La Vita di Gesù
Uno sguardo sinottico dei quattro vangeli

di Italo Minestroni


VITA PUBBLICA
GESU' UGUALE A DIO PADRE
(Giovanni 5, 17-47)

La guarigione del paralitico, operata da Gesù nella piscina di Betesda, suscitò le ire dei capi dei giudei, che presero a perseguitare Gesù cercando di ucciderlo con l'accusa di violatore della legge del Sabato (ivi v. 16). Forti dell'appoggio che avevano dalla legge mosaica, attaccarono direttamente il Signore come violatore del giorno di riposo, stabilito da Dio stesso, e quindi come essere degno della sanzione penale, cioè la pena di morte.
Gesù rispose alla loro accusa con un discorso magistrale e molto profondo, in cui ogni parola contiene uno sprazzo di luce, uno splendore abbagliante, che riflettono la loro viva luce nelle più intime profondità dei misteri della Deità, dell'Incarnazione e della Redenzione. Ai farisei, che gli muovevano l'accusa di violatore del sabato, Gesù rispose: «Il Padre mio opera fino ad ora, ed anch'io opero».
Parole che possono sembrare oscure a noi, ma che erano chiare per gli Ebrei. Il libro della Genesi narra nei suoi primi capitoli che Dio, dopo aver creato il mondo in sei giorni, si riposò il settimo. Questo riposo era divenuto il tipo del riposo del sabato imposto ai Giudei. Ma Dio con la Sua Provvidenza, che non viene mai meno, continua a conservare e a governare il mondo e gli esseri creati.. Perciò, non cessa mai di operare ed agisce ugualmente nei giorni ordinari come nel giorno di sabato.
Se pertanto (voleva dire Gesù) il Padre mio, così operando, non viola il sabato, io, che opero assolutamente come il Padre mio, che faccio tutto quello che Egli fa, nemmeno io violo questa legge. Con questa affermazione, quindi, Gesù dichiara esplicitamente di avere sul sabato lo stesso potere che possiede Dio, Suo Padre, e cioè il potere proprio della natura divina e dell'atto creatore di Dio.
Gesù non poteva esprimere più chiaramente la Sua uguaglianza con Dio e la sua propria divinità. I Giudei ben compresero il significato delle parole di Gesù, e:
«perciò (dice Giovanni nel Vangelo) più che mai cercarono di ucciderlo, perché, non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio Suo Padre, facendosi uguale a Dio».
Egli è, infatti, Figlio di Dio non nel senso metaforico e figurato, ma nel senso proprio, e cioè per origine, per generazione. Gesù si trovò allora nella necessità di spiegare pubblicamente questa Sua Filiazione divina, e lo ha fatto, come riferisce Giovanni, dimostrando e affermando le relazione che Egli ha con il Padre e con gli uomini. Tra Lui e il Padre c'è:

UNITA' D'AZIONE
«In verità, in verità io vi dico che il Figliuolo non può da se stesso far cosa alcuna, se non la vede fare dal Padre; perché le cose che il Padre fa, anche il Figlio le fa similmente»;

UNITA' D'AMORE
«Poiché il Padre ama il Figliuolo e gli mostra tutto quello che Egli fa; e gli mostrerà delle opera maggiori di queste, affinché ne restiate meravigliati »;

UNITA' DI COMUNICAZIONE DELLA VITA
«Difatti, come il Padre risuscita i morti e li vivifica, così anche il Figliuolo vivifica chi vuole»;

UNITA' DI GIUDIZIO
«Oltre a ciò il Padre non giudica alcuno, ma ha dato tutto il giudicio al Figliuolo, affinché tutti onorino il Figliuolo come onorano il Padre. Chi non onora il Figliuolo, non onora il Padre che l'ha mandato».

Da questa così intima unità col Padre conseguono le relazioni che Gesù ha con gli esseri umani. Gesù, infatti, ha:

IL DIRITTO DI RICEVERE ONORI DIVINI DAGLI UOMINI
«In verità, in verità io vi dico: Chi ascolta la mia parola e crede a Colui che mi ha mandato, ha vita eterna; e non viene in giudizio, ma è passato dalla morte alla vita»

AUTORITA' DI ESEGUIRE IL GIUDIZIO DI VITA E DI MORTE
«In verità, in verità io vi dico; L'ora viene, anzi è già venuta, che i morti udranno la voce del Figliuol di Dio; e quelli che l'avranno udita vivranno»

IL POTERE DI COMUNICARE AGLI UOMINI LA VITA SPIRITUALE E MATERIALE
«Poiché come il Padre ha vita in se stesso, così ha dato anche al Figliuolo di avere vita in se stesso; e gli ha dato autorità di giudicare, perché è il Figliuolo dell'uomo. Non vi meravigliate di questo: perché l'ora viene in cui tutti quelli che sono nei sepolcri, udranno la sua voce e ne verranno fuori; quelli che hanno operato bene, in resurrezione di vita, e quelli che hanno operato male in resurrezione di giudizio ».

