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di Italo Minestroni
«Partiti che
furono (i Magi), ecco un angelo del Signore
apparve in sogno a Giuseppe»: non possiamo dire quanti giorni
siano trascorsi dalla partenza dei Magi a questa apparizione dell'angelo
a Giuseppe "in sogno", comunque non ne dovettero passare molti.
«Gli disse: Levati,
prendi il fanciullino e sua madre, e fuggi in Egitto e sta quivi finch'io
non te lo dica; perché Erode cercherà il fanciullino per
farlo morire».
Giuseppe allora: «
levatosi (modo semitico per indicare prontezza di esecuzione)
prese di notte il fanciullino e sua madre, e si
ritirò in Egitto »: in Egitto gli ebrei avevano numerose
colonie (specialmente ad Alessandria, al Cairo e ad Eliopoli), ed era il
paese più prossimo a Betlehem e lontano dalla giurisdizione di Erode.
Quivi Giuseppe poteva trovare aiuto e assistenza presso i connazionali.
Molte sono le tradizioni sorte circa i luoghi
in cui la famiglia di Gesù si sarebbe fermata per riposarsi durante
il viaggio, e molte le leggende sorte circa la presenza miracolosa di Gesù
in essi. Ne abbondano i Vangeli Apocrifi.
Una su tutte vogliamo accennare: Fermatasi la
famiglia di Gesù al pozzo di Matarich (a sud del Cairo Km 7) per calmare
la sete, non avendo il pozzo il secchio per attingere l'acqua perché
rubato, dopo che Gesù avrebbe chiesto da bere inutilmente a un sacerdote
del tempio del dio Api, a un ricco egiziano e a un ebreo, una donna, venuta
ad attingere acqua, diede da bere al bambino Gesù, che la ricompensò
con la guarigione del figlio malato.
Poi, vicino al pozzo, un sicomoro che era seccato
riprese vigore mentre Gesù diceva a sua madre: "Questa pianta è
tua e, finché gli uomini si ricorderanno di te, essa non cesserà
di vivere"; poi, chinandosi a terra, Gesù avrebbe fatto spuntare
sul terreno, al posto dell'erba secca, un prato cosparso di balsamo profumatissimo,
che anche oggi i pellegrini visitano, dissetandosi alla fontana che scaturisce
dalla roccia, venerando il sicomoro, e ritenendo che il giardino del balsamo
sarebbe nato dal sudore di Gesù e di Maria.
«Ed ivi stette fino
alla morte di Erode (morto prima della Pasqua del 750 di Roma, cioè
il 4 d.C.) affinché si adempisse quello che
fu detto dal Signore per mezzo del profeta Osea (Osea 11, 1):
Fuor d'Egitto chiamai il mio Figliuolo »: la citazione
di Osea è fatta dal testo ebraico ed è riferita all'uscita
del popolo ebraico dall'Egitto. Ma la storia del popolo ebraico è
figura della vita di Cristo (1° Corinzi 10, 11; Galati 4, 21), perciò
Matteo, per la grande rassomiglianza del soggiorno in Egitto degli Ebrei
con quello di Gesù, prende il fatto dell'uscita d'Israele, figlio
adottivo di Dio (Numeri 23, 22; 24, 8), come tipo profetico del ritorno
dall'Egitto di Gesù, vero Figlio di Dio.
«Allora, Erode,
vedutosi beffato dai magi, si adirò grandemente, e mandò
ad uccidere tutti i maschi che erano in Betlehem e in tutto il suo territorio
dall'età di due anni in giù, secondo il tempo del quale
si erano informati esattamente i magi»: Erode, sempre pauroso
di perdere il trono, ritenne che i magi, non ripassando da lui, lo abbiano
voluto beffare e negargli informazioni precise, perciò ordina l'uccisione
di tutti i bambini dai due anni in giù in Betlehem e nel suo territorio.
Questo gesto crudele corrisponde alla natura
di Erode che, per avere saldamente il trono, fece uccidere tre mogli, alcuni
figli tra cui Aristobulo, e, mentre era a Gerico per curarsi il suo male
incurabile, fece uccidere due capi di una rivolta con i loro discepoli e
ordinò che alla sua morte venissero uccisi i più ragguardevoli
cittadini della Giudea, da lui appositamente fatti rinchiudere in un ippodromo,
affinché alla sua morte ci fosse qualcuno che piangesse.
Quanti furono i bambini uccisi? La liturgia
etiopica, basandosi sui 144.000 di Apocalisse (14, 1), ne fissò
così il numero; altri hanno detto tremila. Ma essi non dovettero
essere molti, infatti Betlehem aveva allora circa mille abitanti con circa
30 nascite annuali; per cui, non computando le bambine, e i bambini e le
bambine morti nel biennio, si ottiene una cifra non superiore alla ventina
(altri pensano 30, altri 15).
