La Vita di Gesù
Uno sguardo sinottico dei quattro vangeli

di Italo Minestroni


IL VANGELO DELL'INFANZIA
LA FUGA IN EGITTO, LA STRAGE DEGLI INNOCENTI
E IL RITORNO DALL'EGITTO
(Matteo 2, 13-23)

«Partiti che furono (i Magi), ecco un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe»: non possiamo dire quanti giorni siano trascorsi dalla partenza dei Magi a questa apparizione dell'angelo a Giuseppe "in sogno", comunque non ne dovettero passare molti.
«Gli disse: Levati, prendi il fanciullino e sua madre, e fuggi in Egitto e sta quivi finch'io non te lo dica; perché Erode cercherà il fanciullino per farlo morire».
Giuseppe allora: « levatosi (modo semitico per indicare prontezza di esecuzione) prese di notte il fanciullino e sua madre, e si ritirò in Egitto »: in Egitto gli ebrei avevano numerose colonie (specialmente ad Alessandria, al Cairo e ad Eliopoli), ed era il paese più prossimo a Betlehem e lontano dalla giurisdizione di Erode. Quivi Giuseppe poteva trovare aiuto e assistenza presso i connazionali.
Molte sono le tradizioni sorte circa i luoghi in cui la famiglia di Gesù si sarebbe fermata per riposarsi durante il viaggio, e molte le leggende sorte circa la presenza miracolosa di Gesù in essi. Ne abbondano i Vangeli Apocrifi.
Una su tutte vogliamo accennare: Fermatasi la famiglia di Gesù al pozzo di Matarich (a sud del Cairo Km 7) per calmare la sete, non avendo il pozzo il secchio per attingere l'acqua perché rubato, dopo che Gesù avrebbe chiesto da bere inutilmente a un sacerdote del tempio del dio Api, a un ricco egiziano e a un ebreo, una donna, venuta ad attingere acqua, diede da bere al bambino Gesù, che la ricompensò con la guarigione del figlio malato.
Poi, vicino al pozzo, un sicomoro che era seccato riprese vigore mentre Gesù diceva a sua madre: "Questa pianta è tua e, finché gli uomini si ricorderanno di te, essa non cesserà di vivere"; poi, chinandosi a terra, Gesù avrebbe fatto spuntare sul terreno, al posto dell'erba secca, un prato cosparso di balsamo profumatissimo, che anche oggi i pellegrini visitano, dissetandosi alla fontana che scaturisce dalla roccia, venerando il sicomoro, e ritenendo che il giardino del balsamo sarebbe nato dal sudore di Gesù e di Maria.
«Ed ivi stette fino alla morte di Erode (morto prima della Pasqua del 750 di Roma, cioè il 4 d.C.) affinché si adempisse quello che fu detto dal Signore per mezzo del profeta Osea (Osea 11, 1): Fuor d'Egitto chiamai il mio Figliuolo »: la citazione di Osea è fatta dal testo ebraico ed è riferita all'uscita del popolo ebraico dall'Egitto. Ma la storia del popolo ebraico è figura della vita di Cristo (1° Corinzi 10, 11; Galati 4, 21), perciò Matteo, per la grande rassomiglianza del soggiorno in Egitto degli Ebrei con quello di Gesù, prende il fatto dell'uscita d'Israele, figlio adottivo di Dio (Numeri 23, 22; 24, 8), come tipo profetico del ritorno dall'Egitto di Gesù, vero Figlio di Dio.
«Allora, Erode, vedutosi beffato dai magi, si adirò grandemente, e mandò ad uccidere tutti i maschi che erano in Betlehem e in tutto il suo territorio dall'età di due anni in giù, secondo il tempo del quale si erano informati esattamente i magi»: Erode, sempre pauroso di perdere il trono, ritenne che i magi, non ripassando da lui, lo abbiano voluto beffare e negargli informazioni precise, perciò ordina l'uccisione di tutti i bambini dai due anni in giù in Betlehem e nel suo territorio.
Questo gesto crudele corrisponde alla natura di Erode che, per avere saldamente il trono, fece uccidere tre mogli, alcuni figli tra cui Aristobulo, e, mentre era a Gerico per curarsi il suo male incurabile, fece uccidere due capi di una rivolta con i loro discepoli e ordinò che alla sua morte venissero uccisi i più ragguardevoli cittadini della Giudea, da lui appositamente fatti rinchiudere in un ippodromo, affinché alla sua morte ci fosse qualcuno che piangesse.
Quanti furono i bambini uccisi? La liturgia etiopica, basandosi sui 144.000 di Apocalisse (14, 1), ne fissò così il numero; altri hanno detto tremila. Ma essi non dovettero essere molti, infatti Betlehem aveva allora circa mille abitanti con circa 30 nascite annuali; per cui, non computando le bambine, e i bambini e le bambine morti nel biennio, si ottiene una cifra non superiore alla ventina (altri pensano 30, altri 15).
«Allora si adempì quello che fu detto per bocca del profeta Geremia (31, 15): Un grido è stato udito in Rama, un pianto e un lamento grande: Rachele piange i suoi figliuoli e ricusa d'essere consolata, perché non sono più»: anche qui Matteo prende un fatto storico del popolo ebraico per applicarlo alla vita di Gesù. Geremia descrive il dolore che colpì gli ebrei al momento della presa di Gerusalemme (586 a.C.) e alla loro deportazione in Babilonia ad opera di Nabucadnezar, e paragona questo dolore allo strazio di una madre che vede partire i suoi figli, mettendo in bocca a Rachele inconsolabile, madre di Beniamino, la cui tomba si trova a Rama (a circa Km 8 a nord di Gerusalemme) questo lamento, che essa avrebbe proferito, sollevandosi dalla sua tomba, per la triste sorte dei suoi discendenti condotti in esilio.
Per Matteo, il pianto inconsolabile di Rachele, una delle capostipiti del popolo ebraico, è l'immagine anticipata del dolore delle madri di Betlehem, a cui il crudele Erode ha strappato dal seno i figli per massacrarli.
«Ma dopo che Erode fu morto, ecco un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto, e gli disse»: non è necessario pensare che subito, appena morto Erode, l'angelo sia apparso in sogno a Giuseppe.
«Levati (cfr. vers. 13), prendi il fanciullino e sua madre e vattene nel paese d'Israele; perché sono morti coloro che cercavano la vita del fanciullino»: quanto tempo la famiglia di Gesù è stata in Egitto? Erode morì prima della Pasqua del 750 di Roma, cioè il 4 a.C.; ora Gesù sarebbe nato tra il 746/747 di Roma, cioè tra il 7/6 a.C., quindi la famiglia di Gesù sarebbe rimasta in Egitto circa 4 oppure 3 anni.
La frase "sono morti coloro..." ripete quella di Esodo (4, 19), allorché Mosè può tornare dalla terra di Madian in Egitto, essendo morto il faraone che cercava di ucciderlo. Perché si ha il plurale in entrambi i passi? Si tratta di un plurale maiestatico, se fosse riferito solo al faraone o ad Erode, o meglio di un plurale di categoria, da estendersi agli esecutori dell'ordine, che con la morte dei loro capi non avrebbero più ricevuto un ordine così crudele.
Sebbene essi non fossero morti fisicamente, come il loro faraone o re, tuttavia con la morte dei due capi la loro crudeltà era finita.
«Ma (Giuseppe), udito che in Giudea regnava Archelao invece di Erode, suo padre, temette d'andare colà»: Archelao era stato nominato da Erode per testamento, re della Giudea e Samaria, e, ancor prima di recarsi a Roma per avere la ratifica, prese possesso del regno e fu acclamato re della nazione.
Egli somigliava al padre per crudeltà, tanto è vero che nell'anno 6 d.C., venne esiliato a Vienne in Gallia.
Per questo il timore di Giuseppe di ritornare a Betleehm, dove forse si sarebbe voluto domiciliare, era fondato.
«Ed essendo stato divinamente avvertito (cfr. commento al vers. 12) in sogno, si ritirò nelle parti della Galilea (che era sotto il governo di Erode Antipa, tetrarca sensuale ma meno crudele), e venne ad abitare in una città, detta Nazareth, affinché si adempisse quello che era stato detto dai profeti, ch'Egli sarebbe stato chiamato Nazareno»: due problemi sorgono tra gli studiosi a proposito di questo passo: primo (filologico) riguarda il nome "Nazareno" (greco: Nazwrai=oj = Nazoràios); secondo (esegetico), quali profeti hanno detto questo:

