La Vita di Gesù
Uno sguardo sinottico dei quattro vangeli

di Italo Minestroni


VITA PUBBLICA
GESU', LO SPOSO, E IL DIGIUNO
(Marco 2, 18-22; Matteo 9, 14-17; Luca 5, 33-39)

Un giorno i farisei trovarono dei sostenitori nientemeno che nei discepoli di Giovanni il Battezzatore, i quali erano presi da gelosia per il successo che Gesù otteneva.
Invano Giovanni aveva ripetuto ai suoi discepoli che egli era solo il precursore del Messia, che il Messia sarebbe venuto dopo di lui; che egli, Giovanni, non era nemmeno degno di sciogliergli e portare i suoi calzari; e che a Gesù spettava di apparire all'orizzonte, mentre a lui di scomparire. Ciechi per l'eccessivo affetto verso il loro profeta e presi da sentimenti di amor proprio e di ambizione, molti di questi discepoli non si rassegnavano a vedere il loro maestro passare in seconda linea.
Perciò, trovandosi quel giorno a Cafarnao, fecero causa coi farisei, e dissero a Gesù:
«Perché noi e i farisei digiuniamo, e i tuoi discepoli non digiunano?».
L'attacco era abile e astuto. Una prima astuzia stava nel fatto che con questa domanda essi cercavano di scalfire la stima del popolo nei riguardi di Gesù. Infatti, digiuni e orazioni sono cose sante, e il popolo volentieri presta fiducia a coloro che li praticano.
La seconda astuzia consisteva nel mettere in contrasto la condotta di Gesù con quella di Giovanni, la cui santità eroica era nota a tutti. Se il santo del deserto, Giovanni, ha ragione, Gesù, l'amico dei peccatori, ha torto. Col loro attacco, farisei e discepoli di Gesù, credevano di aver colpito Gesù nel punto debole.
La risposta di Gesù è ammirabile per chiarezza e precisione: «Possono gli amici dello sposo digiunare, mentre lo sposo è con loro? Finché hanno con sé lo sposo, non possono digiunare. Ma verranno i giorni che lo sposo sarà tolto, ed allora in quei giorni digiuneranno ».
Tra gli ebrei si chiamavano "gli amici dello sposo" i giovani che formavano il corteo d'onore dello sposo nel giorno delle nozze e lo accompagnavano dovunque fin nei suoi appartamenti privati. Essi, durante i giorni delle feste nuziali, che potevano durare tre giorni e anche una settimana, dovevano mantenere l'allegria tra gli invitati. Perciò erano dispensati dal digiuno, anche in occasione della solenne festa dell'Espiazione.
Già nell'Antico Testamento il Messia, Inviato da Dio, era stato presentato come lo Sposo mediante cui Dio avrebbe contratto l'unione con l'umanità. Il tempo delle nozze è il tempo che ha avuto inizio con la comparsa del Messia sulla terra e che avrà termine con la sua morte e ascesa al cielo.
Questo tempo, pertanto, è il tempo della gioia e i suoi amici, cioè i discepoli, non potrebbero digiunare. Ma, purtroppo, la festa non durerà. Verrà un giorno in cui lo sposo sarà loro strappato, allora essi, i suoi amici, digiuneranno, portando il lutto per il rimpianto della sua assenza e il desiderio di raggiungerlo.
Gesù però non si limita a rispondere così sapientemente all'attacco rivoltogli. Egli a sua volta passa ora a contrattaccare direttamente l'errore generale su cui si appoggia la loro accusa.
«Nessuno cuce un pezzo di stoffa nuova sopra un vestito vecchio; altrimenti la toppo nuova porta via del vecchio, e lo strappo si fa peggiore».
Chiaro è in queste parole il riferimento alla Legge Mosaica e alla legge del Vangelo.
La religione mosaica coi suoi riti, cerimonie e sacrifici, è il vestito vecchio. Il Vangelo con le sue nuove istituzioni e col suo nuovo messaggio è "la stoffa nuova". I farisei e i discepoli di Giovanni avrebbero voluto conservare la Legge Mosaica, per cui il Vangelo non sarebbe stato altro che un pezzo di panno sovrapposto a un vestito vecchio.
Ma ciò è irrealizzabile, perché la religione mosaica era transitoria, particolare, foggiata a misura del popolo giudaico; l'Evangelo invece è una religione definitiva, universale, dal disegno tanto vasto da abbracciare tutti gli uomini di tutti i tempi e di tutti i luoghi.
E Gesù ribadisce ancora questa verità con un'altra immagine: «E nessuno mette del vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino fa scoppiare gli otri e il vino si perde insieme con gli otri; ma il vino nuovo va messo in otri nuovi ».
Lo spirito dell'Evangelo è uno spirito nuovo, uno spirito d'amore. Ora l'amore è forte, ardente come il vino nuovo e generoso: fermenta, ribolle, rovescia gli ostacoli, infrange ogni resistenza e non si riposa finché non si leva sulle vette più ardue e più alte del sacrificio e dell'immolazione. Gli uomini informati dallo spirito della Legge Mosaica sono troppo deboli per sopportare questo peso e raggiungere queste altezze: essi si piegheranno e si spezzeranno. per lo spirito nuovo sono necessari uomini nuovi, allenati con vigore ed energia, da una disciplina più forte e da istituzioni più virili: sono necessari uomini rigenerati dal battesimo, nutriti da una fede robusta in tutte le verità apportate da Gesù. Per questo, unire semplicemente la Legge Mosaica al Vangelo è un compito impossibile; la loro stessa natura si oppone; bisogna abbandonare la religione mosaica e accettare la religione cristiana.