La Vita di Gesù
Uno sguardo sinottico dei quattro vangeli

di Italo Minestroni


VITA PUBBLICA
LA PRIMA TESTIMONIANZA DI GIOVANNI IL BATTEZZATORE
(Giovanni 1, 29-34)

La missione di Giovanni il Battezzatore, araldo del Messia Gesù, non poteva avere termine col battesimo di Gesù. Egli doveva anche indicare al popolo ebraico, nella persona di Gesù, l'atteso Messia in modo chiaro ed ufficiale. Questo avvenne appunto qualche settimana dopo il battesimo di Gesù, mentre Giovanni stava ancora sulla riva del Giordano a battezzare. Egli, vedendo che Gesù passava da quelle parti, lo indicò ai suoi numerosi ascoltatori presenti con le parole: «Ecco l'Agnello di Dio che toglie il peccato dal mondo» (Giovanni 1, 29-34).
Parole che significano che Gesù è il Messia, il Redentore del genere umano. L'agnello, raffigurato nell'agnello pasquale e nei sacrifici del tempio che ogni mattino e ogni pomeriggio venivano offerti, era uno dei simboli più popolari del Messia. Perciò gli uditori di Giovanni compresero senza difficoltà ciò che Giovanni intese dire con quelle parole, tanto più che il profeta Isaia, nella più celebre delle sue profezie, aveva paragonato il Messia a un agnello che soffre e muore senza dire parola (Isaia 53, 7-8). Ma Giovanni non si fermò qui, perché aggiunse:
«Questi è colui del quale dicevo: dietro a me viene un uomo che mi ha preceduto perché egli era prima di me».
Gesù, benché più giovane di Giovanni di sei mesi, viene riconosciuto dal Precursore come colui che "mi ha preceduto... perché Egli era prima di me". "era" dunque prima di farsi uomo. E se "era", chi poteva essere, se non Dio? Ma Giovanni afferma ancora:
«Colui (Dio) che mi ha mandato a battezzare con acqua mi ha detto: Colui sul quale vedrai lo Spirito (Santo) scendere e fermarsi, è quel che battezza con lo Spirito Santo».
Con tali parole Giovanni attesta la caratteristica di Messia, propria di Gesù: infatti "battezzerà con lo Spirito Santo" e cancellerà i peccati. Poiché Dio aveva annunziato per mezzo dei suoi profeti che alla venuta del Messia avrebbe mandato una effusione abbondante di Spirito Santo che laverebbe e purificherebbe le anime come il fuoco purifica l'oro e l'argento (Gioele 2, 28-32; Atti 2, 16-21). Con ciò Giovanni dichiara che la sua testimonianza a favore di Gesù è autentica, che merita piena fede, perché viene da Dio stesso, il quale ha rivelato il suo segno, con cui avrebbe riconosciuto il Messia:
«Ho veduto lo Spirito (di Dio) scendere dal cielo a guisa di colomba e fermarsi su Lui».
Or questo segno, datogli da Dio, l'ha veduto proprio verificarsi in Gesù di Nazareth. Per questo concluse la sua testimonianza d'innanzi alla folla in ascolto:
«E io ho veduto e ho attestato che questi è il figliuolo di Dio».
Come messo del cielo, Giovanni proclama solennemente, quindi, che Gesù è Figlio di Dio, è Dio come il Padre celeste. Questa solenne testimonianza è come il testamento del Precursore, la sua ultima parola sul Salvatore. Tra non molto infatti sarà imprigionato da Erode e decollato (decapitato). Il Messia, allora, è in quel momento in mezzo al popolo e i primi discepoli di Giovanni, dietro le parole del profeta, seguono prontamente e decisamente il Messia. Essi sono Giovanni e Andrea; questi porta a Gesù subito il fratello Simone, al cui apparire Gesù gli dice:
«Tu sei Simone, il figliuol di Giovanni; tu sarai chiamato Cefa (che significa Pietro) » (Giovanni 1, 42). Quindi seguono Gesù anche Filippo e Natanaele.
La dottrina che Gesù è l'Agnello di Dio è il fondamento delle redenzione umana.
Essa è la luce che illumina e spiega tutti i riti simbolici dell'Antico Testamento e che l'autore della lettera agli Ebrei spiegherà con vigore di pensiero ed eloquenza di eloquio. E lo stesso Giovanni apostolo, trasportato in cielo in estatico rapimento, contemplerà in spirito l'eterna e gloriosa apoteosi dell'Agnello di Dio.
«Vidi in mezzo al trono di Dio e alle quattro creature viventi e in mezzo ai ventiquattro anziani un Agnello in piedi, che era stato immolato... E cantavano un nuovo cantico, dicendo: Tu sei degno... perché sei stato immolato e hai comprato a Dio col tuo sangue gente d'ogni tribù e lingua e popolo e nazione ».
E nel contempo miriadi di miriadi di angeli « dicevano con gran voce: degno è l'Agnello, che è stato immolato, di ricevere la potenza e le ricchezze, la sapienza e la forza, l'onore, la gloria e la benedizione...»
E a questi due cori si univano tutte le creature viventi che sono nel cielo, sulla terra e sul mare e tutte le cose che sono in essi, dicendo:
«A Colui che siede sul trono e all'Agnello siano la benedizione, l'onore, la gloria e l'impero nei secoli dei secoli» (Apocalisse 5, 6-14).
Questa gloria, questa allegrezza, questa felicità queste inebrianti delizie, Cristo le ha pagate per noi col suo sangue. Hanno parte all'eterna felicità solo coloro che sono mondi da ogni macchia, e le nostre macchie non possono essere lavate che con il sangue dell'Agnello immolato sulla croce.
E' nel battesimo che noi ne veniamo lavati. Sottoponiamoci dunque ad esso, se ancora non l'abbiamo fatto laviamo e purifichiamo le anime nostre in questo sangue del Figlio di Dio, per poter avere un giorno la gioia di cantare in cielo il cantico dell'eterna allegrezza:
«A Dio che siede sul trono e all'Agnello immolato, benedizione, lode, amore, onore e gloria nei secoli dei secoli»