Ora queste relazioni di Gesù con gli esseri umani sono regolate dalla:

UNIFORMITA' AL VOLERE DIVINO
«Io non posso fare nulla da me stesso; come odo, giudico; e il mio giudizio è giusto, perché cerco non la mia propria volontà ma la volontà di Colui che mi ha mandato».

Gesù continua il suo discorso adducendo le testimonianze a prova della sua Figliolanza divina. Non si limita a « rendere testimonianza di se stesso » perché « la sua testimonianza di se stesso non sarebbe verace» secondo la legge». Porta perciò innanzi a tutto a prova:

LA TESTIMONIANZA DI GIOVANNI BATTISTA
«V'è un altro che rende testimonianza di me» ed è appunto Giovanni Battista, che gli stessi Ebrei credevano un profeta inviato da Dio e in cui, perciò, avevano fede. Gesù stesso riconosce l'autorità di questa testimonianza: «Io so che la testimonianza che Egli rende di me, è verace». Orbene « voi avete mandato (più volte ambascerie) a Giovanni ed egli ha reso testimonianza alla verità» affermando che io sono il Messia. «Ed io vi dico questo affinché siate salvati. Egli (Giovanni) era la lampada ardente e splendente e voi avete voluto per breve ora godere della sua luce», finché non lo avete seguito nell'invito al ravvedimento che vi rivolgeva e avete lasciato che Erode lo decapitasse nella fortezza di Macheronte.

C'è poi una seconda testimonianza della Figliolanza divina di Gesù:

LA TESTIMONIANZA DELLE SUE OPERE
«Io ho una testimonianza maggiore di quella di Giovanni; perché le opere che il Padre mi ha dato a compiere, quelle opere stesse, che io faccio, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato».
Queste opere stupende, cioè i miracoli, che mostrano come la Sua potenza gli venga dal Padre, tuttavia dimostrano che Egli la usa con sovrana indipendenza, perché essa gli appartiene come propria, perciò, è da sé e per sé che Egli agisce nel compimento di tanti stupendi prodigi.

C'è inoltre una terza testimonianza che Gesù adduce a prova della Sua Figliolanza Divina:

LA TESTIMONIANZA DI DIO, SUO PADRE
«E il Padre che mi ha mandato, ha Egli stesso reso testimonianza di me. La Sua voce voi non l'avete mai udita; e la Sua parola non l'avete dimorante in voi, perché non credete in Colui che Egli ha mandato». Questa testimonianza il Padre l'ha resa mediante le profezie dell'Antico Testamento, avendo Egli ispirato i profeti a parlare e a descrivere anticipatamente la vita, la missione, la personalità e le opere del Messia; l'ha resa personalmente nel momento del battesimo e della trasfigurazione di Gesù, quando lo additò al mondo con queste parole: «Questi è il mio diletto Figliuolo, nel quale mi sono compiaciuto, ascoltatelo! ».

Ora di tutto ciò:

RENDONO TESTIMONIANZA LE SACRE SCRITTURE
che gli Ebrei stessi continuamente consultavano, non comprendendole o comprendendole male per i pregiudizi in cui erano avvinti: «Voi investigate le Scritture, perché pensate di avere per mezzo di esse la vita eterna, ed esse son quelle che rendono testimonianza di me».

Quindi Gesù passa a fare l'applicazione ai Giudei di tutto quanto ha detto sopra e li accusa di:

MANCANZA DI VOLONTA' DI ANDARE A LUI
«Eppure non volete venire a me per avere la vita».

Ma perché mai questa durezza di cuore? Perché in loro, dice Gesù, c'è:

MANCANZA DI AMORE E DI ONORE NEI RIGUARDI DEL PADRE
«Io non prendo gloria dagli uomini; ma vi conosco che non avete l'amore di Dio in voi. Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi ricevete».

Ed infatti in essi:

ALLA MANCAZA DI AMORE PER DIO CORRISPONDE ALTRETTANTA PRONTEZZA NELL'AMORE E GLORIA PER GLI UOMINI
«Se un altro viene nel suo proprio nome, voi lo ricevete. Come potete credere, voi che prendete gloria gli uni dagli altri e non cercate la gloria che viene da Dio solo? ».
Essi, gli ebrei, mostrano tanta fiducia in Mosè e nei suoi scritti, e credono che, seguendo lui sono a posto con Dio.

Ma con la loro condotta mostrano:

TANTA MANCANZA DI FEDE IN MOSE' E NEI SUOI SCRITTI
«Non crediate che io sia colui che vi accuserà davanti al Padre; c'è chi vi accusa, ed è Mosè, nel quale avete riposta la vostra speranza. perché, se credeste a Mosè, credereste anche a me; poiché egli ha scritto di me. Ma, se non crederete agli scritti di lui, come crederete alle mie parole? ».

Così Gesù portò a compimento questo sublime discorso, leggendo il quale noi rimaniamo abbagliati dai fasci di luce che riversa sul nostro spirito, e storditi dalla profondità dei pensieri, nonché meravigliati e stupefatti della stringatezza e dal legame logico del pensiero.

Solo un Dio poteva sollevarci a tali sublimi altezze di verità e di pensiero!