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di Italo Minestroni
LA CIRCONCISIONE DI GESU' (2, 21)
Scrive Luca «E quando
furono compiuti gli otto giorni in capo ai quali Egli doveva essere circonciso,
gli fu imposto il nome di Gesù, che gli era stato dato dall'angelo,
prima che Egli fosse concepito nel seno»: questo accenno fato
da Luca al rito della circoncisione di Gesù vuole informarci, oltreché
del rito stesso a cui il bambino fu sottoposto come qualsiasi bambino ebreo,
anche della imposizione del nome "Gesù", secondo quanto comunicato
dall'angelo sia a Maria (Luca 1, 31) che a Giuseppe (Matteo 1, 21).
Alcune informazioni sul rito ebraico della circoncisione
sono state date a proposito della circoncisione di Giovanni il Battezzatore
(Luca 1, 59-63).
Qui aggiungeremo solo che la circoncisione non
fu per la prima volta usata in Oriente dagli Ebrei per ordine di Dio (Genesi
17, 9-14), perché si tratta di una pratica molto più antica
un uso presso i popoli orientali (semiti) sia per motivi presumibilmente
igienici, sia come rito magico-propiziatorio per consacrare alla divinità
la facoltà generativa, mediante cui si trasmette la vita.
Tra gli ebrei, però essa ebbe fin dall'inizio
un significato religioso, cioè di appartenenza al popolo di Dio,
legato a Dio dall'alleanza (Genesi 17, 2; Levitico 12, 3).
LA PRESENTAZIONE DI GESU' AL TEMPIO (2, 22-24)
In questa pericope Luca narra che Maria e Giuseppe
ottemperarono a due precetti della Legge mosaica: al precetto dell'offerta
del primogenito a Signore, che secondo Numeri 18, 15 doveva essere riscattato
al 31° giorno dalla nascita, mediante il pagamento di 5 sicli; e
al precetto della purificazione di Maria, che il Levitico 12, 2-8 imponeva
alla donna di fare, presentasi al tempio entro 40 giorni, se il neonato
era maschio, oppure entro 80, se femmina.
«E quando furono
compiuti i giorni della loro purificazione, secondo la legge di Mosè
»; a chi si riferisce il pronome "loro"? Grammaticalmente sembra
riferirsi ai genitori, che sono il soggetto del verbo seguente "portarono".
Ma, poiché in nessun passo dell'Antico Testamento si fa mai menzione
o allusione a una qualche impurità che avrebbe contratto il padre
alla nascita di un figlio, sembra evidente che il pronome "loro" si riferisca
a Maria e Gesù, protagonisti della cerimonia.
Il termine "purificazione" (greco:
kaqari\smo\j = katharìsmòs
= riscatto, o semplicemente: espiazione) è stato scelto a causa
di Maria, ma in modo da convenire meglio a Gesù (infatti la Settanta
per indicare la purificazione della partoriente usa il termine tecnico
"kathàeseos").
La legge del Levitico (12, 6-8) prescriveva
che la donna nel giorno della sua purificazione offrisse in olocausto un
agnello di un anno e una colomba o tortora, ma, se era povera, era sufficiente
che offrisse due colombi o tortore, come fece appunto Maria.
La cerimonia della purificazione si svolgeva
così: giunta la donna al tempio presso la porta di Nicanore, il
sacerdote di turno l'aspergeva con sangue e recitava su di essa alcune preghiere;
quindi seguiva l'offerta stabilita per la purificazione e il pagamento
dei cinque sicli per il riscatto del primogenito, che apparteneva a Dio
(Esodo 13, 2.12.15; 22, 29; 34, 19; Numeri 3, 13; 8, 16-17; 18, 15). Perché
Gesù, concepito per opera dello Spirito Santo e Figlio di Dio,
e Dio lui stesso, che non era perciò tenuto ad offrire al Padre
né a se stesso alcun riscatto, e perché Maria, che, non
avendo concepito col concorso d'uomo, non aveva contratto alcuna impurità
legale alla nascita del Figlio, si sottoponeva alla luce comune a tutti
i figli maschi primogeniti?
Probabilmente, perché il mistero della
nascita miracolosa di Gesù e della sua divina natura non doveva
essere rivelato. D'altra parte la Legge parlava chiaro di quest'obbligo
per tutti i primogeniti (Numeri 8, 16) e Gesù si trovava in questa
condizione. Per questo Maria e Gesù si sottomisero alla Legge (Numeri
18, 15-16).
Mentre Maria e Giuseppe erano nel tempio col
bambino Gesù, avvennero due fatti singolari.
L'APPARIZIONE DI SIMEONE E ANNA NEL TEMPIO (Luca
2, 25-38).
