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di Italo Minestroni
Dopo il meraviglioso discorso, che Gesù
rivolse ai farisei che lo accusavano di aver guarito di sabato il paralitico
della piscina di Betesda, Gesù lasciò Gerusalemme per far
ritorno coi suoi discepoli in Galilea.
Durante il cammino attraversarono dei campi,
in cui biancheggiava il grano maturo. Si era infatti tra la fine
del mesi di Aprile e i primi di Maggio.
I discepoli, mossi dalla fame, svelsero alcune
spighe, se le stropicciarono tra le mani e ne mangiarono i chicchi. Non
l'avessero mai fatto! Anche questa volta era di sabato.
Gli scribi e i farisei, che seguivano Gesù,
apparentemente col desiderio di istruirsi ma in realtà come spie
del Sinedrio alle sue costole, perché fossero sempre pronte ad attaccarlo
ad ogni parola e atteggiamento da loro non condiviso, gli dissero subito:
«Vedi! Perché i tuoi discepoli fanno
di sabato quel che non è permesso?».
Sebbene svellerne le spighe e mangiarne i chicchi,
dopo averle stropicciate tra le mani, fosse consentito dalla legge mosaica,
tuttavia quei farisei fanno notare (formalisti com'erano!) che non era
consentito farlo in giorno di sabato.
Il Signore rispose loro, citando due fatti, che
non avrebbero potuto mai essere contraddetti. Il primo si riferisce a Davide,
che, costretto a fuggire dalla corte di Saul coi suoi commilitoni per sottrarsi
alla persecuzione del re che voleva ucciderlo, raggiunta la cittadina di
Nob e non trovando cibo per rifocillarsi coi suoi soldati, chiese ed ottenne
dal sommo sacerdote Abiatar di «entrare nella
casa di Dio», prendere dalla tavola d'oro, in cui erano conservati
i dodici «pani di presentazione »,
consacrati all'Eterno, «e li mangiò sebbene
a nessuno fosse lecito mangiarli se non ai sacerdoti» dentro
il tempio, «dandone anche a coloro che erano
con lui» (1 Samuele 21, 1-6). Se pertanto, in caso di necessità,
Davide e quanti lo accompagnavano potevano cibarsi di quei pani, riservati
dalla legge solo ai sacerdoti e leviti quando alla fine di ogni settimana
venivano cambiati con altri di più fresca fattura, perché i
suoi discepoli non potevano in circostanza analoga, dispensarsi dal rispetto
del riposo sabatico cogliendo alcune spighe, essendo stato, il sabato, dato
da Dio per il bene dell'uomo, e non l'uomo creato per il rispetto del sabato?
Gesù aggiunse poi un altro argomento ineccepibile.
«Non avete voi letto,
(continuò Gesù), nella legge che
nei giorni di sabato i sacerdoti del tempio violano il sabato, e non ne
sono colpevoli? ».
Infatti, tutti i sabati i sacerdoti e i leviti
del tempio immolavano vittime, le lavavano, le mondavano, sacrificavano
buoi e vitelli e pecore, preparavano e accendevano il fuoco, impastavano
la farina per farne del pane che cuocevano con la carne delle vittime, e
infine pulivano tutti gli utensili usati.
Orbene, tutti questi lavori, interdetti a tutti
gli altri ebrei di sabato, ad essi erano consentiti, perché necessari
allo svolgimento del culto e del servizio del tempio.
Perché allora i suoi discepoli non potevano
cogliere delle spighe per sfamarsi e riparare così le loro forze
onde servire meglio il loro divino Maestro?
Per questo Gesù si rivolse ai suoi nemici,
dicendo: «Or io vi dico che v'è qui
qualcosa (cioè qualcuno) di più
grande del tempio. E se sapeste che cosa significhi: Voglio misericordia
e non sacrificio (citazione da Osea 6, 6),
voi non avreste condannato gli innocenti».
E concluse: «Il sabato
è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato; perciò
il Figliuol dell'uomo è signore anche del sabato»
Quattro chiari pensieri che Gesù ha espresso nelle sue parole sono:
primo: "Io vi dico che c'è qui qualcuno più grande del tempio": e il riferimento a se stesso come Figlio di Dio è chiaro. Come Figlio di Dio, Gesù è lui stesso Dio, e quindi è maggiore del luogo (tempio), in cui Dio viene onorato;
secondo: "voglio misericordia (ossia l'amore) e non il sacrificio (cioè la parte esteriore della religione)": ora le Scritture insegnavano che, quando misericordia e sacrificio venivano a conflitto, Dio benignamente sceglieva la misericordia, l'amore. Se, pertanto, quei farisei avessero compreso le Sacre Scritture, si sarebbero astenuti, in presenza di un tale chiarimento divino, di lanciare le loro accuse contro i discepoli innocenti;
terzo: "Il Sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato": cioè non fu prima creato il sabato e poi l'uomo per essere schiavo di quello; bensì fu creato prima l'uomo, e poi istituito il sabato per giovamento temporale e spirituale dell'uomo, a cui fu comandato di consacrare una settima parte del suo tempo e Dio. Essendo dunque il sabato inteso a reale beneficio dell'uomo, la legge che concerne il sabato non può intendersi in modo da farne un ostacolo alla felicità dell'uomo;
quarto: "Perciò il Figliuol dell'uomo è Signore anche del Sabato": con ciò Gesù afferma esplicitamente la propria autorità come Signore del sabato, che è quanto dire come parola eterna che sin dalla creazione istituì il giorno di riposo a beneficio di tutto il genere umano. Quindi si mostra padrone di questa istituzione, appropriandosela, trasferendola da un giorno (il sabato) a un altro (la Domenica), e diffondendo su di essa uno spirito di libertà e d'amore, che le dà una grandissima rassomiglianza col riposo eterno del cielo.
Quel giorno il contrasto finì lì.
Ma non tardò molto a riaccendersi. Un sabato Gesù entra nella
sinagoga di una cittadina della Galilea per partecipare al servizio divino
(Matteo 12, 9-14; Marco 3, 1-6; Luca 6, 6-11). La sinagoga è piena,
e in prima fila, seduti, stanno alcuni scribi e farisei. Tra la gente «
c'era un uomo che aveva la mano destra secca», cioè
rattrappita, paralizzata. Gesù si ferma a guarirlo.
Gli scribi e i farisei, che lo stavano sbirciando
se ne accorgono, e attendono di vedere come si comporterà. Gesù
allora con un atto di sfida si rivolge al poveretto e gli dice: «
Levati, e sta su nel mezzo». Il malato ubbidisce. Nel più
profondo silenzio della sinagoga Gesù chiede allora con voce alta
e sicura ai presenti: «E' egli lecito in giorno
di sabato di far del bene o di far del male? Di salvare una persona o di
ucciderla? ». Nessuno si azzarda a rispondere. Allora dice
al poveretto: « Stendi la mano. Egli la stese
e la mano tornò sana».
Agli imbarazzati scribi e farisei non restò
altro che andarsene dalla sinagoga per andare a far lega coi sostenitori
del re Erode, i quali pure, vedendo in Gesù un pericoloso pretendente
al trono del loro sovrano, volevano sbarazzarsene.
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