«Allora si adempì
quello che fu detto per bocca del profeta Geremia (31, 15):
Un grido è stato udito in Rama, un pianto e un lamento grande:
Rachele piange i suoi figliuoli e ricusa d'essere consolata, perché
non sono più»: anche qui Matteo prende un fatto storico
del popolo ebraico per applicarlo alla vita di Gesù. Geremia descrive
il dolore che colpì gli ebrei al momento della presa di Gerusalemme
(586 a.C.) e alla loro deportazione in Babilonia ad opera di Nabucadnezar,
e paragona questo dolore allo strazio di una madre che vede partire i
suoi figli, mettendo in bocca a Rachele inconsolabile, madre di Beniamino,
la cui tomba si trova a Rama (a circa Km 8 a nord di Gerusalemme) questo
lamento, che essa avrebbe proferito, sollevandosi dalla sua tomba, per
la triste sorte dei suoi discendenti condotti in esilio.
Per Matteo, il pianto inconsolabile di Rachele,
una delle capostipiti del popolo ebraico, è l'immagine anticipata
del dolore delle madri di Betlehem, a cui il crudele Erode ha strappato
dal seno i figli per massacrarli.
«Ma dopo che Erode
fu morto, ecco un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto,
e gli disse»: non è necessario pensare che subito,
appena morto Erode, l'angelo sia apparso in sogno a Giuseppe.
«Levati
(cfr. vers. 13), prendi il fanciullino e sua madre
e vattene nel paese d'Israele; perché sono morti coloro che cercavano
la vita del fanciullino»: quanto tempo la famiglia di Gesù
è stata in Egitto? Erode morì prima della Pasqua del 750 di
Roma, cioè il 4 a.C.; ora Gesù sarebbe nato tra il 746/747
di Roma, cioè tra il 7/6 a.C., quindi la famiglia di Gesù
sarebbe rimasta in Egitto circa 4 oppure 3 anni.
La frase "sono morti coloro..." ripete quella
di Esodo (4, 19), allorché Mosè può tornare dalla
terra di Madian in Egitto, essendo morto il faraone che cercava di ucciderlo.
Perché si ha il plurale in entrambi i passi? Si tratta di un plurale
maiestatico, se fosse riferito solo al faraone o ad Erode, o meglio di un
plurale di categoria, da estendersi agli esecutori dell'ordine, che con
la morte dei loro capi non avrebbero più ricevuto un ordine così
crudele.
Sebbene essi non fossero morti fisicamente,
come il loro faraone o re, tuttavia con la morte dei due capi la loro
crudeltà era finita.
«Ma (Giuseppe),
udito che in Giudea regnava Archelao invece di Erode,
suo padre, temette d'andare colà»: Archelao era stato
nominato da Erode per testamento, re della Giudea e Samaria, e, ancor prima
di recarsi a Roma per avere la ratifica, prese possesso del regno e fu
acclamato re della nazione.
Egli somigliava al padre per crudeltà,
tanto è vero che nell'anno 6 d.C., venne esiliato a Vienne in
Gallia.
Per questo il timore di Giuseppe di ritornare
a Betleehm, dove forse si sarebbe voluto domiciliare, era fondato.
«Ed essendo stato
divinamente avvertito (cfr. commento al vers. 12)
in sogno, si ritirò nelle parti della Galilea (che
era sotto il governo di Erode Antipa, tetrarca sensuale ma meno crudele),
e venne ad abitare in una città, detta
Nazareth, affinché si adempisse quello che era stato detto dai
profeti, ch'Egli sarebbe stato chiamato Nazareno»: due problemi
sorgono tra gli studiosi a proposito di questo passo: primo (filologico)
riguarda il nome "Nazareno" (greco: Nazwrai=oj
= Nazoràios); secondo (esegetico), quali profeti hanno detto
questo:
IL PROBLEMA FILOLOGICO: nella Scrittura troviamo
sia il termine "Nazareno" (greco: Nazarhno/j
= Nazarenòs) che "Nazoràio o Nazorèo" (greco:
Nazoràios), con i quali Gesù venne chiamato durante la
sua vita pubblica, ed entrambi significano "da Nazareth".
Tuttavia pare che i due termini non debbano
porre difficoltà, perché sarebbero intercambiabili; infatti
si confronti Marco (14, 67) con Matteo (10, 47) con Luca (18, 37). Che
Nazarenòs" derivi da Nazareth è facile intuire; ma perché
l'aggiunta della vocale "o" in "Nazaraiòs"? Secondo alcuni si tratterebbe
della trascrizione greca dell'ebraico "Nazorài", aggettivo patronimico
di "Nazoraph" nella provincia della Giudea (Giovanni 19, 19; Atti 24, 5).
Ma la difficoltà resta.
IL PROBLEMA ESEGETICO: quali profeti hanno preannunciato che Gesù sarebbe stato chiamato "Nazareno"? Tra le ipotesi formulate ci sono: quella di alcuni Padri della Chiesa che hanno pensato a un vaticinio andato perduto (cfr. Giovanni Crisostomo: Hom. in Mt MG. 57, 180); e quella di alcuni moderni che pensano a un apocrifo andato perduto. Ma queste due sono congetture prive di fondamento.
Altre ipotesi sono:
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