Viveva in quel tempo a Gerusalemme «
un uomo di nome Simeone» (o Simone, ebraico: esaudimento?),
di cui si dice che «era giusto e timorato
di Dio », cioè osservante della Legge e pio, avanzato
d'età, il quale aveva una fede talmente forte, malgrado le umiliazioni
del popolo sottomesso ai Romani, «aspettava
la consolazione d'Israele»; questa è un'espressione
astratta per indicare Colui che i profeti avevano annunziato come "Consolatore,
cioè il Messia (cfr. Isaia 41, 1.3; 66, 13; Aggeo 2, 7-9).
«E lo Spirito Santo
era sopra di lui»: si tratta dello Spirito di profezia,
che era tornato, dopo 400 anni circa, a risvegliare l'attesa messianica
tra gli Ebrei e prepararli alla venuta del Messia.
A Simeone «era stato
rivelato dallo Spirito Santo che non vedrebbe la morte prima d'aver veduto
(coi suoi occhi) il Cristo (cioè
l'Unto) del Signore: "vedere la morte" è
un'espressione semitica per dire "morire".
Egli, quel giorno, «
mosso dallo Spirito, venne nel tempio», cioè
nel recinto del tempio (greco: iero/n
= ieròn; mentre il tempio propriamente detto, riservato ai
soli sacerdoti, era detto nao\j
= naòs), e vi giunse proprio mentre «
i genitori vi portavano il bambino Gesù», cioè
appena vi erano appena entrati.
Egli, per illuminazione divina, comprese che
quel bambino era l'Atteso di Israele, perciò «
se lo prese anch'egli tra le braccia e benedisse Iddio»,
cioè lo ringraziò per averlo privilegiato non solo di vedere
ma anche di toccare e tenere tra le braccia il bambino, cioè il Messia.
Esplose così nel cantico, chiamato "Nunc
Dimittis", dalle prime parole in latino.
Informazioni sulla paternità di Simeone
di questo cantico possono trovarsi in articoli precedenti a proposito
del cantico di Zaccaria ("Benedictus") e di Maria ("Magnificat").
«Ora, o mio
(manca nel testo greco) Signore tu lasci andare
in pace il tuo servo, secondo la tua parola»: da notare
il contrasto tra "Signore" (greco: despo\thj
= despòtes, cioè padrone assoluto e proprietario)
e "servo" (dou\loj
= doùlos = schiavo servitore). Inoltre "tu lascia andare in
pace": in greco c'è il verbo "apolùeis", usato spesso per
indicare la liberazione di un prigioniero, il congedo di truppe, il cambio
della sentinella, ma il cui significato è "disciogli": Simeone infatti
sembra ritenere la morte come uno scioglimento di lacci, una liberazione
dalle pene della vita, e se stesso, essendo Dio padrone dell'uomo, come
uno schiavo ubbidiente disposto a fare la sua volontà.
"La parola", a cui Simeone allude, è
senza dubbio quella con cui lo Spirito Santo gli aveva dichiarato che non
sarebbe morto prima di aver veduto il Messia (Cristo) Signore. Questa promessa
gli aveva riempito l'anima di una tale gioia e pace, che ora non desiderava
vivere più a lungo, avendo visto realizzate le sue speranze.
«Poiché gli
occhi miei han veduto la tua salvezza»: "salvezza" (in greco:
swthri/an
= soterìan), poiché nel Messia si realizzavano tutte
le promesse messianiche e si accumulavano tutte le benedizioni della redenzione.
Ma questa salvezza è detta "tua", perché
Dio ne ha formato il disegno e tutto ha fatto cooperare al suo adempimento
(Romani 3, 22).
«Che hai preparato
dinanzi a tutti i popoli»: quindi, non solo per gli ebrei,
come avevano annunziato anche i profeti antichi (Isaia 2, 2-3; 11, 10 ecc.;
Ezechiele 16, 61; Amos 9, 12; Michea 4, 1-2 ecc.).
«Per essere luce
da illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele»:
il salvatore fu "luce" per i gentili, che difettavano della rivelazione
soprannaturale, data agli Ebrei, mediante la verità che ha annunziato
(2 Corinzi 3, 14-18), e che ha mostrato loro la via della pace; fu "gloria"
invece per gli Ebrei, perché il Messia è provenuto da loro.
«E il padre e la
madre di Gesù restavano meravigliati delle cose che diceva di
lui (cioè del loro bambino)»: tale meraviglia
proveniva loro dall'armonia straordinaria di testimonianze sullo stesso
soggetto proveniente da fatti verificatisi nei più diversi ambienti
e dalle parole dette dalle persone più diverse (angelo, sogno di
Giuseppe, messaggio ai pastori, e le affermazioni di Simeone).
«E Simeone li benedisse
(cioè si rallegrò e congratulò con loro, chiamandoli
"beati") e disse a Maria, madre di lui: Ecco, questi
è posto a caduta e rialzamento di molti in Israele»:
è chiara l'allusione a Isaia 8, 14-15.18; 28, 16.
Chi crederà in Cristo otterrà
salvezza ("rialzamento"), chi non crederà cadrà e si perderà
(Romani 9, 33; 1 Pietro 2, 6-8).
