo a morte. Ma la loro ambizione ebbe il sopravvento sulla loro coscienza e la loro scelta non fu che una: Gesù morirà.
Subito si misero all'opera, e per assicurare il successo al loro disegno si sforzarono in tutti i modi e con tutti i mezzi di indebolire la sua influenza sul popolo e accrescere il loro potere. Lo fecero seguire dappertutto, lo attaccarono continuamente, gli tesero insidie, snaturarono le sue intenzioni, calunniarono i suoi atti e le sue parole, l'accusarono di impostura e di bestemmia, gli ascrissero a delitto le sue buone opere, e lo proclamarono traditore della patria, perché disconosceva la legge di Mosè e pretendeva di abolirla.
Essi sapevano di mentire, ma sapevano pure che la menzogna è una tattica che sempre ha successo presso le folle; basta essere audaci e perseveranti.
Nello stesso tempo cercarono appoggio di altri alla loro azione. Così «tennero consiglio con gli Erodiani contro di lui, allo scopo di farlo morire».
Costoro erano i partigiani di Erode Antipa, tetrarca di Galilea, uomo ligio ai Romani e al quale Cesare aveva assegnato un regno della parte dell'eredità di Davide.
Gesù intuì che opporre resistenza ai suoi nemici sarebbe stato un accelerare la sua morte, mentre la sua opera era appena abbozzata. Perciò «Gesù, saputolo, si ritirò di là e coi suoi discepoli si ritirò verso il mare (di Galilea); e dalla Galilea gran moltitudine lo seguì; e dalla Giudea e da Gerusalemme e dalla Idumea e da oltre il Giordano e dai dintorni di Tiro e Sidone. Ed egli disse ai suoi discepoli che gli tenessero sempre pronta una barchetta a motivo della calca, che talora non venisse stretto da ogni parte dalla folla. Perché egli ne aveva guariti molti: cosicché tutti quelli che avevano qualche malattia gli si precipitavano addosso per toccarlo. E gli spiriti immondi, quando Lo vedevano, si gettavano davanti a lui e gridavano: Tu sei il Figliuolo di Dio!».
Di fronte a tanto fascino suscitato da Gesù tra la gente, di fronte alla sua eccezionale potenza taumaturgica, l'evangelista Matteo vede l'adempimento della profezia di Isaia (42, 1-4): « Ecco il mio servitore che ho scelto, il mio diletto, in cui l'anima mia si è compiaciuta. Io metterò lo Spirito mio sopra lui, ed Egli annunzierà giudizio alle genti. Non contenderà, né griderà, né alcuno udrà la sua voce nelle piazze. Egli non triterà la canna rotta e non spegnerà il lucignolo fumante, finché non abbia fatto trionfare la giustizia. E nel nome di lui le genti spereranno ».
Impossibile descrivere in forma più concisa e in maniera più esatta il carattere e la missione di Gesù, Signore degli uomini. Ma Egli, pur essendo uguale a Dio, ha eclissato temporaneamente la sua natura divina e si è fatto uomo, cioè servo, per poter abbassarsi, umiliarsi, affaticarsi, soffrire, morire e riscattarci. Uguale al Padre per la divinità, Gesù Gli è inferiore nella sua umanità.
Ma sulla sua persona il Padre ha messo il suo santo Spirito, che gli comunica la santità. E la sua opera è stata veramente un'opera di bontà, di dolcezza e di misericordia.
Per questo Gesù, guardando col suo occhio divino la gran folla che lo circondava «ne ebbe compassione, come dice Matteo (9, 36), perché erano stanche e sfinite, come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: Ben è la messe grande, ma pochi sono gli operai. Pregate dunque il Signore della messe che spinga degli operai nella sua messe ».
Per questo risolvette di dare inizio concretamente alla edificazione della sua Chiesa col gettarne le fondamenta. Lasciata la folla, «salì sul monte a pregare e passò la notte in orazione a Dio. E quando fu giorno chiamò a sé quei che Egli stesso volle, ed essi andarono a lui. E ne costituì dodici ai quali dette il nome di apostoli, per tenerli con sé e per mandarli a predicare con la potestà di cacciare i demoni e di sanare qualunque infermità e qualunque malattia».
Questi dodici furono: « Simone, al quale mise nome Pietro, e Andrea, suo fratello: Giacomo di Zebedeo e Giovanni, suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo d'Alfeo e Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda l'Iscariota ».
Undici di loro erano galilei; uno solo, Giuda, era della tribù di Giuda.
Questo numero "dodici" sembra essere stato voluto da Dio, perché, come i Giudei, il popolo di Dio dell'Antico Testamento che preparava e annunciava il Nuovo e il popolo cristiano, discendevano da dodici patriarchi capostipiti delle dodici tribù d'Israele, cioè di tutto l'Israele di Dio dell'Antica Legge, così conveniva pure che il popolo cristiano avesse dodici padri, appunto i dodici apostoli, affinché, mediante l'ubbidienza al loro insegnamento, si potesse appartenere all'Israele spirituale, cioè al popolo cristiano.
A questi dodici eletti Gesù diede il nome di "apostoli", cioè "inviati". Allo stesso modo che Egli, Verbo di Dio, era stato inviato dal Padre suo, similmente i Dodici saranno da Lui inviati in tutte le nazioni del mondo con pieni poteri di esporre la sua dottrina, di promulgare la sua legge, di distribuire i suoi benefici.
Per prepararli a questa importante e sublime missione Gesù tenne i dodici sempre vicini a sé. E infatti da questo momento essi non l'abbandoneranno più, ascolteranno i suoi discorsi pubblici, riceveranno le sue confidenze intime, saranno testimoni dei suoi atti e della sua vita. Lo vedranno coi loro occhi e Lo toccheranno con le loro mani nel suo corpo risuscitato, assisteranno alla sua ascensione in cielo, e, più tardi, ciò che predicheranno al mondo sarà la vita del loro Signore, alla quale essi avranno partecipato nel modo più intimo durante tre anni. Il Cristianesimo infatti poggia sul fondamento storico della loro testimonianza, perciò, quando i capi del Sinedrio vorranno imporre loro «di non parlare più nel nome di Gesù, essi risponderanno: Quanto a noi non possiamo non parlare delle cose che abbiamo vedute e udite» (Atti 4, 18-19).
In questo senso solo la Chiesa di Cristo è fondata sul fondamento degli apostoli, è cioè apostolica. La loro predicazione, dapprima fatta oralmente, e poi per disegno mirabile della divina Provvidenza da essi scritta sotto ispirazione divina, è anche oggi l'unica norma di fede e di prassi della Chiesa.
Solo i gruppi religiosi che si attengono a questa norma si possono dire "cristiani" e sono la "Chiesa di Cristo".