La Vita di Gesù
Uno sguardo sinottico dei quattro vangeli

di Italo Minestroni


VITA PUBBLICA
IL COLLOQUIO DI GESU' CON LA DONNA SAMARITANA
(Giovanni 4, 1-42)

I successi conseguiti da Gesù nel battezzare folle numerose allarmarono i farisei di Gerusalemme, già maldisposti verso di Lui in conseguenza del gesto della purificazione del tempio.
Dice infatti Giovanni:
«I farisei avevano udito che egli faceva e battezzava più discepoli di Giovanni ».
Gesù, allora, per mettersi al riparo da ogni loro insidia, «lasciò la Giudea », regione su cui il Sinedrio e i farisei esercitavano la loro grande autorità, «e se ne andò di nuovo in Galilea» attraverso la via più breve che « passava per la Samaria». «Giunse dunque... verso l'ora sesta (cioè sul mezzogiorno) a una città della Samaria, chiamata Sichar... e stanco del cammino (e assetato) si mise a sedere presso una fonte, (mentre) i suoi discepoli erano andati in città a comprare da mangiare». Mentre se ne stava lì solo « una donna samaritana venne ad attingere acqua ».
Essa calò una secchia legata a una fune nel pozzo, la ritrasse colma d'acqua, e, postasela tra le braccia, stava per ritornarsene a casa, quando «Gesù le disse: Dammi da bere»
Sorpresa che un giudeo chiedesse a lei, donna samaritana, un gesto di cortesia, la donna gli rispose:
«Come mai tu che sei giudeo chiedi da bere a me che sono una donna samaritana? Non sai che i giudei non hanno relazioni con i samaritani?».
Gesù sapeva certamente che i giudei odiavano i samaritani, ritenendoli razza impura, perché discendenti di quegli ebrei, che, evitata la deportazione in Assiria quando il re Sargon II aveva distrutto il Regno d'Israele (722 a.C.), avevano poi contratto matrimoni con i coloni Assiri fatti giungere in Samaria per rimpiazzare i deportati nella coltivazione delle terre. Ma Gesù non tenne conto di questo contrasto. In quel momento aveva un'altra preoccupazione: salvare quella donna.
Perciò di rimando le disse:
«Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è che ti diceva: Dammi da bere, tu stessa gliene avresti chiesto ed Egli ti avrebbe dato dell'acqua viva».
"Dono di Dio e acqua viva (o della vita" sono due concetti veramente suggestivi. Gesù stesso è infatti "il dono di Dio", in quanto figlio di Dio, la Parola o Verbo fatta carne. E "l'acqua viva (o della vita" è la salvezza che Egli è venuto a comunicare all'umanità con la sua parola. Ma la donna non comprese questo profondo significato, e pensò che Gesù parlasse di un'altra fonte dalle virtù particolari, affermando subito però il suo scetticismo che Gesù potesse dargliene, non avendo nulla per attingere acqua e perché non era certamente superiore al patriarca Giacobbe, che aveva dato loro la fonte a cui or ora aveva attinto.
«Signore, tu non hai nulla per attingere, e il pozzo è profondo; donde hai dunque di cotest'acqua? Sei tu più grande di Giacobbe, nostro padre, che ci dette questo pozzo e ne bevve egli stesso con i suoi figliuoli e il suo bestiame? ».
Gesù però insiste: « Chiunque beve di quest'acqua avrà sete di nuovo; ma chi beve dell'acqua, che Io gli darò, non avrà mai più sete, diventerà in lui una fonte d'acqua che scaturisce in vita eterna».
Non parve vero alla donna, sempre lontana dal capire il significato delle parole di Gesù, di chiedergli: « Signore, dammi di cotest'acqua, affinché io non abbia più sete, e non venga più sin qua ad attingere».
Gesù comprese che occorreva dare al colloquio una svolta decisiva e condurre la donna sulla retta strada, dandole prova di possedere una scienza soprannaturale, perciò le chiese:
«Va a chiamare tuo marito, e vieni qua». La donna, colpita nella sua vita privata, cercò di schernirsi, rispondendo ambiguamente: « Non ho marito», ed infatti poteva essere vedova o ancora nubile oppure essere accompagnata a un uomo. Gesù allora cercò di scoprire le piaghe della sua anima, dicendole: « Hai detto bene: Non ho marito; perché hai avuto cinque mariti; e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero ». La donna, vista messa a nudo la sua condotta morale, non potè fare a meno di pensare che quel giudeo, che gli stava davanti, doveva essere un inviato di Dio, per cui gli disse: «Signore, io vedo che tu sei un profeta», cercando subito di deviare il discorso da un argomento così scottante per lei, col chiedergli: « I nostri padri hanno adorato su questo monte, e voi dite che a Gerusalemme è il luogo dove bisogna adorare ».
