|
|
di Italo Minestroni
Dopo il colloquio notturno con Nicodemo,
Gesù lascia Gerusalemme assieme ai suoi discepoli e percorre le contrade
della Giudea annunziando il Regno di Dio e ottenendo un gran successo. Molti
furono coloro che decisero di divenire suoi discepoli, e che perciò
i suoi discepoli immersero, cioè battezzarono nelle acque del fiume
Giordano. Nelle acque dello stesso fiume e poco lontano stava battezzando
anche Giovanni il Battezzatore. I suoi discepoli, vedendo il successo che
Gesù stava ottenendo, lo fecero notare con una punta di disappunto
al loro maestro. Questi, sorvolando sulle loro idee meschine, approfitta
dell'occasione per rendere ai suoi discepoli un'ultima e definitiva testimonianza
circa Gesù. Le sue parole mostrano quanta grandezza d'animo e quale
umiltà fossero in lui, e quanto il suo cuore fosse ripieno di gioia
per il successo di Gesù. Egli spiega loro che la missione che ha ricevuto
da Dio è quella di essere l'araldo del Messia, e pertanto, come l'incarico
dell'araldo termina quando il re giunge nella località che egli ha
preparato ad accoglierlo, così ora, che il Messia è apparso
nella persona di Gesù, termina anche la sua missione. Inoltre, egli
si rappresenta come "l'amico dello sposo", che, secondo il costume ebraico,
aveva l'incarico di tenere i rapporti dopo il fidanzamento ufficiale tra
i due promessi sposi e di condurre la sposa in casa dello sposo il giorno
delle nozze. E Gesù è appunto lo sposo, venuto a celebrare
le sue nozze con le anime degli uomini. E, come l'incarico dell'amico dello
sposo cessava con la consegna della sposa allo sposo nel giorno delle nozze,
così anche lui, ora che Gesù, lo sposo, si è levato
e sta salendo all'orizzonte, deve eclissarsi, scomparire, alla stessa guisa
che impallidisce e si eclissa la luce della stella mattutina, che ha annunziato
l'approssimarsi del sole,, quando il sole appare all'orizzonte. Per questo
egli dice loro:
«Bisogna che Egli
(Gesù) cresca, e che io diminuisca
».
Quasi non soddisfatto di queste sue affermazioni,
egli indica ai suoi discepoli anche quanto grande sia la supremazia di
Gesù su lui.
«Colui (egli
afferma) che viene dal cielo è sopra tutti;
colui che viene dalla terra è della terra e parla come essendo della
terra ».
Con queste parole Giovanni dichiara che Gesù
ha su di lui:
UNA SUPREMAZIA DI ORIGINE
Infatti chi nasce in questo mondo viene dalla
terra, nasce secondo le leggi di natura, la sua origine è di quaggiù.
Il suo corpo è plasmato con la terra e la sua anima. racchiusa nella
carne come in una corazza, è legata alla materia in quanto conosce
solo attraverso le finestre dei sensi, e cioè le cose visibili, sensibili.
Delle cose invisibili, del cielo di Dio non sa quasi nulla, tranne quel poco
che può ricavare dalle cose visibili e dall'introspezione del suo
animo, che anela alla vita e alla felicità durature. Questo è
l'uomo terrestre, e tale è lui, Giovanni.
Ma nel mondo ecco apparire Gesù, un altro
essere, la cui origine è «dall'alto
», dal cielo. Gesù, è vero, ha un corpo materiale,
terrestre come il suo (cioè di Giovanni) e un'anima creata da Dio
come la sua, ma in Lui c'è un'altra parte della sua persona che è
stata generata, che è nata dalla stessa sostanza di Dio, per cui possiede
in se stesso la stessa natura divina di Dio.
Gesù ha inoltre un'altra supremazia si
Giovanni:
LA SUPREMAZIA DI NATURA, che lo costituisce
superiore a tutte le cose create: «Colui che
viene dalla terra è della terra e parla come essendo della terra;
Colui che viene dal cielo è sopra tutti».
Per questo Gesù può «
rendere testimonianza di quel che ha veduto e udito» in cielo.
Egli perciò ha anche su Giovanni:
UNA SUPREMAZIA DI DOTTRINA
Le cose del cielo. le cose invisibili, le cose
di Dio, Egli le conosce perché le vive. Esse non sono segreti per
Lui e, quando ritiene di poterci rivelare qualcosa di esse, lo fa con l'autorità
di un testimone. Perciò «chi riceve la
sua testimonianza ha confermato (cioè presta fede a Dio stesso
e attesta) che Dio è verace», perché
amando il Figlio, «non gli dà lo spirito
su misura», ma gli ha dato la pienezza dello Spirito Santo.
Purtroppo però «nessuno riceve la sua
testimonianza », cioè non tutti credono alla sua testimonianza,
« ma chi gli crede ha vita eterna »,
perché per la fede in Lui riceve in sé quel germe divino di
vita, la cui linfa produce frutti di grazia e di giustizia in questa vita
e di gloria e felicità eterna nell'altra.
«Ma chi rifiuta
di credere non vedrà la vita, ma l'ira di Dio resta sopra di lui
», in quanto respinge l'unico suo Liberatore e si autocondanna a
non avere la vera vita. Questa testimonianza di Giovanni il Battezzatore,
che esalta la grandezza di Gesù, certamente per la rivelazione concessagli
da Dio, costituisce la sua testimonianza spirituale.
Dopo aver indicato la SUPREMAZIA DI ORIGINE, LA SUPREMAZIA DI NATURA E LA SUPREMAZIA DI DOTTRINA del Cristo, egli aveva portato a termine la sua missione, e poteva quindi ritirarsi dalla scena in modo silenzioso e soddisfatto.
|
|
|
|
|
|
|