La Vita di Gesù
Uno sguardo sinottico dei quattro vangeli
di Italo Minestroni
IL VANGELO DELL'INFANZIA
LA NASCITA DI GESU'
(Luca 2, 1-7)
Nei primi cinque versetti
Luca afferma tre cose:
- che «
or in quel dì uscì»,
cioè circa il tempo in cui avvennero i fatti narrati in precedenza
specialmente la nascita di Giovanni), Cesare Augusto, imperatore romano
(30 a.C. - 14 d.C., cioè dal 724 al 767 di Roma) promulgò
« un decreto che si facesse un censimento
di tutto l'impero » (greco:
pa=sa oikoume/nh = pàsa
oikouméne, cioè di tutto il mondo romano, di tutte le persone
e non solo dei cittadini romani);
- che «
questo censimento fu il primo fatto mentre Quirino governava la Siria
»;
- che «
tutti andavano a farsi registrare, ciascuno nella sua città
», per cui «anche Giuseppe
salì di Galilea, dalla città di Nazareth, in Giudea alla
città di Davide, chiamata Betlehem, perché era della casa
e della famiglia di Davide, a farsi registrare con Maria sua sposa, che
era incinta ».
E' vero che di questo
censimento generale dell'Impero Romano non si ha altra testimonianza
positiva che questa di Luca, tuttavia possiamo essere certi che esso
sia vero. Luca infatti scriveva il suo Vangelo per un personaggio illustre
dell'Impero (lo chiama, infatti, dal greco kra/tistoj
= kràtistos = eccellentissimo, titolo dato ai governatori
romani di Cesarea, Felice e Festo (Atti 23, 26; 24, 3; 26, 25), e pertanto
gli sarebbe stato impossibile parlare di un censimento mai avvenuto, tanto
più che scrive "dopo essersi accuratamente informato d'ogni cosa
dall'origine" (Luca 1, 3).
Questo censimento è
detto da Luca "il primo", perché ne seguirono altri, tra cui quello
di Atti 5, 37, avvenuto nell'anno 6/7 d.C. Il censimento invece, di cui
parla Luca qui, dovette avvenire tra l'8/6 a.C. (746/748 di Roma).
Tale censimento avvenne
"mentre Quirino governava la Siria": ma Quirino fu proconsole della Siria
solo dopo il 6 a.C. (759 di Roma), e quindi si ritiene che vi sia stato
inviato come associato di Publio Quintinio Varo proconsole (746/8-750/4
di Roma) per provvedere alle operazioni del censimento.
Tanto più che Luca
non lo chiama "proconsole" (greco: a¦nqupa¢toj
= anthypatos, cfr. Atti 13, 7; 18, 12), ma "preside" (greco:
h¥gemo£n = ehemòn,
termine di significato generale).
Il censimento in questione
era "una registrazione" (greco: a¦pografh£
= apographé, cioè una numerazione delle persone per
la formazione del ruolo) e non un vero "censimento" (greco: apotìmesis,
cioè accertamento del valore della proprietà onde imporre
un tributo) come fu quello di Atti 5, 37 del 6 d.C.
Il censimento non fu fatto
secondo l'uso romano, che richiedeva che ciascuno si registrasse nel luogo
del domicilio, ma secondo l'uso ebraico, che obbligava tutti ad andarsi a
registrare nel luogo d'origine della famiglia o casata, oltreché della
tribù. per questo «tutti
(gli ebrei) andavano a farsi registrare,
ciascuno nella sua città ».
Anche Giuseppe, che abitava
a Nazareth, dovette recarsi "nella sua città", che era Betlehem
(casa del pane), patria di Davide e distante 120 chilometri.
Giuseppe, infatti, non
solo apparteneva alla "stirpe (greco: patri/da
= patrìda) davidica" ma anche "alla famiglia (greco
oiko\j = oikòs) di Davide".
Betlehem era chiamata
"Betlehem di Giuda" (Matteo 2, 6) e anche "Betlehem Efrata" (Michea 5,
1).