In altre parole la donna vuol sentire il suo pensiero sulla controversia che esisteva tra i giudei e i samaritani circa il luogo in cui era legittimo adorare Dio, se sul monte Garizim, come sostenevano i samaritani, oppure sul Monte Sion a Gerusalemme, come sostenevano i Giudei. Gesù, che era seduto proprio sulle pendici del monte Garizim, le rispose allora solennemente: «Donna, credimi; l'ora viene che né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate quel che non conoscete; noi adoriamo quel che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma l'ora viene, anzi è già venuta (con la comparsa di Gesù, il Messia, sulla terra) che i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; poiché tali sono gli adoratori che il Padre richiede. Iddio è Spirito; e quelli che l'adorano, bisogna che l'adorino in Spirito e verità».
Con queste parole Gesù annunzia il nuovo culto dell'era messianica, non più legato a luoghi, a casta sacerdotale e a sacrifici cruenti come nella Legge mosaica, ma che sarebbe stato tributato al Padre da "veri adoratori", cioè da coloro che in futuro avrebbero accettato il Suo Messaggio di redenzione e di vita.. La donna comprese allora che Gesù le stava parlando dei grandi eventi che avrebbero caratterizzato i tempi messianici, per cui disse a Gesù:
«Io so che il Messia (che è chiamato Cristo) ha da venire; quando sarà venuto ci annunzierà ogni cosa». Da questa risposta Gesù si rese conto delle buone disposizioni della donna, e perciò fece a lei quella rivelazione di se stesso, che non avrebbe fatto a nessun altro così chiaramente durante la sua vita: « Io che ti parlo sono il Messia».
A questa inattesa rivelazione la donna, come colpita da vivissima luce, lasciò la secchia e corse in città ad annunziare a tutti che aveva trovato il Messia, dicendo: « Venite a vedere un uomo che m'ha detto tutto quello che ho fatto: non sarebbe Egli il Cristo (Messia)».
Appena Gesù aveva fatto la rivelazione, erano giunti di ritorno dalla città i discepoli che:
«si meravigliarono che egli parlasse con una donna; ma pur nessuno (ebbe l'ardire) gli chiese: Che cerchi? O: perché parli con lei?».
Partita la donna, dissero a Gesù: « Maestro, mangia» mostrandogli il cibo che avevano comprato. Ma Gesù rispose: «Il mio cibo è di fare la volontà di Colui che mi ha mandato e di compiere l'opera sua. Non dite voi che ci sono ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Orbene, io vi dico: Levate gli occhi e mirate le campagne come già sono bianche da mietere».
Così il linguaggio di Gesù riprende il suo tono metaforico, parlando di anime pronte ad accettare il suo piano di salvezza e del Regno di Dio, e parlando della gioia che pervade l'animo del mietitore e del seminatore «quando ricevono il premio e raccolgono il frutto della vita eterna», perché seminatore del Vangelo e mietitore possono anche non essere la stessa persona. Infatti conferma Gesù: «Io vi ho mandato a mietere (cioè a raccogliere) quello intorno a cui non avete faticato (come aveva fatto lo stesso Gesù), perché altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica » a raccogliere frutti.
Così anche per gli apostoli durante la loro vita, come per tutti i seminatori della "Buona Notizia", o evangelizzatori, in tutti i tempi. Ma "seminatori e mietitori" avranno gioia comune e si rallegreranno insieme. Intanto molti samaritani, che avevano creduto all'annunzio della donna, erano accorsi al pozzo. E a contatto diretto con Gesù e la sua parola: «più assai credettero a motivo della sua parola (al punto che) lo pregarono di trattenersi da loro; e Gesù si trattenne quivi due giorni ».
E i samaritano dicevano alla donna, che probabilmente si vantava di essere stata lei che li aveva portati a conoscere il Messia: «Non è più a motivo di quel che ci hai detto, che crediamo; perché abbiamo udito da noi e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».