La Vita di Gesù
Uno sguardo sinottico dei quattro vangeli
di Italo Minestroni
VITA PUBBLICA
GESU' A CAFARNAO GUARISCE UN INDEMONIATO,
LA SUOCERA DI PIETRO E ALTRI MALATI
(Marco 1, 21-39; Luca 4, 31-34; Matteo 8, 14-17)
La prima giornata del suo ministero a Cafarnao,
Gesù va di Sabato coi suoi discepoli Simone, Andrea, Giacomo e Giovanni
nella sinagoga. Quivi si mette ad insegnare.
La sua parola è potente; egli insegna
con autorità. Lo stupore dei presenti è generale. Ma v'è
nella sinagoga un uomo posseduto da uno spirito immondo.
Il disgraziato, tremante di paura e fremente
di rabbia, si mette a gridare: «Che v'è
fra noi e te, o Gesù di Nazareth? Sei venuto per perderci? Io so
chi tu sei: il Santo di Dio».
La scena è improvvisa ed inattesa, perché
mai quell'uomo sarebbe stato ammesso nella sinagoga, se altre volte fosse
stato soggetto a così violenta crisi?
La condotta del demonio, che aveva preso possesso
di quel malcapitato, si spiega in questa circostanza per il contrasto completo
che esiste tra Gesù e lui; Gesù è il Santo e il puro,
egli il demonio, è il malvagio, l'impuro; Gesù è il
Messia venuto a liberare le anime dalla schiavitù di Satana, egli,
è il demonio, è il tiranno che le tiene incatenate, perché
è un essere immondo nei suoi desideri e inclinazioni, odiatore di tutto
ciò che è bene e giusto. Per questo, confessa il demonio, non
può esserci rea loro alcun rapporto: "che v'è tra noi e te,
o Gesù di Nazareth?". L'unico rapporto che Gesù ammette e riconosce
è quello di sconfiggere, debellare Satana, perciò questi gli
dice:: "Sei tu venuto per perderci?" Infatti egli, il demonio, non ignora
che Gesù è il Messia, e tale lo confessa dicendogli: "io so
chi tu sei: il Santo di Dio", espressione questa che biblicamente indica
il Messia. Ma Gesù non può accettare la sua confessione, il
suo riconoscimento, perché equivarrebbe a dare al demonio un'autorità,
di cui abuserebbe per ingannare e perdere gli uomini. Per questo con voce
severa e con tono minaccioso, gli ordina: «Ammutolisci,
ed esci da lui ». Immediatamente, il povero ossesso viene «
straziato dallo spirito immondo» e questi «
gridando forte, uscì da lui».
Possiamo immaginare la scena svoltasi: il povero
indemoniato che cade a terra, mentre convulsioni spaventevoli agitano tutte
le sue membra per effetto di una potenza invisibile che lo tortura crudelmente.
Ad un tratto si calma, si alza tranquillo e resta in piedi senza dar segno
di sofferenza né d'abbattimento.
La folla presente resta «
sbigottita e tutti si domandavano fra loro: che cos'è mai questo?
Egli comanda con autorità perfino gli spiriti immondi, ed essi gli
ubbidiscono».
A questo riconoscimento dei Cafarnaiti sull'autorità
divina di Gesù, si aggiunge, come conseguenza del miracolo, la diffusione
rapida della fama del Maestro in tutte le zone della Galilea. Terminato il
servizio della sinagoga, Gesù con Giacomo e Giovanni si recò
nella casa di Simone e Andrea. Simone e Andrea erano di Betsaida, piccola
città posta come Cafarnao sulla sponda del lago di Galilea o di Tiberiade.
Simone era ammogliato e, poiché a Cafarnao
abitava nella stessa casa della suocera, è lecito pensare che sua
moglie fosse nativa di questa città. Simone viveva in armonia con la
suocera, e Andrea, suo fratello, lo aiutava nel lavoro di pescatore.
