La Vita di Gesù
Uno sguardo sinottico dei quattro vangeli

di Italo Minestroni


VITA PUBBLICA
LA SECONDA VISITA DI GESU' A GERUSALEMME:
GUARIGIONE DI UN PARALITICO
(Giovanni 5, 1-16)

Era già da quattro o cinque mesi che Gesù predicava la Buona Notizia nelle città e villaggi della Galilea, a Cafarnao e sulle sponde del lago di Galilea.
Dovunque la popolazione, composta di contadini e di pescatori, lo aveva accolto con entusiasmo (eccetto che a Nazareth, sua patria), aveva accolto di buon grado la sua parola, aveva acclamato alle opere della Sua potenza e bontà, e si era chiesta: E' un profeta? sarebbe forse il Messia?
Si avvicinava intanto la festa di Pasqua, e Gesù, come ogni buon ebreo, che non ne era legittimamente impedito, non poteva esimersi dal recarsi nella città santa, dove da dieci secoli Jahweh, Suo Padre, era adorato nell'unico tempio del tempo innalzato alla Sua gloria: dove i più grandi profeti, Isaia e Geremia, avevano composto i più belli oracoli messianici e dove dimoravano i magistrati supremi della nazione, l'adesione dei quali alla sua opera messianica avrebbe attirato dietro di loro tutto il popolo e assicurato la sua felicità.
Gesù pertanto lasciò la Galilea e giunse a Gerusalemme per la Porta delle Pecore, situata a nord della città e così chiamata perché vi si facevano passare le pecore destinate ad essere sacrificate nel vicino Tempio, dopo che erano state lavate nella piscina, che era presso la porta e chiamata "Betesda", cioè casa o luogo di misericordia.
Ora, presso questa piscina, munita di cinque portici, si davano convegno ogni giorno tutti coloro che erano colpiti dalle più svariate malattie nella speranza di poter essere guariti, perché quell'acqua aveva una buona qualità terapeutica: quando essa si agitava, e la fede del popolo attribuiva ciò all'intervento di un angelo, il primo che riusciva a scendere nell'acqua veniva guarito dalla sua malattia.
Gesù passa tra quella folla di ammalati: ciechi, paralitici e colpiti da altre infermità, quando scorge un vero paralitico, che Giovanni dice «infermo da trentotto anni». Intuendo col suo sguardo divino tutta l'angoscia e la delusione di quell'animo, Gesù gli chiede: « Vuoi essere risanato?». La risposta del paralitico è commovente per pazienza e rassegnazione.
«Signore, egli dice, io non ho alcuno, che quando l'acqua è mossa, mi metta nella vasca, e mentre ci vengo io, un altro vi scende prima di me».
Gesù si commuove alle sue parole e subito con tre brevissimi comandi gli restituisce la perfetta salute: « Alzati», gli dice, volendo fargli comprendere che le sue membra non sono più rattrappite e che nelle sue vene scorre di nuovo la vita con la sanità: « prendi il tuo lettuccio », cioè ti è restituita la tua forza, e ora, non solo puoi tenerti in piedi ma puoi portare sulle tue spalle lo stesso lettuccio, che portava te; « e cammina », cioè con la forza ti è ritornata, la pieghevolezza, il moto e l'agilità.
E, mentre Gesù stava ancora parlando, il paralitico si alza, prende il suo lettuccio, se lo carica sulle spalle e cammina leggero e spedito sotto il suo peso. Il male, che lo aveva tenuto fermo per trentott'anni, era scomparso.
Dice Dio della sua parola:
«Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza aver annaffiato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, sì da dare seme al seminatore e pane da mangiare, così è della mia Parola: uscita dalla mia bocca, essa non torna a me a vuoto, senza aver compiuto quello che Io voglio e condotto a buon fine ciò per cui l'ho mandata » (Isaia 55, 10-11).
La parola di Gesù ha la stessa potenza, perché è la Parola di Dio, per la quale comandare e ubbidire, volere e operare sono tutt'uno. Mentre il paralitico risanato se ne andava allegro per le vie di Gerusalemme, alcuni alti personaggi del Sinedrio e capi della setta dei farisei, che sempre seguivano Gesù di nascosto per prenderlo in trappola, lo fermano e gli dicono:
«E' sabato, e non ti è lecito portare il tuo lettuccio».
Infatti, tra i trentanove lavori che secondo la tradizione dei giudei non si potevano fare di sabato, c'era anche quello che non si poteva portare da un luogo ad un altro un letto senza un uomo coricato in esso. Ma il guarito, senza imbarazzo e col suo bagaglio sulla spalla, rispose:
«E' colui che mi ha guarito (egli ancora non sapeva chi fosse) che m'ha detto: Prendi il tuo lettuccio e cammina».
Per questo il poveretto non potè dare una risposta alla loro domanda: «Chi è quell'uomo che ti ha detto: prendi il tuo lettuccio e cammina? », domanda rivolta da loro con tono di alterigia e disprezzo.
Gesù, infatti, appena compiuto il miracolo, aveva approfittato dello stupore suscitato tra la folla, per sottrarsi ad essa e scomparire. Intanto il paralitico risanato continuava la sua strada e, dopo aver deposto il lettuccio a casa, si recò al tempio per ringraziare Dio del grande beneficio ottenuto.
Ma era qui che Gesù l'attendeva. E infatti, appena lo scorse, gli si avvicinò e gli disse: « Ecco tu sei guarito: non peccare più, che non t'accada di peggio ».
Quell'uomo se ne andò e, avendo saputo che Gesù era stato colui che l'aveva risanato, lo riferì a tutti i giudei.