La Vita di Gesù
Uno sguardo sinottico dei quattro vangeli

di Italo Minestroni


VITA PUBBLICA
LA TRIPLICE TENTAZIONE DI GESU'
(Matteo 4, 1-11; Marco 1, 12-13; Luca 4, 1-13)

Narrano i Vangeli che Gesù, subito dopo il battesimo, venne sospinto dallo Spirito Santo, di cui era ripieno, nel deserto della Giudea, tra Gerusalemme e il Mar Morto, affinché si preparasse nel raccoglimento, nella preghiera e nel digiuno alla grande missione di salvezza, a cui stava per dare inizio.
Quaranta giorni si trattenne in quell'ambiente, pieno di sterpaglia, solcato da profondi dirupi e dimora di gazzelle, sciacalli, iene, lupi e antilopi.
Fu verso la fine di questi quaranta giorni di solitudine e di digiuno totale, mentre il suo fisico faceva sentire più forti gli stimoli della fame, che il Diavolo o satana gli si avvicinò per tentarlo.
Ciò non deve destare meraviglia, perché Gesù, sebbene Figlio di Dio e Dio lui stesso, aveva assunta la natura umana, e quindi in quella sua condizione di volontaria mimetizzazione dell'Essere Divino poteva andar soggetto alla tentazione come qualsiasi altro essere umano.
Di lui, infatti dice la sacra Scrittura: « Egli (Gesù) in ogni cosa è stato tentato come noi, però senza peccare» (Ebrei 4, 15)
Tutte le prove, a cui gli esseri umani possono andare soggetti, Egli le ha vissute ed esperimentate. In una sola cosa si è differenziato da noi, e si tratta di una cosa di capitale importanza: Egli non ha conosciuto il morso del peccato e della concupiscenza, che deriva dal peccato e al peccato trascina.
Ma che cosa si poteva proporre allora il Diavolo nel tentare Gesù?
Il suo scopo non era altro che di farlo deviare dalla via voluta da Dio, Suo Padre, nel portare a compimento la missione messianica, che il Padre gli aveva affidato.
E il diavolo ricorse a una tattica veramente sopraffina, che mostra una strategia abile e astuta. La via prescelta da Dio per il Suo Figlio incarnatosi era quella di un Messia re, sì, ma povero, umiliato, insultato, disprezzato, e ucciso come l'ultimo dei delinquenti.
Quella che invece il Diavolo gli propose, tentandolo, era quella di un Messia, re potente, glorioso, che avrebbe dato grandezza e prosperità materiale, come era appunto l'attesa dei Giudei.
Ecco allora il Diavolo suggerirgli, sapendo che aveva fame: «Dì che queste pietre divengano pani, perché tu sei il Figliuol di Dio, e lo puoi certamente fare » (Matteo 4, 3).
Infatti, che più naturale per un essere umano, che non mangia da tanti giorni, desiderare un tozzo di pane? E Gesù aveva il potere di provvedere in modo taumaturgico.
Ma, secondo il volere del Padre, tale potere taumaturgico doveva essere da Lui usato non per soddisfare i suoi bisogni temporali e terreni, bensì per accreditare la sua missione divina davanti al popolo «mediante opere potenti e prodigi e segni che Dio fece per mezzo di Lui tra voi», come proclamò Pietro nel discorso di Pentecoste (Atti 2, 22).
Pertanto Gesù, ubbidendo a Satana, avrebbe disubbidito a Dio. Per questo respinse decisamente la sua suggestione, dicendogli: «Sta scritto: non di solo pane vivrà l'uomo, ma d'ogni parola che procede dalla bocca di Dio» (Matteo 4, 4; cfr. Deuteronomio 8, 3).
Ma il Diavolo non si scoraggia. Porta, allora Gesù sulla cima della torre più alta del tempio di Gerusalemme. Sotto, le piazze e i cortili del tempio brulicano di folla. Tutta quella gente, come tutti gli ebrei in genere, mal comprendono la profezia di Malachia, ultimo dei profeti, che diceva: «Ecco, io vi mando il mio messaggero; egli preparerà la via davanti a me. E subito il Signore, che voi cercate, l'Angelo del patto, che voi bramate, entrerà nel suo tempio» (Malachia 3, 1), si aspettavano che il Messia apparisse all'improvviso dal cielo nel tempio, senza sapere donde venisse e quali fossero i suoi genitori. Vedendolo scendere dal cielo, essi lo avrebbero subito acclamato: "Ecco il Messia!" e lo avrebbero seguito.
Per questo il Diavolo dice a Gesù: « Poiché tu sei il Figliuol di Dio, gettati giù», e ricorrendo alla citazione di un salmo (91, 11-12), gli ricorda: « poiché sta scritto: Egli darà ordine ai suoi angeli intorno a te, ed essi ti porteranno sulle loro mani, che talora tu non urti col piede contro una pietra» (Matteo 4, 5-6).
Così, cercava di insinuare Satana, tutti acclameranno il re, senza che sia necessario che tu passi attraverso le vie della sofferenza, della ignominia e della morte per essere riconosciuto Messia. Ma Gesù, senza tergiversare, risponde severamente a Satana: « Egli è altresì scritto: non tentare il Signore Dio tuo » (Matteo 4, 7).
Ma Satana non si dà per vinto e insiste ancora. Sa che Gesù è venuto per edificare un Regno e che esso dovrà sorgere demolendo e distruggendo quello stesso regno, di cui ora è re lui stesso, il Diavolo, che tiene soggiogato tutto il mondo.
Allora lo trasporta su « un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria», e gli disse: Tu sei venuto a edificare un Regno, come tutti i Giudei attendono, orbene, ecco io tu do, senza che tu ti sacrifichi e soffra, tutti questi regni, che mi sono sottoposti « se, prostrandoti, tu mi adori».
Tanta ributtante audacia indignò Gesù, che seccamente rispose: «Va Satana! Sta scritto: Adora il Signore Dio tuo, e a Lui solo rendi il culto» (Matteo 4, 8-10).
Satana allora si ritirò sconfitto, ma non domo, anzi deciso a rimandare ad altro tempo un nuovo assalto. Infatti si legge in Luca (4, 13): «Allora il Diavolo, finita che ebbe ogni sorta di tentazione, si partì da lui fino ad altra occasione».
Fu allora che a Gesù vincitore « vennero a lui degli angeli e lo servivano» (Matteo 4, 11).
La tentazione di Gesù è di grande conforto per noi. Anche noi nella nostra vita siamo continuamente sottoposti a mille prove di vario genere: lotte tra il bene e il male, infermità, dolori, preoccupazioni, ansietà.
Orbene, non dobbiamo disperare. C'è in Cielo Gesù che «può simpatizzare con noi» (Ebrei 4, 15), cioè comprenderci, compatirci e aiutarci, perché anche lui è stato provato in tutto come noi, anzi più di noi.
Guardando allora a Lui, andiamo a Lui e anche per noi il cielo si aprirà e sulla nostra esistenza tornerà il sereno.