La Vita di Gesù
Uno sguardo sinottico dei quattro vangeli

di Italo Minestroni


VITA PUBBLICA
IL PRIMO MIRACOLO DI GESU' A CANA DI GALILEA
(Giovanni 2, 1-12)

Il Vangelo di Giovanni, dopo aver narrato la testimonianza di Giovanni il Battezzatore e averci mostrato i primi cinque discepoli che seguirono Gesù, ci trasporta in una piccola borgata della Galilea, chiamata Cana, per narrarci il primo miracolo compiuto da Gesù.
Maria, la madre di Gesù, e Gesù stesso erano stati invitati ad una festa di nozze, probabilmente da una famiglia di parenti. Gesù vi andò  coi suoi primi cinque discepoli. Le feste nuziali degli Ebrei duravano per la gente povera due o tre giorni, per quella più ricca anche una settimana, durante la quale il banchetto nuziale era sempre imbandito. Alla festa partecipavano coi famigliari e parenti degli sposi, anche le damigelle d'onore e i musicanti, che avevano accompagnato il corteo della sposa nel trasferimento in casa dello sposo. Caso volle che, ancor prima che fosse completato il programma della festa, venisse a mancare il vino, uno degli elementi principali dell'allegria. La madre di Gesù si accorse dell'imbarazzo e dell'umiliazione degli sposi, e si avvicinò sommessamente al figlio, dicendogli:
«Non hanno più vino» (Giovanni 2, 3).
Era certamente una indiretta richiesta di aiuto rivolta a Gesù. Ma, chiediamoci, come mai Maria potè pensare che Gesù sarebbe potuto intervenire con un miracolo a togliere gli sposi dall'imbarazzo, se fino a quel momento Gesù non aveva compiuto miracolo alcuno? Senza dubbio ella, che era stata testimone delle meravigliose circostanze che avevano accompagnato la concezione e la nascita del Figlio e che «le aveva serbate in sé, collegandole in cuor suo» (Luca 2, 19-51), si era resa conto, vedendolo ora circondato dai suoi primi cinque discepoli, che Gesù si era deciso ad uscire dall'oscurità dell'anonimato della vita di famiglia, per dare inizio a quella nuova fase della Sua vita, in cui si sarebbe manifestato come l'atteso Messia, di cui era stato segno « il suo crescere in sapienza... e in grazia dinanzi a Dio e dinanzi agli uomini » (Luca 2, 52). Quindi, facendo notare a Gesù la mancanza di vino, ella non si preoccupava soltanto di togliere gli sposo dall'imbarazzo, ma soprattutto d'indurre Gesù a dare una meravigliosa manifestazione e dimostrazione di se stesso col dare inizio al compimento di una lunga serie di miracoli, che avrebbero dovuto significare l'inaugurazione del Regno di Dio sulla terra.
Gesù intese appunto l'intervento della madre come un invito a fare una esibizione del suo potere taumaturgico al di fuori del piano stabilito dal Padre Celeste, e per questo rispose seccamente alla madre:
«Che v'è fra me e te, o donna? L'ora mia non è ancora venuta».
Maria, che aveva intuito e seguito il grande cambiamento operatosi nella vita del Figlio senza però essere capace di trarne le conseguenze pratiche circa la Sua personalità, ritenne di poter ancora esercitare su Lui l'influenza esercitata nei circa trent'anni della Sua vita oscura di famiglia. per questo Gesù le fa notare che la posizione, in cui ora si trova, è molto diversa da quella che fino a quel momento era stata alla base dei loro rapporti. Egli ora ha assunto l'ufficio di Messia e si trova perciò in una posizione, il cui dominio è riservato esclusivamente a Dio e a se stesso, e non può quindi ammettere intromissioni e interferenze se non del Padre celeste. perciò, essa non ha più ora il compito e la missione di madre e, come tale, non può avere più alcun ruolo da giocare. per questo, rispondendo, non la chiama "madre" ma "donna", appellativo sommamente rispettoso, sì, ma di distacco. Respinge perciò Gesù l'intromissione della madre adducendone il motivo:
«L'ora mia non è ancora venuta». Questa "ora", a cui Gesù fa riferimento, è quella della sua manifestazione di Messia. Tale manifestazione, come predetto dal profeta Malachia (3, 1), doveva avvenire nel tempio di Gerusalemme e non nell'ambito della sua famiglia, come sua madre ambisce che faccia. Ricordandole l'ora della sua manifestazione, che certamente Maria non doveva ignorare, Gesù traccia una linea di confine tra i desideri della madre e la sua missione, linea che Maria d'ora in poi non avrebbe più dovuto sorpassare. Maria mostra di aver compreso tutto ciò e, riservando piena libertà di azione al Figlio, dice ai servitori:
«Fate tutto quello che vi dirà», rientrando così in quei limiti di sua competenza che nell'affetto materno aveva cercato di oltrepassare. Gesù allora ordina ai servitori di riempire d'acqua le cinque pile, che erano nella sala da pranzo e che servivano per le abluzioni degli Ebrei, quindi di attingere da esse e portarne il contenuto al maestro di tavola. L'acqua si era tramutata in vino e di quello ottimo, tanto che il maestro di tavola non potè trattenersi dal farne gli elogi allo sposo, padrone di casa. L'evangelista Giovanni conclude la narrazione di questo fatto così:
«Gesù fece questo primo dei suoi miracoli in Cana di Galilea e manifestò la sua gloria, e i suoi discepoli credettero in Lui».
Questo miracolo è il primo di tutti quelli compiuti da Gesù e segna un momento decisivo nella rivelazione del Signore e nella fede dei discepoli. Scopo dei miracoli è quello di essere un "segno", cioè "una manifestazione della sua gloria". I miracoli di Gesù non sono, infatti, semplici prodigi, destinati a colpire l'immaginazione, ma simboli visibili di ciò che Egli è e di ciò che è venuto a fare. Con questo miracolo del vino Gesù "ha manifestato la sua gloria", cioè la sua dignità di figlio di Dio e l'amore eterno che Suo Padre ha per Lui. Dignità e amore che sono celati sulla terra agli occhi degli uomini, ma di cui i miracoli sono splendidi segni che manifestano l'illimitata libertà con cui Egli dispone di tutte le cose (Giovanni 3, 35).
Risultato del miracolo fu che « i suoi discepoli credettero in lui»: la loro fede, sorta inizialmente per la testimonianza di Giovanni, ora era stata rafforzata dal contatto personale con Gesù, che ne è l'oggetto, e col ripetersi di tale esperienza, essa in seguito si svilupperà e accrescerà. La fede cristiana infatti passa attraverso queste fasi essenziali: la testimonianza, il contatto personale, l'esperienza.
Queste gloriose irradiazioni della persona di Gesù, che sono chiamate "miracoli", hanno lo scopo non solo di aprire gli occhi a chi non crede e a stimolare alla decisione per Lui chi ancora indugia, ma specialmente di illuminare il cuore dei credenti col rivelare loro in questo mondo di peccato e di sofferenza tutte le ricchezze di Cristo, il vivente oggetto della loro fede. Giovanni tace sull'effetto prodotto dal miracolo in tutti gli altri che erano stati presenti, e dal suo silenzio possiamo supporre che essi non abbiano riportato un'impressione profonda e durevole. Ciò è perché il miracolo, onde abbia efficace effetto, deve essere inteso come "segno" (Giovanni 6, 26), e perché se ne afferri il significato, occorrono nella persona le necessarie disposizioni. Ci si potrebbe chiedere come mai Gesù, che risponde alla richiesta della madre: «la mia ora non è ancora venuta », subito dopo invece opera il miracolo.
Questa frase di Gesù è stata sempre la "crux interpretum", pur essendo ammesso da tutti che la parola "ora" si riferisce in special modo all'ora della sua manifestazione messianica, che, come detto, doveva avvenire nel tempio, come infatti Giovanni mostra subito dopo con la purificazione del tempio operata da Gesù (2, 13-22). Alcuni intendono per "ora" il momento in cui Gesù sarebbe intervenuto, cioè quando il vino predisposto per la festa sarebbe proprio finito. Ma ci sembra una spiegazione puerile.
Per altri invece, la frase dovrebbe essere letta in forma interrogativa (così Gregorio da Nissa, Teodoro di Mopsuestia, tra i Padri della Chiesa, e un anonimo nel commento di Efrem Siro al Diatessaron di Taziano, nonché alcuni commentatori recenti), quasi Gesù avesse inteso dire: "Donna, non c'è bisogno che tu mi faccia presente la mancanza di vino; io verrò in aiuto. La mia ora non è forse venuta?"
Ma anche secondo questa interpretazione, bisogna fare una certa violenza al testo.
La spiegazione migliore sembra essere quella che intende come Gesù avesse voluto, d'accordo col Padre Celeste, fare la sua manifestazione messianica nel tempio, ma che, dietro invito della madre, che metteva in evidenza l'imbarazzo e la confusione degli sposi, si sia deciso ad intervenire per andare loro in aiuto, come in seguito si comporterà con la donna pagana che lo pregherà per la figlia posseduta da uno spirito malvagio. Anche allora da principio Gesù la respingerà duramente, e poi si commuoverà ed opererà il miracolo.
Così ci sembra sia avvenuto anche alle nozze di Cana.