La Vita di Gesù
Uno sguardo sinottico dei quattro vangeli

di Italo Minestroni


VITA PUBBLICA: INTRODUZIONE (3)
LA PERFEZIONE SOVRUMANA DI GESU' CRISTO

La vita di Gesù è stata un tessuto di luci e d'amore. Le virtù più elette, più rare, più difficili sono state l'aureola di splendore sempre più intenso e purissimo che brillava sulla fronte di Gesù bambino, operaio, maestro, benefattore, martire.
Basta considerare senza pregiudizi la persona e l'opera di Cristo, quali ci vengono descritte con candida semplicità nel Vangelo, per sorprendere in Lui un tipo nuovo, prodigioso di perfezione, che si eleva gigante al di sopra della folla di quelli che vengono detti i grandi personaggi della storia. Questi, anche tra coloro che furono i più elevati per virtù, non ci appaiono mai puri da ogni macchia, liberi da ogni penombra, o almeno grandi ugualmente e perseveranti in tutte le virtù, anche le più difficili.
Balza invece ai nostri occhi luminosa, senza alcuna ombra, la figura di Gesù, perché in Lui troviamo raccolte tutte le virtù, fra loro equilibrate, contemperate in armonia meravigliosa, perché tutte sono da Lui professate con perseveranza che non si arresta ma si rinsalda nei momenti più aspri e difficili, e con una perfezione così alta che giunge al divino.
E nella perfezione, con cui Gesù Cristo praticò specialmente quelle virtù alle quali si arresta impaurita la debolezza umana, come la virtù dell'umiltà, dell'abnegazione e dell'amore, vibra e si agita così viva e intensa una forza mai vista uguale, un Essere Sovrumano, partecipe di una potenza propria soltanto della Divinità.
Gian Giacomo Rousseau dinanzi a quel miracolo, supremo fra tutti, che sono la vita e la morte di Gesù, fu costretto ad esclamare, nonostante la sua incredulità:
"La vita e la morte di Socrate sono di un saggio, la vita e la morte di Gesù sono di un Dio"
E' questa una verità, che si impone nell'animo restio. Gesù insegnava con la parola tutto ciò che insegnava nella sua vita e non predicò una sola virtù che prima non avesse praticata. Cominciò prima a praticare e poi ad insegnare!
Solo di Lui può dirsi: "che parlò la sua vita e visse la Sua parola".
Solo  Lui potè lanciare con estrema sicurezza ai suoi accaniti nemici la sfida: « Chi di voi potrà accusarmi di peccato?». E solo Lui con animo sereno, senza tema di essere accusato di audace presunzione, potè dare Se stesso a modello nella pratica delle virtù da Lui praticate e dire:«Io vi ho dato un esempio, perché facciate come io ho fatto».
Nonostante il prodigioso, che si manifestò ogni momento nella vita di Gesù, pure Egli non si manifestò mai in opposizione alle leggi di natura: anche Gesù lavorò, pianse, soffrì, pregò, ed è morto; anche Gesù amò sua madre, la patria, i miseri, i discepoli; anche Gesù si rattristò, si turbò, si mosse a compassione.
La perfezione, quindi, di Gesù, mentre si mostra alta, sublime, è in armonia con le aspirazioni legittime, con i sentimenti ordinati della natura umana. E allora è necessario ammettere che Gesù cristo trasvolò oltre le vette dell'eroismo umano nell'esercizio delle virtù, perché aveva con Sé la forza di quel Dio che sa nobilitare l'uomo senza snaturarlo, sa sublimarlo senza falsarlo.
Guardiamo Gesù quando insegna e agisce.
Le Sue parole, le Sue azioni procedono sicure. Dalle sua labbra sgorga limpida, netta, decisa la dottrina. Parla aperto dinanzi a tutti, senza alcuna pretenziosa misteriosità degli iniziati. Belle Sue azioni non cerca scalpore né scene spettacolari, abbaglianti, né altri argomenti umani per imporsi alle moltitudini.
Trionfò e si impose a tutta l'umanità, perché verità e potenza divina erano vita in Lui e lo muovevano a parlare limpidamente e armoniosamente, conquistando menti e cuori.
Sì, la vita di Gesù è intessuta di tali meraviglie, la perfezione e la santità vi si mostrano così eccelse da costringerci a riconoscere in Lui uno che operava con potenza divina, anzi uno che viveva la vita stessa di Dio, e ad obbligarci ad inchinarci dinanzi a Lui per confessare col centurione del Calvario:
«veramente Costui è il Figliuol di Dio»