Questa della "pietra" è la prima delle
immagini.
«E per segno a cui
si contraddirà»: è questa la seconda immagine
o paragone.
"il segno" o vessillo si innalza per annunziare
un avvenimento o segnalare un pericolo, e attorno ad esso si riuniscono
tutti. Cristo sarà un segno per l'umanità, come lo sarà
per gli ebrei: tutti di fronte a Lui dovranno assumere la loro posizione,
o pro o contro di lui.
Come "segno" che dividerà l'umanità
in due campi, il Messia farà in modo che «
i pensieri di molti cuori siano rivelati»: "i pensieri"
(greco : dialogismo\i
= dialoghismòi) sono da intendersi come pensieri non buoni,
malvagi, intenti cattivi.
«E a te stessa una
spada trapasserà l'anima»: è la terza immagine
o paragone.
"La spada" (greco:
r¥onfai¢a = romphaia)
è la spada a doppio taglio, acuto e penetrante che in genere è
identificata con la Parola di Dio (Apocalisse 19, 13; Ebrei 4, 12). Questo
inciso, riguardante Maria, si trova in un contesto, che riguarda "i pensieri",
e malvagi per giunta; sembra quindi che la "spada" servirà a mettere
a nudo i pensieri di Maria.
Anche essa, infatti, durante la vita, andò
soggetta a dubbi circa suo Figlio, se fosse o no il Messia (cfr. Luca
2, 50; Marco 3, 21.31-35; Matteo 10, 36; Giovanni 7, 5). Quindi queste
parole non profetizzano la sofferenza di Maria assieme a Gesù.
In quel tempo viveva «
anche Anna» (ebraico: grazia, misericordia), «
profetessa» (come Maria, sorella di Mosè, Esodo
15, 20; come Debora, Giudici 4, 4; come Hulda 2 Re 22, 14; 2 Cronache 24,
22), quindi conosceva e predicava l'avvenire e difendeva la Legge di Dio
nei suoi discorsi o colloqui, riprendendo il vizio e incoraggiando la virtù;
« figliuola di Fanuel (ebraico: faccia
di Dio), della tribù di Aser, la quale era
molto attempata», cioè molto avanti con gli anni.
« Dopo esser vissuta col marito sette anni
della sua verginità, era rimasta vedova ed aveva raggiunto gli ottantaquattro
anni»: espressione che rende incerto se voglia dire che aveva
84 anni, oppure se era vissuta 84 anni dopo la morte del marito col quale
era stata sposata sette anni (in questo caso 84 di vedovanza, più
sette di matrimonio, più quindici oppure 13 di verginità,
darebbe un'età di 106/104 anni.
«Ella non si dipartiva
mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e orazioni
»: secondo alcuni Anna avrebbe abitato assieme ad altre donne
in una delle abitazioni annesse ai cortili del tempio, perché addette
ad alcuni servizi ("sodo 38, 8; 1 Samuele 1, 22; Numeri 4, 23; 8, 24);
ma sembra meglio ritenere che Luca voglia dire che passava gran parte del
giorno nel tempio, avendo consacrato tutta la sua vita al Signore e trascorrendola
in preghiera giorno e notte e nei digiuni.
«Sopraggiunta in
quella stessa ora» dove si trovavano Simeone, Maria e Giuseppe
col bambino Gesù, «lodava anch'ella
Dio », perché dava compimento alle profezie con l'invio
dell'atteso Messia, «e parlava del bambino
», cioè del Messia, «a tutti
quelli che aspettavano la redenzione (cioè il redentore)
di Gerusalemme » (altri leggono: a tutti quelli che in
Gerusalemme aspettavano la redenzione).
(vers. 38-40) Maria e Giuseppe «
come ebbero adempiute a tutte le prescrizioni della legge del Signore,
tornarono in Galilea, a Nazareth, loro città». Secondo
il Vangelo di Matteo (2, 1 seg.) avvennero poi altri vari fatti (visita
dei Magi, strage degli innocenti, fuga e ritorno dall'Egitto e dimora
a Nazareth) che Luca non narra. Or i fatti narrati da Matteo debbono essere
avvenuti subito dopo la presentazione al tempio, e così noi li tratteremo.
Luca poi conclude, dando un laconico accenno
alla fanciullezza di Gesù a Nazareth, e dice: «
E il bambino cresceva e si fortificava, essendo ripieno di sapienza;
e la grazia di Dio era sopra lui». Così è
descritto lo sviluppo intellettuale (greco:
sofi/a = sophìa) di Gesù,
quello fisico (greco huÃcanen
= eùcsanen) e quello morale (greco
xa/riti = kàriti) dai
primi mesi ai 12 anni.
Inoltre la frase "e la grazia di Dio era sopra
di lui" afferma che egli si distingueva fra gli altri bambini per i doni
e le grazie, che mostrava a tutti come fosse il favorito di Dio.
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