Con Giuseppe, andò
«Maria sua sposa, che era incinta
»: due problemi sorgono da questa proposizione:
- perché Luca
per indicare la qualifica sociale di Maria, cioè che era sposa,
usa un verbo (greco: e¦mnhste¢umenh
= emnestéumene) precedentemente usato (cfr Luca 1, 27 e Matteo
1, 18) per dire che Maria "era stata promessa sposa a Giuseppe"? Tanto
più che dal contesto risulta chiaramente che prima di intraprendere
questo pericoloso viaggio Giuseppe aveva "preso con sé (a casa sua)
sua moglie". Probabilmente la ragione è da vedersi nel fatto che Luca
ha voluto esprimere mediante un nuovo significato dato all'espressione "fidanzata
o promessa sposa" l'evento singolare di una giovane, che pur maritata, resta
nello stato coniugale come "fidanzata o promessa sposa", cioè vergine.
- perché Maria,
essendo prossima al parto, si assoggetta a un viaggio così scomodo,
tanto più che le donne ebree non avevano il dovere di "farsi registrare"?
L'ipotesi più attendibile, tra le varie fatte, ritiene che le
autorità romane avrebbero adottato probabilmente nei capoluoghi
di ciascuna famiglia il metodo romano di registrazione, che includeva
anche le donne e i bambini. E quindi anche Maria doveva procedere alla
sua registrazione.
«
Ora avvenne, che mentre erano quivi (il
che fa pensare che Giuseppe e Maria fossero già arrivati a Betlehem
e vi si fossero stabiliti in attesa del parto ormai imminente),
si compì per lei il tempo del parto, ed ella diè alla
luce il suo figliuolo primogenito».
Il termine "primogenito", quando viene usato in senso filologico e ordinario,
indica il primo figlio di una serie, quando invece viene usato in atti
o disposizioni legali si intende il primo figlio che apre il grembo materno,
seguano o meno altri figli. Gli ebrei nella loro legalizzazione a carattere
teocratico, e quindi religiosa, usavano il termine "primogenito" anche
nel senso di "unigenito o figlio unico". Nei due sensi religioso-legale,
infatti, va inteso questo termine di "primogenito" in Luca 2, 23, in quanto,
secondo la legislazione mosaica, il primogenito maschio, a prescindere
se seguivano o meno altri figli, apparteneva a Dio e doveva essere riscattato
con un'offerta al tempio (Esodo 13, 2), succedeva al padre e riceveva i
due terzi dell'eredità (Deuteronomio 21, 27).
Ma nel racconto della nascita
di Gesù Luca è uno storico che non dà al termine "primogenito"
il valore religioso-legale, ma quello filologico e ordinario di primo figlio
di una serie.
E Maria «
lo fasciò»: quando tra gli
ebrei nasceva un figlio, lo lavavano, lo frizionavano col sale e ne stringevano
le membra con fasce (Ezechiele 16, 4).
«
E lo pose a giacere in una mangiatoia, perché non c'era posto
per loro nell'albergo»: mangiatoia (greco:
fa/tneh
= fàtne) è quell'aggeggio mobile o fisso, dove viene
posto il cibo per gli animali, che poteva servire da culla. Tuttavia il
termine greco può significare anche "stalla per ogni tipo di animale"
(cfr. 2 Cronache 32, 29; Abacuc 3, 17; Proverbi 14, 4; Isaia 1, 3; Luca
13, 15) ed è questo il significato che qui si impone, in quanto sta
in rapporto con "albergo" (greco: kata\luma
= katalyma) che è certamente una stanza, un vano.
"Albergo" (greco: katalyma,
composto da katà + lùo = sciolgo) etimologicamente significa
"luogo dove si sciolgono le bestie (come, caravanserraglio), luogo dove
si fa tappa, luogo dove si toglie il basto agli animali, ripostiglio per
il grano" (cfr. 1 Samuele 1, 18; 9, 22; 1 Cronache 28, 12; Luca 22, 11-12).
Dall'uso che Luca fa di
questo termine (katalyma), si vede che gli dà il significato di "abitare
in una stanza di case private" (Luca 9, 12; 19, 7).
Giuseppe, non trovando
posto nella stanza o camera degli ospiti di qualche parente o di qualche
famiglia amica, a cui si erano rivolti, a causa della stragrande affluenza
di parenti e amici giunti a Betlehem per il censimento, non potè
essere loro provveduto altro alloggio che "la stalla", ove nacque Gesù.
Quindi, non è improbabile
(sebbene Luca non ne faccia parola) che in quella stalla, potessero trovarsi
gli strumenti di lavoro (zappa, arpione, ecc), i rifornimenti di cibo (grano,
olio, vino, ecc.) e forse anche qualche animale (bue, asino, pecora, ecc.).