Appena che Gesù fu entrato nella casa
della suocera di Simone, gli fu fatto presente che la poveretta era inferma
ed «era a letto con febbre». Gesù
«le si accosta, la prende per mano e la fa levare;
e la febbre la lasciò ed ella si mise a servirli».
Il miracolo si presenta in tutta la sua evidenza.
Il famoso medico greco Ippocrate e la scienza del suo tempo dividevano le
malattie in grandi e piccole, e l'evangelista Luca, medico anch'egli, nel
narrare questo miracolo riferisce che la suocera di Pietro «
era travagliata da una gran febbre» (4, 38), espressione
che indica una febbre maligna e tenacissima, quale era allora purtroppo
comune a Cafarnao, a causa della maremma che forma il fiume Giordano nell'entrare
nel lago di Galilea o di Ghennezareth.
Tale guarigione, operata da Gesù, mostra
il soffio della potenza divina, che era in Lui e che in quel momento ha fatto
rifiorire la forza e la salute in quel fisico estenuato e indebolito. La
notizia di questi due miracoli diffusasi rapidamente tra la gente, fece sì
che «quando il sole fu tramontato gli portarono
tutti i malati e tutti gli indemoniati» della città
e dintorni. «E tutta la città era radunata
all'uscio» di casa della suocera di Simone.
E Gesù « ne
guarì molti che soffrivano di diverse malattie e cacciò molti
demoni; e non permetteva ai demoni di parlare, perché sapevano chi
egli era».
Quando la calma tornò e si fece notte
inoltrata, Gesù e i discepoli si ritirarono per riposare. I discepoli
stanchi per le molte emozioni della giornata, dormirono profondamente. Come
narra Marco (1, 35-39), Gesù ne approfittò per «
uscire, quando era ancora buio, la mattina, per andare in un luogo deserto
a pregare».
Quando i discepoli si svegliarono, il sole era
già alto. Ma non trovarono Gesù in casa.
Lo cercarono e, trovatolo, gli dissero: «
Tutti ti cercano». Ma Gesù rispose: «
Andiamo altrove, per i villaggi vicini, ond'io predichi anche là;
poiché è per questo che io sono uscito. E andò per tutta
la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e cacciando i demoni ».
Gesù dovunque parlava e operava, insegnava e guariva. Annunziava che
l'ora di Dio era giunta e che Egli era disceso dal cielo per fondare il
Regno di Dio.
In una parola diceva a tutti: «
Il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino; ravvedetevi
e credete all'Evangelo».
In tanti brano del Vangelo, come in questi due
che abbiamo veduto or ora, l'opera di Gesù viene presentata come quella
di un Dottore e anche di un Taumaturgo.
Fra le umane infermità, che Gesù
sollevava, il Vangelo distingue: l'ossessione diabolica e le malattie,
malattie propriamente dette, come la febbre e le infermità, come
il mutismo e la cecità. A loro volta queste malattie propriamente
dette sono distinte in malattie di languore e in malattie acute. In fine
è fatta menzione dei lunatici e dei paralitici, certamente perché
queste affezioni erano più ribelli alla terapeutica e in modo particolare
incurabili. Si chiamavano allora lunatici gli sventurati colpiti da epilessia
e da altre malattie manifestatesi con crisi periodiche, sulle quali si credeva
che le fasi della luna avessero una certa influenza. L'enumerazione del
Vangelo è completa. Nessuna malattia, nessuna infermità, per
quanto fosse antica e incurabile resisteva alla parola di Gesù, il
quale le guariva tutte. E queste guarigioni erano miracolose, complete e
durature. Ordinariamente, nell'opera di Gesù il Dottore precedeva
il Taumaturgo. Gesù prima insegnava e poi guariva, ed era conveniente
che fosse così, perché le guarigioni, che compiva, erano la
prova che Egli insegnava in nome di Dio e che insegnava la verità.