IL PROBLEMA FILOLOGICO: nella Scrittura troviamo sia il termine "Nazareno" (greco: Nazarhno/j = Nazarenòs) che "Nazoràio o Nazorèo" (greco: Nazoràios), con i quali Gesù venne chiamato durante la sua vita pubblica, ed entrambi significano "da Nazareth".
Tuttavia pare che i due termini non debbano porre difficoltà, perché sarebbero intercambiabili; infatti si confronti Marco (14, 67) con Matteo (10, 47) con Luca (18, 37). Che Nazarenòs" derivi da Nazareth è facile intuire; ma perché l'aggiunta della vocale "o" in "Nazaraiòs"? Secondo alcuni si tratterebbe della trascrizione greca dell'ebraico "Nazorài", aggettivo patronimico di "Nazoraph" nella provincia della Giudea (Giovanni 19, 19; Atti 24, 5). Ma la difficoltà resta.

IL PROBLEMA ESEGETICO: quali profeti hanno preannunciato che Gesù sarebbe stato chiamato "Nazareno"? Tra le ipotesi formulate ci sono: quella di alcuni Padri della Chiesa che hanno pensato a un vaticinio andato perduto (cfr. Giovanni Crisostomo: Hom. in Mt MG. 57, 180); e quella di alcuni moderni che pensano a un apocrifo andato perduto. Ma queste due sono congetture prive di fondamento.

Altre ipotesi sono:

Sembra quest'ultima l'ipotesi più accreditabile.