La Vita di Gesù
Uno sguardo sinottico dei quattro vangeli

di Italo Minestroni


VITA PUBBLICA
GESU' GUARISCE UN LEBBROSO
(Marco 1, 40-45; Matteo 8, 1-4; Luca 5, 12-15)

Fra le numerose guarigioni operate da Gesù, durante la Sua missione evangelizzatrice per tutta la Galilea, gli evangelisti ne narrano particolareggiatamente una, e cioè la guarigione di un lebbroso.
Che brutta malattia è la lebbra. E' una malattia cronica, contagiosa, determinata dal bacillo di Hansen (dal nome dello studioso che per primo ne ha isolato il virus nel 1871), e caratterizzata dall'apparizione sulla pelle e su talune mucose di macchie bianche e nere, di nodosità e tumori o di vescicole con evoluzione ulcerosa, con alterazioni trofiche e anestesia delle parti colpite.
Fino a qualche anno fa era giudicata inguaribile; oggi è curabile, se diagnostica e curata in tempo. E' ancora frequente nei paesi caldi. A lungo andare dà la cancrena delle membra colpite, le quali cadono, mutilando il povero colpito.
La lebbra esisteva in Israele fino dai tempi di Mosè, e il libro del Levitico dà a tal proposito minute prescrizioni (capp. 13-14). Appena i sacerdoti avevano accertato la presenza del male in un individuo, questi era bandito dalla società e condannato a vivere lontano dall'abitato, in grotte o in capanne o in sepolcri.
Quando il lebbroso sentiva qualcuno avvicinarsi dalla sua parte, doveva agitare il campanello che teneva in mano e gridare: "impuro, impuro. Non ti accostare", perché la lebbra costituiva un'impurità legale e chiunque toccava un lebbroso diventava immondo presso gli ebrei.
Si trattava non solo di una misura igienica, ma anche di ordinaria polizia.
Gli Ebrei ritenevano la lebbra, come tutte le malattie e la morte, un castigo dei peccati personali. Quando il lebbroso era guarito (il che avveniva allora molto raramente), toccava al sacerdote accertarne la guarigione. Dopo questo accertamento, il lebbroso guarito doveva recarsi al tempio di Gerusalemme per offrirvi, assieme ad altre cerimonie, il sacrificio di un agnello o di un passero in espiazione del peccato. Ciò fatto poteva rientrare nel consorzio umano.
La scena che riferisce la guarigione di un lebbroso ad opera di Gesù, si svolge in una piccola città della Galilea nelle vicinanze di Cafarnao.
Un lebbroso del vicinato ha inteso parlare delle numerose guarigioni operate da Gesù di Nazareth. Trasportato dal desiderio e dalla fiducia, egli dimentica le prescrizioni della legge, entra nella città, s'unisce la popolo e cerca di vedere e di avvicinarsi a Gesù. Quando gli fu vicino «buttandosi in ginocchio lo pregò, dicendo: Se tu vuoi , puoi mondarmi! ».
La sua fede nella potenza di Gesù è assoluta, sebbene gli Ebrei ritenevano che la guarigione della lebbra esigeva uno speciale intervento della divinità, cioè un miracolo.
Gesù «si muove a pietà», vedendo la sincerità della sua fede, «estende la mano, lo tocca e gli dice Lo voglio, sii mondato». A quel contatto, a quel comando « la lebbra sparì da lui, e fu mondato».
L'anima del lebbroso e riboccante di gioia e di riconoscenza, e moltiplica la testimonianza all'indirizzo del suo benefattore.
Ma Gesù cambia bruscamente sembiante, diventando severo e prendendo un tono di minaccia, « gli fa severe ammonizioni e lo manda subito via, dicendogli: Guardati dal farne parola ad alcuno, ma va', mostrati al sacerdote e offri per la tua purificazione quel che Mosè ha prescritto; e questo serva loro di testimonianza ».
Il lebbroso si allontana, ma, preso da vivo desiderio di glorificare il suo benefattore « appena partito, si dette a proclamare e divulgare il fatto».
In conseguenza di ciò si ebbe una tale affluenza di popolo «che Gesù non poteva più entrare palesemente in città; ma se ne stava fuori in luoghi deserti».
Ma nemmeno questo atteggiamento valse a tener lontana la gente da lui, perché anche lì « accorreva a lui gente da ogni parte».
Come Gesù nel caso narrato, anche Mosè e il profeta Eliseo guarirono la lebbra di alcuni malati. Ma Gesù nel suo modo di operare li sorpassa entrambi.
Un certo Naaman, generale supremo dell'esercito siriano, andò dal profeta Eliseo a chiedere la guarigione della lebbra (2 Re cap. 5).
Ed Eliseo lo mandò a lavarsi sette volte nella acqua del fiume Giordano per avere la guarigione, mostrando così che il potere della guarigione non era in lui né da lui. E Naaman, sebbene sospettoso dell'efficacia del metodo, ottenne la guarigione.
Mosè guarì dalla lebbra sua sorella Myriam, elevando a Dio una preghiera per essa (Levitico cap. 12).
Gesù non prega, ma comanda. Tocca il lebbroso e questo tocco e la parola di comando sono la causa reale e unica della sua guarigione.
E poiché questa guarisce è un miracolo, e ogni miracolo è opera di Dio, il potere, di cui Gesù dispone, è dunque divino. E poiché questo potere gli appartiene come proprio, essendone non solo il depositario, poiché ne dispone a suo talento, quando e come vuole, dobbiamo concludere che Gesù è Dio.