La Vita di Gesù
Uno sguardo sinottico dei quattro vangeli
di Italo Minestroni
VITA PUBBLICA
IL BATTESIMO DI GESU'
(Matteo 3, 13-17; Marco 1, 9-11; Luca 3, 21-22;
Giovanni 1, 32-34)
Abbiamo veduto nel capitolo precedente che
alla ribalta della storia è apparso Giovanni il Battezzatore. Egli,
con la sua predicazione infuocata, invita urgentemente le folle numerose,
che accorrevano ad ascoltarlo, a credere nell'imminente venuta dell'atteso
Messia e a prepararsi ad essa, ravvedendosi e accettando il battesimo (immersione
totale in acqua) in vista della remissione dei peccati.
Remissione, che il Messia avrebbe concesso a
tutti coloro i quali sarebbero entrati in Regno di Dio, che Egli avrebbe
instaurato sulla terra. Infatti, dice il Vangelo:
«Tutto il paese della
Giudea e tutti quei di Gerusalemme accorrevano a lui; ed erano da lui battezzati
nel fiume Giordano, confessando i loro peccati» (Matteo 3, 5-6).
La parola "battesimo" è la trascrizione
italiana del vocabolo greco: ba/ptisma
= bàptisma che significa "bagno, immersione". E il battesimo di
Giovanni consisteva in un bagno, in una completa immersione della persona
nelle acque del Giordano: immersione che stava a simboleggiare il lavacro,
la purificazione dell'anima da ogni sozzura di peccato.
Era un rito che entrava nel "consiglio di Dio"
(Luca 7, 30), in quanto era Dio che aveva inviato Giovanni a battezzare per
preparare gli animi alla venuta del suo celeste Inviato, Un giorno, tra
la folla di coloro che volevano essere battezzati da Giovanni, sorse un
galileo sui trent'anni. Lo riconobbe. Era suo cugino, Gesù di Nazareth.
Si erano certamente incontrati e parlato spesso
assieme e Giovanni dovette essere rimasto colpito in quelle conversazioni
della pietà e della vita esemplare di Gesù, e ne dovette
aver tratto il convincimento che Egli era il Messia, atteso e profetizzato.
Perciò quando Gesù gli chiese di essere battezzato, Giovanni
cercò di opporsi decisamente, affermando:
«Sono io che ho bisogno
di essere battezzato da te, e tu vieni a me?» (Matteo 3, 14).
Ma Gesù riuscì a vincere la sua
resistenza, dicendogli:
«Lascia fare per
ore, poiché conviene che noi adempiamo così ogni giustizia
» (Matteo 3, 15), cioè la volontà di Dio. E Giovanni
lo battezzò.
Gesù, è vero, non aveva bisogno
alcuno di sottoporsi al battesimo di Giovanni. Era il Santo, l'Innocente,
e non poteva aver bisogno di ravvedersi di colpe che non aveva commesso,
onde averne il perdono.
Era il Messia, inviato da Dio a fondare il Regno
di Dio, e pertanto non aveva bisogno che qualcuno lo introducesse in questo
Regno, di cui è fondatore, capo e sovrano indiscusso. Ma allora perché
Gesù volle essere battezzato?
Innanzi tutto, perché il battesimo di
Giovanni entrava nel piano divino della redenzione dell'umanità e
Gesù, sottoponendovisi, riconosceva pubblicamente che Giovanni e la
sua missione entravano nel piano salvifico di Dio.
Poi, perché Gesù, venuto sulla
terra per essere il salvatore del genere umano, si è caricato di tutte
le nostre colpe, di tutte le nostre iniquità e trasgressioni, e perciò,
quale rappresentante dell'umanità peccatrice, doveva farsi carico
del ravvedimento di tutti e del bisogno di tutti di un lavacro di rigenerazione
di vita. Infine, perché l'immersione o bagno, richiesto da Giovanni,
simboleggiava la sua morte e il suo seppellimento al peccato e la nuova
nascita in una vita degna di Dio. Per questo, accettandolo, Egli mostrò
di essere risoluto a morire per noi.
Questo Suo atto di estrema umiliazione fu accetto
al cielo.
Infatti, stava risalendo dal corso d'acqua del
Giordano, quando lo Spirito Santo «scese come
una colomba e venne sopra di lui» per ungerlo come Messia e
ricolmarlo della Sua potenza, mentre la voce di Dio dal cielo lo additava
a tutti come Figlio Suo, oggetto delle sue compiacenze: «
Questo è il mio diletto Figliuolo nel quale mi sono compiaciuto
» (Matteo 3, 16-17).
Quest'uomo, che apparentemente aveva la "forma
di servo", era nientemeno Uno che "aveva la forma di Dio", che aveva mimetizzata
per portare a noi la salvezza eterna.