Vi sono inoltre nel Vangelo 38 passi che trattano
di ossessioni diaboliche e di ossessi.
Che cos'è un'ossessione diabolica? E'
la presenza del demonio nel corpo di una persona vivente, presenza in forza
della quale è dato potere al demonio di agire su quel corpo. I Vangeli
riferiscono che varie volte Gesù liberò gli ossessi da questo
potere del demonio.
In alcuni testi Gesù parla al demonio,
lo interroga, lo ammonisce duramente, lo minaccia, gli comanda di uscire
dal corpo degli ossessi. Gesù afferma che il demonio una volta uscito
dal corpo vi può anche rientrare, che certi demoni non possono essere
cacciati se non col digiuno e la preghiera, che Egli non caccia i demoni
in nome di Belzebub, principe dei demoni ma per il potere dello Spirito Santo.
In tutti questi casi il demonio è presente
nel corpo dell'ossesso, opera in esso e parla per bocca dell'indemoniato.
Altri testi biblici distinguono nettamente gli infermi dagli ossessi: «
Guarite gli infermi, cacciate i demoni», dice Gesù
ai dodici apostoli, inviandoli in missione nelle città e villaggi.
Tanto è vero che, quando la parola di
Dio parla degli infermi usa sempre il verbo "guarire", mentre quando parla
di ossessi usa il verbo "cacciare".
Vi sono infine altri testi biblici nei quali
il vangelo afferma che il tale uomo ha un demonio, che un demonio possiede
il tal uomo, che lo afferra, lo agita, lo trascina per terra. In altre parole,
il Vangelo dichiara esplicitamente che un demonio è presente in un
uomo e che opera nel suo corpo, e proprio in questo consiste l'ossessione
diabolica.
Per noi cristiani l'ossessione diabolica è
quindi un fatto reale. Non si tratta di pregiudizi ed errori del loro tempo,
condivisi da Gesù e dai suoi apostoli, né di malattie come
l'epilessia, le convulsioni, i tremori ecc., anche se l'ossessione produce
disturbi analoghi a quelli prodotti dalle malattie nervose, dal cloroformio,
dalla morfina, dall'alcool, da tutti gli eccitanti e narcotici, dall'ipnotismo,
dal magnetismo e dalla suggestione.
Infatti, il demonio, che si impossessa di un
corpo, sottrae il sistema nervoso da ogni relazione con l'anima, e, col sistema
nervoso, i sensi e gli organi.
Esso, il demonio, quindi, fa le veci dell'anima
e, senza animare l'anima, lo muove sia in modo simile a quello dell'anima,
come quando parla facendo uso degli organi vocali, e sia in modo differente,
come quando mantiene un corpo nell'aria senza appoggio o quando subitamente
lo trasporta a grande distanza.. Queste azioni sul corpo hanno certamente
delle ripercussioni sull'anima, e l'intelligenza e la volontà non
possono avere il loro funzionamento normale e regolare. Si potrà
pensare: come, le ossessioni erano tanto frequenti tra gli ebrei e al tempo
di Gesù, mentre ai nostri giorni di esse quasi non si parla più?
A parte il fatto che ne esistono ancor oggi, tuttavia bisogna tenere presente
che prima che Gesù operasse la redenzione e istituisse sulla terra
il Regno di Dio o Chiesa, Satana era il principe di questo mondo, che dominava
e controllava.
Ma Cristo lo ha legato, cioè ne ha ridotto
il potere, per cui esso oggi non può più fare ciò che
vuole. E' come un cane legato a una catena che può danneggiare nell'ambito
della lunghezza della catena, a cui è legato e può mordere
solo chi incautamente gli si avvicina troppo. Gesù ci ha dato questa
certezza nella sua vita, quando ha detto: «Il
principe di questo mondo è già stato giudicato... Ora sarà
cacciato il principe di questo mondo; e Io, quando sarà innalzato
da terra, trarrò tutti a me» (Giovanni 16, 11; 12, 31).