La Vita di Gesù
Uno sguardo sinottico dei quattro vangeli
di Italo Minestroni
VITA PUBBLICA
GESU' DI NUOVO A CAFARNAO
GUARISCE UN PARALITICO E CHIAMA LEVI ALLA SUA
SEQUELA
(Marco 2, 1-17; Matteo 9, 1-13; Luca 5,
17-32)
In Cafarnao era viva l'impressione dei molti
miracoli compiuti in città da Gesù.
Però la cittadinanza si sentiva inquieta
e turbata, perché Gesù aveva lasciato la loro città
e andava percorrendo la regione di Galilea, annunziando la Buona Notizia
del Regno di Dio.
Appena si diffonde la nuova che Gesù
è tornato nella casa della suocera di Simone, una gran folla vi accorre.
L'interno della casa ne è invaso e il
cortile esterno ne è stracolmo. E Gesù «
annunziava loro la parola». D'un tratto tra il brusio della
folla si odono le voci di alcuni uomini, che cercano di farsi largo. Stanno
portando una barella, su cui è disteso un povero paralitico. Ma
« non potendolo far giungere fino a Lui
(Gesù) a motivo della calca»,
salgono sul tetto della casa, « scoprono il
tetto della casa dove era Gesù»; e fattavi un'apertura,
calavano il lettuccio nel quale il paralitico giaceva». Il paralitico
è ora davanti a Gesù; ; la sua paralisi era forse effetto
della sua cattiva condotta? probabilmente. In ogni caso la sua coscienza
doveva essere carica di peccati, perché Gesù, «
veduta la loro fede», immediatamente gli disse: «
Figliuolo, i tuoi peccati ti sono rimessi».
Ma erano presenti alcuni scribi e dottori della
Legge che, udite le parole di Gesù, pur non osando contraddirLo apertamente
per paura del popolo, che lo esaltava e riteneva Gesù un profeta,
« così ragionavano in cuor loro: perché
parla costui in questa maniera? Egli bestemmia! Chi può rimettere
i peccati, se non uno solo, cioè Dio? E Gesù avendo subito
conosciuto nel suo spirito che ragionavano così dentro di sé,
disse loro: Perché fate voi cotesti ragionamenti, nei vostri cuori?
Che è più agevole, dire al paralitico: i tuoi peccati ti sono
rimessi, oppure dirgli: levati, togli il tuo lettuccio e cammina?
».
IL ragionamento, che Gesù dice di fare
ai suoi detrattori è semplicissimo: guarire in un momento e con
una parola il male del paralitico e perdonargli i peccati, sono due operazioni
che richiedono la stessa potenza divina.
Ma il rimettere i peccati è un fatto
intimo, che si produce nell'anima del peccatore e che non ha all'esterno
alcun effetto immediato, appariscente; mentre la guarigione fisica è
un fatto esteriore facilmente constatabile.
Orbene, Gesù vuol mostrare loro che ha
il potere di rimettere i peccati, servendosi della prova della guarigione
fisica.
Perciò, Egli dice loro: «
Ora, affinché sappiate che Il Figliuol dell'uomo ha potestà
in terra di rimettere i peccati: io ti dico (disse al paralitico),
levati, togli il lettuccio e vattene a casa tua
». Sull'istante il paralitico «si alzò
e, preso il suo lettuccio, se ne andò via in presenza di tutti
».
Gesù ha dimostrato che è nel suo
nome e in virtù della sua potenza che ha comandato alla paralisi
e al paralitico. Tutti i presenti lo compresero, «
talché tutti stupivano e glorificavano Dio dicendo: Una cosa così
non la vedemmo mai».
Quando Gesù decise di lasciare la casa
della suocera di Simone per andarsene lungo la riva del lago, «
tutta la moltitudine andava a lui», cioè lo accompagnava,
«ed egli li ammaestrava». Andando
così, Egli passa davanti al banco di un doganiere, come se fosse
per caso ma in realtà è guidato dalla Sua sapienza divina.
Alla cassa è seduto un uomo di nome Levi
che in seguito tramuterà in Matteo, che vuol dire "dono di Dio".
Quell'uomo era da tutti conosciuto perché
era un pubblicano. Questo nome dispregiativo veniva dato allora agli impiegati
addetti all'ufficio di esattori delle imposte o doganieri per conto dell'amministrazione
imperiale romana, che allora comandava in Palestina.
Costoro venivano reclutati tra la popolazione
locale e perciò erano oggetto di disprezzo e di odio da parte dei
loro conterranei, che li accusavano di rinnegare la fede e la patria col
mettersi al servizio dei dominatori pagani. Per questo venivano dalla gente
assimilati ai miscredenti e alle meretrici.
Quando Gesù fu vicino al banco del doganiere,
lo guarda. Levi non può non notare quello sguardo. Ha inteso parlare
di Gesù e dei suoi prodigi e ne è rimasto scosso. ma, data
la sua posizione e mestiere, non si è azzardato a muovere un passo
per avvicinarlo.
Ma Gesù si ferma e gli rivolge il dolce
invito: «Seguimi»
Levi, senza riflettere, quasi come un automa,
all'istante si alza e Lo segue, abbandonando tutto.
Questa chiamata di un pubblicano alla sequela
di Gesù fu un vero colpo per scribi e farisei, nessuno dei quali
avrebbe mai potuto supporre che persone simili potessero trovare posto nel
Regno del Messia, che Gesù annunziava imminente.
La loro stizza ed ira aumentarono quando essi
vennero a sapere, pochi giorni dopo, che Gesù aveva accettato di
prendere parte coi suoi discepoli a un banchetto in casa di Levi, al quale
questi aveva invitato anche altri «pubblicani
e peccatori » con la speranza che qualcuno di loro imitasse
il suo esempio.
I giudei erano soliti consumare i pasti solenni
in una sala aperta, che metteva sul cortile interno della casa, ove poteva
entrare anche la gente.
«I farisei, veduto
ciò, dicevano ai suoi discepoli: Perché il vostro Maestro
mangia coi pubblicani e coi peccatori».
Gesù sentì il loro attacco maligno
e subito rispose con decisione: «Non sono i
sani che hanno bisogno di medico, ma i malati. Io non sono venuto a chiamare
dei giusti, ma dei peccatori».
In altre parole, Gesù volle dir loro:
voi vi ritenete sani e giusti e accusate come malati e peccatori codesti
pubblicani. Orbene, sappiate che è giusto che Io, il Messia, vada
a loro e li chiami a me. Voi non avete bisogno di me, perché vi ritenete
moralmente sani e spiritualmente giusti. Questa risposta non ammetteva replica.
I farisei, vinti, si ritirarono in fretta, senza poter dire una parola.