La Vita di Gesù
Uno sguardo sinottico dei quattro vangeli
di Italo Minestroni
VITA PUBBLICA
GESU' IN GALILEA: IL SECONDO MIRACOLO A CANA
LA GUARIGIONE DEL FIGLIO DELL'UFFICIALE REALE
(Giovanni 4, 43-54)
Gesù, dopo aver lasciata Gerusalemme
per sfuggire alle insidie che gli tendevano i farisei, sostò
per due giorni in Samaria, dove trovò favorevole accoglienza. Quindi
ripartì alla volta della Galilea, dove prese dimora a Cafarnao,
cittadina sul lago di Ghennezareth ai confini delle tribù di Zabulon
e Neftali.
Provincia di frontiera, la Galilea era spesso
assalita, devastata e oppressa dalle armi delle nazioni vicine. Grande
numero di infedeli si erano aggiunti alla popolazione giudaica, e questa
umiliazione era stata predetta nove secoli prima dal profeta Isaia.
Ma il profeta aveva anche previsto che un giorno
essa avrebbe avuto la gloria di accogliere il Messia, l'incomparabile
privilegio di ascoltare la sua parola, di vedere le sue opere e i suoi
miracoli; su di essa si sarebbe levato splendido e raggiante il sole della
"Buona Notizia", per spandere fino alle terre più lontane la sua
luce, per illuminare l'universo e dissiparne le tenebre, e per mostrare
all'umanità, seduta nella notte dell'errore e della morte, il cammino
della verità e della vita:
«Il
paese di Zabulon e il paese di Neftali,
sulla via del mare,
al di là del Giordano,
la Galilea dei Gentili,
il popolo che giaceva
nelle tenebre,
ha veduto una gran luce;
su quelli che giacevano
nella contrada
e nell'ombra della morte,
una luce si è
levata» (Matteo 4, 15-16; Isaia 9, 1-4)
I Galilei, ardenti e pronti all'entusiasmo,
accolgono Gesù con gran favore, poiché molti di loro,
pellegrini a Gerusalemme per la festa di Pasqua, «
avevano vedute tutte le cose che Egli aveva fatte a Gerusalemme alla
festa », cioè erano stati testimoni dei prodigi
che Gesù vi aveva operati. Gesù diede inizio tra loro a
una vasta attività di predicazione e taumaturgica «
andando in giro per tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe
e predicando l'Evangelo del Regno, sanando ogni malattia e ogni infermità
tra il popolo. E grandi folle lo seguirono» (Matteo 4, 23-25).
Il tema della predicazione di Gesù è così sintetizzato
nel Vangelo di Marco (1, 15):
«Il tempo è
compiuto me il Regno di Dio è vicino: ravvedetevi e credete all'evangelo
», cioè: credete alla Buona Notizia che vi arreco;
l'ora della salvezza è giunta; io vengo a fondare in mezzo a voi
il Regno di Dio. Ma nello stesso tempo, che Gesù domanda la fede,
presenta le sue credenziali, cioè i miracoli, che Matteo sintetizza
e raggruppa in queste frasi:
«sanando ogni
malattia e ogni infermità tra il popolo. E la sua fama si sparse
per tutta la Siria; e gli recarono tutti i malati colpiti da varie infermità
e da vari dolori, indemoniati, lunatici, paralitici; ed Egli li guarì
».
Giovanni invece nel Vangelo preferisce soffermarsi
a parlare dettagliatamente di un secondo miracolo, che Gesù compì
a Cana di Galilea, dove aveva operato il cambiamento dell'acqua in vino.
La notizia del suo arrivo nella cittadina si diffonde subito tra la gente.
Allora un impiegato del re Erode Antipa, un
ufficiale, gli va incontro e lo prega di recarsi subito a Cafarnao per risanargli
il figlio, che sta per morire, essendo colpito da una febbre maligna, che
non perdonava e che era allora frequente in Palestina.
L'ufficiale reale riteneva che Gesù
avrebbe potuto dargli aiuto a condizione che andasse personalmente ad
imporre la mano sul malato e pronunciare su lui la parola risanatrice.
Pur con questa riserva credette tuttavia fermamente nella virtù
taumaturgica di Gesù.
Gesù, che gli leggeva nel cuore, dà
alla sua richiesta una risposta molto fredda, e diretta più a tutto
il popolo presente che all'ufficiale reale: «
Se non vedete segni e miracoli, voi non credete». Constatazione
amara questa, e infatti la gente non faceva che chiedere sempre nuovi
prodigi e fondare su di essi la fede, anziché basarla sulla testimonianza
di Gesù per ravvisare in lui, nonostante l'umiltà delle
apparenze, l'inviato di Dio.
L'ufficiale però non si lascia intimidire
dalla risposta fredda e ripete la preghiera con una certa impazienza,
dato che il tempo stringe: «Signore, scendi
prima che il mio bambino muoia». Gesù allora l'esaudisce,
ma in modo da portare la fede di quell'uomo su un gradino più alto.
Infatti, si limita a rispondergli: «Va
(torna pure a casa tranquillo) il tuo figlio
vive (cioè è guarito». Così facendo
Gesù viene a far sapere all'ufficiale che può guarire il
figlio anche senza andare a Cafarnao e che la parola, che guarisce, la pronuncia
in quel momento.
E' quanto mettere la fede dell'ufficiale a
una dura prova, costringendolo a ritornare senza il taumaturgo e a fidarsi
della sua semplice parola, che lo assicura che il figlio sopravviverà.
L'ufficiale regge alla prova, e, mentre è
ancora sulla via del ritorno a casa:
«i suoi servitori
gli vennero incontro e gli dissero: il tuo figliuolo vive. Allora egli
domandò loro a che ora avesse cominciato a star meglio e gli dissero:
Ieri, all'ora settima (cioè alle ore una pomeridiane) la febbre
lo lasciò. Così il padre conobbe che ciò era avvenuto
nell'ora che Gesù gli aveva detto: il tuo figliuolo vive»
E la conseguenza del miracolo fu che «
credette lui con tutta la sua casa», ossia con la sua
famiglia e servitù.
Conclude Giovanni la narrazione di questo
miracolo: «Questo secondo miracolo fece di
nuovo Gesù (a Cana), tornando dalla
Giudea in Galilea».