La Vita di Gesù
Uno sguardo sinottico dei quattro vangeli

di Italo Minestroni


VITA PUBBLICA
GESU' CONDANNA IL FORMALISMO E INCULCA L'AMORE
(Matteo 12, 1-14; Marco 2, 23-28; Luca 6, 1-11)

Dopo il meraviglioso discorso, che Gesù rivolse ai farisei che lo accusavano di aver guarito di sabato il paralitico della piscina di Betesda, Gesù lasciò Gerusalemme per far ritorno coi suoi discepoli in Galilea.
Durante il cammino attraversarono dei campi, in cui biancheggiava il grano maturo. Si era infatti  tra la fine del mesi di Aprile e i primi di Maggio.
I discepoli, mossi dalla fame, svelsero alcune spighe, se le stropicciarono tra le mani e ne mangiarono i chicchi. Non l'avessero mai fatto! Anche questa volta era di sabato.
Gli scribi e i farisei, che seguivano Gesù, apparentemente col desiderio di istruirsi ma in realtà come spie del Sinedrio alle sue costole, perché fossero sempre pronte ad attaccarlo ad ogni parola e atteggiamento da loro non condiviso, gli dissero subito: «Vedi! Perché i tuoi discepoli fanno di sabato quel che non è permesso?».
Sebbene svellerne le spighe e mangiarne i chicchi, dopo averle stropicciate tra le mani, fosse consentito dalla legge mosaica, tuttavia quei farisei fanno notare (formalisti com'erano!) che non era consentito farlo in giorno di sabato.
Il Signore rispose loro, citando due fatti, che non avrebbero potuto mai essere contraddetti. Il primo si riferisce a Davide, che, costretto a fuggire dalla corte di Saul coi suoi commilitoni per sottrarsi alla persecuzione del re che voleva ucciderlo, raggiunta la cittadina di Nob e non trovando cibo per rifocillarsi coi suoi soldati, chiese ed ottenne dal sommo sacerdote Abiatar di «entrare nella casa di Dio», prendere dalla tavola d'oro, in cui erano conservati i dodici «pani di presentazione », consacrati all'Eterno, «e li mangiò sebbene a nessuno fosse lecito mangiarli se non ai sacerdoti» dentro il tempio, «dandone anche a coloro che erano con lui» (1 Samuele 21, 1-6). Se pertanto, in caso di necessità, Davide e quanti lo accompagnavano potevano cibarsi di quei pani, riservati dalla legge solo ai sacerdoti e leviti quando alla fine di ogni settimana venivano cambiati con altri di più fresca fattura, perché i suoi discepoli non potevano in circostanza analoga, dispensarsi dal rispetto del riposo sabatico cogliendo alcune spighe, essendo stato, il sabato, dato da Dio per il bene dell'uomo, e non l'uomo creato per il rispetto del sabato?
Gesù aggiunse poi un altro argomento ineccepibile.
«Non avete voi letto, (continuò Gesù), nella legge che nei giorni di sabato i sacerdoti del tempio violano il sabato, e non ne sono colpevoli? ».
Infatti, tutti i sabati i sacerdoti e i leviti del tempio immolavano vittime, le lavavano, le mondavano, sacrificavano buoi e vitelli e pecore, preparavano e accendevano il fuoco, impastavano la farina per farne del pane che cuocevano con la carne delle vittime, e infine pulivano tutti gli utensili usati.
Orbene, tutti questi lavori, interdetti a tutti gli altri ebrei di sabato, ad essi erano consentiti, perché necessari allo svolgimento del culto e del servizio del tempio.
Perché allora i suoi discepoli non potevano cogliere delle spighe per sfamarsi e riparare così le loro forze onde servire meglio il loro divino Maestro?
Per questo Gesù si rivolse ai suoi nemici, dicendo: «Or io vi dico che v'è qui qualcosa (cioè qualcuno) di più grande del tempio. E se sapeste  che cosa significhi: Voglio misericordia e non sacrificio (citazione da Osea 6, 6), voi non avreste condannato gli innocenti».
E concluse: «Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato; perciò il Figliuol dell'uomo è signore anche del sabato»

Quattro chiari pensieri che Gesù ha espresso nelle sue parole sono:

primo: "Io vi dico che c'è qui qualcuno più grande del tempio": e il riferimento a se stesso come Figlio di Dio è chiaro. Come Figlio di Dio, Gesù è lui stesso Dio, e quindi è maggiore del luogo (tempio), in cui Dio viene onorato;

secondo: "voglio misericordia (ossia l'amore) e non il sacrificio (cioè la parte esteriore della religione)": ora le Scritture insegnavano che, quando misericordia e sacrificio venivano a conflitto, Dio benignamente sceglieva la misericordia, l'amore. Se, pertanto, quei farisei avessero compreso le Sacre Scritture, si sarebbero astenuti, in presenza di un tale chiarimento divino, di lanciare le loro accuse contro i discepoli innocenti;

terzo: "Il Sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato": cioè non fu prima creato il sabato e poi l'uomo per essere schiavo di quello; bensì fu creato prima l'uomo, e poi istituito il sabato per giovamento temporale e spirituale dell'uomo, a cui fu comandato di consacrare una settima parte del suo tempo e Dio. Essendo dunque il sabato inteso a reale beneficio dell'uomo, la legge che concerne il sabato non può intendersi in modo da farne un ostacolo alla felicità dell'uomo;

quarto: "Perciò il Figliuol dell'uomo è Signore anche del Sabato": con ciò Gesù afferma esplicitamente la propria autorità come Signore del sabato, che è quanto dire come parola eterna che sin dalla creazione istituì il giorno di riposo a beneficio di tutto il genere umano. Quindi si mostra padrone di questa istituzione, appropriandosela, trasferendola da un giorno (il sabato) a un altro (la Domenica), e diffondendo su di essa uno spirito di libertà e d'amore, che le dà una grandissima rassomiglianza col riposo eterno del cielo.

Quel giorno il contrasto finì lì. Ma non tardò molto a riaccendersi. Un sabato Gesù entra nella sinagoga di una cittadina della Galilea per partecipare al servizio divino (Matteo 12, 9-14; Marco 3, 1-6; Luca 6, 6-11). La sinagoga è piena, e in prima fila, seduti, stanno alcuni scribi e farisei. Tra la gente « c'era un uomo che aveva la mano destra secca», cioè rattrappita, paralizzata. Gesù si ferma a guarirlo.
Gli scribi e i farisei, che lo stavano sbirciando se ne accorgono, e attendono di vedere come si comporterà. Gesù allora con un atto di sfida si rivolge al poveretto e gli dice: « Levati, e sta su nel mezzo». Il malato ubbidisce. Nel più profondo silenzio della sinagoga Gesù chiede allora con voce alta e sicura ai presenti: «E' egli lecito in giorno di sabato di far del bene o di far del male? Di salvare una persona o di ucciderla? ». Nessuno si azzarda a rispondere. Allora dice al poveretto: « Stendi la mano. Egli la stese e la mano tornò sana».
Agli imbarazzati scribi e farisei non restò altro che andarsene dalla sinagoga per andare a far lega coi sostenitori del re Erode, i quali pure, vedendo in Gesù un pericoloso pretendente al trono del loro sovrano, volevano sbarazzarsene.